Inserito da: faustocolombo | 29, Giugno, 2009

Un libro a Pavia

Altra presentazione di libro, altra occasione di leggere qualcosa di interessante. Questa volta è il libro di Caterina Duzzi, giornalista, figlia di sessantottini. Bruno Contigiani, il magico animatore di Vivereconlentezza, mi ha chiesto di parlarne. Lo farò volentieri a Pavia, mercoledì. Per i naviganti interessati, ecco qua indicazioni più precise.

 

 

Mercoledì 1 luglio 2009ore 18.00

 

Libreria Feltrinelli

 

Via XX Settembre 21 – Pavia

 

Presentazione del libro

 

COMPAGNI GENITORI

 

COMUNISTI IMMAGINARI

 

di Caterina Duzzi

 

 

 

Intervengono con l’autrice

 

Fausto Colombo, Bruno Contigiani

 

Muna Guarino

 

Buon vento.

Inserito da: faustocolombo | 28, Giugno, 2009

Il tempo dell’indignazione

A proposito dei punti di vista sui recenti fatti e sulla crisi della cultura politica (per dire, non solo sulla forma, ma sui contenuti del gossip), pubblico una nota di Città per l’uomo, una Fondazione ispirata al lavoro e alla figura di Giuseppe Lazzati, il miglior rettore dell’Università Cattolica che io abbia avuto la fortuna di conoscere. Mi pare mostri l’altra faccia della medaglia della nota commentata ieri:

Tempo dell’indignazione

Buon vento naviganti.

Inserito da: faustocolombo | 26, Giugno, 2009

Un tazebao dei CP e il mio dissenso

Oggi era all’UC per dare un po’ di sostegno ai dottorandi di cui sono stato tutor e coordinatore. Sostenevano l’esame di dottorato, e mi pareva giusto essere lì, almeno per segnalare che li ho apprezzati e stimati tutti, e che auguro loro un bel futuro (anche se forse avrebbero meritato un coordinatore più presente e migliore).

Entrando in sede mi ha colpito un tazebao dei Cattolici Popolari, a commento delle note vicende del gossip, di cui ho appena parlato nel post precedente. L’ho trovato (lo devo dire, e sono naturalmente disponibile a discuterne sul blog, se qualcuno degli autori e sostenitori vorrà postare un commento) pessimo. Se ho colto bene, la tesi di fondo è che le accuse al premier sono

a) tutte da dimostrare (tesi mi pare a sua volta molto da dimostrare…)

b) comunque non particolarmente significative dal punto di vista politico perché ciò che conta è altro (l’Abruzzo, la lotta alla crisi eccetera, ma qui posso ricordare male) (come dire che se uno sbaglia qualcosa c’è qualcuno che decide che però è importante qualcos’altro)

c) e poi vengono da agenzie discutibili (Scalfari, per esempio), e quindi probabilmente sono motivate da scopi innominabili e distruttori (argomento ad personam che come dico sempre squalifica l’argomentazione pubblica).

Dunque, dicevo, l’argomento è pessimo, soprattutto se viene da un movimento culturale (CP, non AS, ma queste sigle magari non dicono niente), e non politico, un movimento che quindi non dovrebbe mettere al centro le ragioni politiche, ma quelle culturali e di valore. E da questo punto di vista quello che emerge da intercettazioni, foto e persino smentite è francamente sconvolgente, perché mostra una cultura terribile di futilità e arroganza, a cui dei giovani pieni di valori e speranze dovrebbero sfuggire, e che anzi dovrebbero condannare. Qui non è questione di destra e sinistra e, una volta per tutte, sarebbe bene che avessimo tutti il coraggio di condannare (le pratiche, non le persone, come giustamente dice il tazebao) senza evocare che anche gli altri hanno la trave nell’occhio. Perché i festini, l’immagine denigratoria della donna e così via non sono una pagliuzza.

Chiedo con affetto e speranza agli studenti che hanno firmato il tazebao di valutare questo: di fare fino in fondo quello che promettono. Se  non si tratta di condannare persone (come il premier, ma a questo punto anche come Scalfari, vorrei dire), allora si dica con forza: c’è un altro modo di essere; ci sono altri valori oltre alla bellezza, l’eleganza e la disponibilità. C’è l’umiltà oltre all’arroganza di chi dichiara di non sbagliare mai. C’è la solidarietà fraterna oltre all’esibizione di ricchezza. E così via. Si liberino dall’ossessione di non dare ragione a chi non la pensa come loro su molte cose. Siano liberi. Siamo liberi. Ci si può incontrare, qualche volta. Almeno si può dialogare. 

Poscritto: scopro adesso, su Avvenire on line (http://www.avvenire.it), che il testo che ho letto, esposto dai CP, è una delle due voci pubblicate da Avvenire sul caso. Ce n’è anche un’altra, assai critica nei confronti dell’atteggiamento del premier. Immagino che i CP avessero scritto la provenienza del testo pubblicato, e faccio ammenda di non essermene accorto. Al testo si applica comunque la mia critica. Inoltre, per quanto concerne il tazebao, penso che i CP sarebbero stati carini a pubblicare anche una voce alternativa, come il giornale della CEI ha correttamente fatto, in questa occasione.

Buon vento.

Inserito da: faustocolombo | 26, Giugno, 2009

Il paradossip…

Per chi osserva la situazione attuale con occhi disincantati (il che non significa rinunciare alla passione politica, che non mi sembra ai naviganti faccia difetto), è ovvio che nella polemica-gossip sul premier ci siano ormai tante di quelle contraddizioni fra pubblico e privato, fra verità e menzogna, fra morale e politica, che propongo di chiamare tutta la vicenda il paradossip, ossia il paradosso del gossip.

Riassumo brevemente. Due giornali di tiratura nazionale, non alieni dal gossip, ma comunque attenti prevalentemente alle questioni di rilievo, lanciano rivelazioni sulla vita privata del premier. In entrambi i casi avvengono cose particolari:

a) la difesa del premier consiste nel bollare come menzogne queste rivelazioni, utilizzando situazioni comunicative senza contraddittorio, a volte istituzionali e serie (la Rai1 del Porta a Porta di Bruno Vespa) o realmente gossipare (Chi). Tuttavia alcune delle smentite vengono poi controsmentite da contraddizioni e rivelazioni successive, e altre smentite non sono affatto tali. Per esempio nel caso della escort invitata Berlusconi smentisce di aver saputo che ricevesse compensi, ma non di aver avuto un rapporto sessuale (se ho letto bene). Il che naturalmente non significa che il rapporto ci sia stato, ma in termini di argomentazioni il tutto assomiglia al gioco delle tre carte. Il paradosso qui consiste nel fatto che la smentita non è mai veramente tale, cioè non sbugiarda la presunta verità dell’altro, ma fa valere un diritto di parola alternativo.

b) la questioni della gravità del comportamento del premier è controversa. Mi pare che le difese giochino su tavoli diversi. Il fatto c’è o non c’è? Qualcuno pare dica che il fatto non sussiste. Ma c’è anche un’altra linea, che mi pare prevalente: il fatto c’è, ma non ha rilievo politico, anzi, non ha neanche rilievo morale, perché ciascuno si fa gli affari suoi e ci mancherebbe altro. Ora, possiamo discutere, ma vorrei sapere su quale piano dobbiamo affrontare la questione, giusto per sapere come regolarsi quando se ne parla al bar.

c) la questione degli spazi. I fatti avvengono in spazi istituzionali o privati? Anche qui, intendiamoci. Gli spazi sono privati. Ma non vi è dubbio che siano stati spesso utilizzati per incontri istituzionali. Si contaminano di istituzionalità o no? E’ una domanda a cui francamente non so rispondere. Ma capisco che questo svela la complessità del modo in cui il premier usa i suoi spazi privati e la sua figura privata.

d) la questione del consenso. Il fatto in questione ha una ricaduta sul consenso o no? Ed è rilevante sul piano politico? Secondo me le due domande sono molto diverse, e dal rapporto fra le due cose dipende la qualità di una democrazia.

e) una battuta sulla questione femminile. Appartengo a una generazione che ha faticosamente conquistato la parità almeno di diritto fra uomini e donne. Le donne della mia generazione, sull’onda delle conquiste di quelle della generazione precedente hanno imparato e insegnato che una persona vale per le sue qualità complessive, hanno rifiutato stereotipi maschilisti. Vogliamo dirlo? Hanno migliorato con questo anche noi uomini. Considero per esempio una conquista aver partecipato alla “gestione” dei figli, aver considerato anche affar mio cucina o sparecchiare, e così via. Temo che il ventennio a colori di cui parla Ortoleva (che nel frattempo è diventato un trentennio) abbia modicato le cose, facendole tornare indietro. Mi fa male veder camminare per strada gli stereotipi che le mie coetanee donne hanno con tanta fatica rifiutato e modificato. Penso che nessuno si meriti questo.

Buon vento.

Articoli precedenti »

Categorie