Pubblicato da: faustocolombo | 1, giugno, 2011

Il colore arancione

Per chi sa come vanno i media, dopo la rilevazione dell’ondata di entusiasmo irrefrenabile che ha oggettivamente invaso l’Italia, verranno i distinguo. I terzisti diranno che adesso sarà difficile governare; qualcuno esprimerà sogghignando la paura degli estremismi; persino le evidenze delle analisi del voto lasceranno il posto a subitanei “ecco ve l’avevo detto” ai primi errori dei nuovi sindaci.

Tutto questo non gioverà. Allora varrà la pena di mandare a memoria alcuni fatti, ricordarseli quando verrà il momento.

a) Le elezioni le vincono e le perdono i cittadini. E in piazza e nei seggi c’era una larga parte di popolo che aveva voglia di dire la sua, e l’ha detta. E poi ha festeggiato con le bandiere arancioni, come un popolo in festa qualunque. Raccontare che ha perso il centrodestra e ha vinto il centrosinistra è un truismo. Raccontare che non ha vinto nessuno è un paradosso. La cosa giusta sarebbe ricordare che qualche volta vince la gente che alla faccia dei TG di regime sceglie come le pare. Non è solo a democrazia: è quel punto centrale della politica che ti ricorda che soltanto la democrazia e i suoi meccanismi producono civiltà sociale.

b) Una lunga onda ha attraversato la storia italiana. E’ cominciata nel 94′. Forse è finita nei giorni scorsi. Era cominciata con un sogno: un nuovo miracolo italiano. Si è spenta nella paura e nel rancore. Ha mostrato, quest’onda, i pericoli profondi del carisma personale nelle democrazie. Ha mostrato il rischio di una collettività che brinda agli interessi anziché ai valori. Ci sarà tempo per parlarne. Molto tempo: ma prima se ne fa una storia disincantata, prima la si racconta, meglio è.

c) Anche in Italia è arrivata la pesantezza di quei media leggeri che si chiamano social media. Non sono stati loro a vincere, ma il fatto che molti giovani, molti rappresentanti dei ceti medi e produttivi, molte persone colte abbiano deciso, con un sussulto d’animo, di scendere in campo, li ha resi preziosi, perché tutte quelle persone – soprattutto i giovani – sono grandi utilizzatori di sm, e li hanno saputi sfruttare al meglio.

d) C’è un nuovo linguaggio, nella politica: è l’ironia diffusa, l’emozione della partecipazione. Tutte cose vecchie, risvegliatesi di colpo. Una risata vi seppellirà, si diceva una volta. Guardate: è successo. Possiamo fare politica sorridendo. Un piccolo miracolo italiano.

e) C’è spazio adesso per un nuovo patto fra le generazioni. Mi ha scritto una mia vecchia studentessa dalla Piazza Duomo arancione. Grazie di quello che mi ha insegnato. Grazie a te, ragazza, di quello che tu e tanti come te mi avete insegnato nelle aule della mia università. Tornerò a insegnare con più passione, dal prossimo anni accademico. Ed è lì che comincerà la politica. Perché è successo qualcosa di diverso da un conflitto fra la destra, la sinistra, il centro. E’ successo che un Paese ha detto basta. Vogliamo ricominciare. La destra e la sinistra si ridisegneranno. Torneranno domani a ridiscutere dei propri valori. Intanto le bandiere arancioni hanno detto arimortis. Adesso si parte daccapo.

Buon vento che cambia, amici miei.

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Pubblicato da: faustocolombo | 30, maggio, 2011

Il Paese nuovo

… poi, il pomeriggio di quel soleggiato lunedì, il Paese incerto scoprì che un buon numero dei suoi cittadini non erano incerti affatto. Forse non lo erano più; forse non lo erano mai stati ma si erano chiusi in un certo pessimismo, perché si erano sentiti sconfitti per sempre, destinati a un’incertitudine in cui sarebbero annegati prima o poi; forse erano stati certi di un’altra cosa, e piano piano una benefica incertezza, poi fattasi rabbia, li aveva portati ad abbracciare gli altri, e insieme avevano cambiato qualcosa.

C’erano giovani in piazza, c’erano anziani davanti alla tv, quel pomeriggio, E quando avevano smesso di aspettare, si erano guardati e si erano riconosciuti. E poi si erano ricordati di una cosa che sapevano da sempre, ma di cui si erano dimenticati: che la politica è anche una passione, e che te ne accorgi quando prendi coscienza, quando decidi di muoverti. I commentatori parlano parlano, ma la politica la fa la gente quando vota, quando pensa, quando parla. E quando quella gente si muove, come succede per la storia, allora non c’è davvero più niente da fare.

Per la cronaca, in quel pomeriggio di un soleggiato lunedì, il vostro umile timoniere scese sottocoperta e stappò una bottiglia di vino. Sapeva che il fatto non sarebbe stato riportato nei libri di storia. E – credetemi – non poteva importargliene di meno.

Buon vento, finalmente!

Pubblicato da: faustocolombo | 30, maggio, 2011

Il Paese sospeso

In un assolato lunedì mattina, il Paese incerto teneva il respiro. Te ne accorgevi dalla gente per strada, che sbrigava le sue faccende come se intanto pensasse ad altro. Te ne accorgevi dai giornali, che davano notizie anche gravi con l’aria che la questione stesse da un’altra parte, di cui comunque non si poteva troppo parlare.

D’altronde, c’era un’ora fissata, in cui si sarebbe saputo. Che cosa, in fondo? Era solo una normale tornata di elezioni amministrative. Eppure c’era un’aspettativa come di un cambiamento profondo, di una svolta imminente.

Strano, si poteva pensare. Il Paese incerto non era prigioniero di una dittatura. E nelle democrazie i cambiamenti sono la linfa vitale. Dunque… Ma forse per qualcuno si trattava di sapere finalmente se avrebbe potuto ricominciare a sognare. Un sogno incerto, come il Paese, di cui nulla era davvero dato sapere. Un sogno che sarebbe stato fragile, perché esposto alle intemperie. Un sogno doloroso, perché nessuno aveva dubbi sulla durezza dei tempi che aspettavano. Ma sognare bisogna ogni tanto, o si impazzisce.

Infatti si vedeva persino gente che non condivideva il sogno guardare ai sognatori con un sorriso, con l’aria subito nascosta di dire beati loro che possono cominciare a sognare adesso, perché il nostro, di sogno, sta finendo, e non bene. E adesso che ci tocca il risveglio, quasi quasi speriamo che loro non si sbaglino, come ci siamo sbagliati noi.

Ma forse era un’impressione, causata dal troppo sole, dopo tanto buio.

Buon vento

Pubblicato da: faustocolombo | 26, maggio, 2011

La partita della rete

In questi giorni – come in ogni occasione elettorale – si parla molto della campagna in rete, della comunicazione politica nei media, eccetera. Ovviamente, resta poco da dire, visto che quasi tutti gli argomenti possibili sono praticamente esauriti, spesso con ottime e intelligenti osservazioni. Mi limito a segnalare tre casi che mi paiono davvero interessanti, anche se sotto gli occhi di tutti.

Primo caso. Il Berlusconi di Porta a Porta, e soprattutto il Vespa di Porta a Porta. Hanno ragione i commentatori che hanno osservato una presa di distanza, una specie di raffreddamento dell’abituale ospitale calore del conduttore? Sia vero o no, penso di dover ribadire che c’è sempre una circolarità tra il feeling mediatico e il feeling politico. Il carisma non è illimitato: si rafforza o si indebolisce nei fatti, nella politica, persino nel ciclo biologico del carismatico. E forse è il caso di dire che è questo che stiamo osservando: la radicalizzazione della crisi di una rappresentanza e di una rappresentazione.

Secondo caso: il profilo Facebook di Moratti e l’ipotesi (complottistica?) dei “mi piace” gonfiati. Ho già scritto da qualche parte cosa penso dei “mi piace” di FB, e non ci tornerò sopra. In breve, secondo me avrebbero più senso se ci fosse accanto anche il bottone “chissenefrega”. Comunque, i casi sono due: o i numeri sono quelli davvero, e allora c’è da chiedersi chi cura la campagna di Moratti e si è accorto solo adesso di poter sfruttare FB; oppure sono costruiti con trucchi informatici e rimbalzi di profili e siti, e allora c’è da chiedersi chi cura la campagna di Moratti e crede ancora che le campagne elettorali si vincano con i “mi piace” di FB… Mah.

Terzo caso: la pubblicazione sotto mentite spoglie di sondaggi elettorali, sotto forma di quote scommesse e così via. Una dimostrazione di come le regole al tempo della rete siano diverse da quelle che valgono per i tradizionali bottlenecks dei media, e insieme un bell’esempio di come le emozioni e la curiosità possano saturare tutto, nell’attesa.

Un’ultima considerazione. Un collega sostenitore di Moratti mi scrive una bella lettera, dicendomi che immagina che io voti dall’altra parte (e lo dico, voterei dall’altra parte, se votassi a Milano), ma vuole propormi lo stesso le motivazioni del suo voto per il sindaco uscente. E’ una bella lettera, fatta da chi pensa che il dibattito politico possa essere civile e razionale. Gli rispondo con le mie ragioni opposte alle sue, spendendo del tempo per un dialogo che comunque lo merita. Mi ringrazia della risposta. Sbaglio a pensare che in qualche modo abbiamo a nostro modo abitato in modo corretto la sfera pubblica?

Ultimissima battuta. Sento l’emozione come tutti. Ricordo a tutti quello che disse il compianto Gianni Brera prima della finale Italia Germania del Campionato Mondiale in Spagna (1982): coraggio, aspettiamo.

Ora e sempre buon vento.

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