Pubblicato da: faustocolombo | 26, giugno, 2009

Un tazebao dei CP e il mio dissenso

Oggi era all’UC per dare un po’ di sostegno ai dottorandi di cui sono stato tutor e coordinatore. Sostenevano l’esame di dottorato, e mi pareva giusto essere lì, almeno per segnalare che li ho apprezzati e stimati tutti, e che auguro loro un bel futuro (anche se forse avrebbero meritato un coordinatore più presente e migliore).

Entrando in sede mi ha colpito un tazebao dei Cattolici Popolari, a commento delle note vicende del gossip, di cui ho appena parlato nel post precedente. L’ho trovato (lo devo dire, e sono naturalmente disponibile a discuterne sul blog, se qualcuno degli autori e sostenitori vorrà postare un commento) pessimo. Se ho colto bene, la tesi di fondo è che le accuse al premier sono

a) tutte da dimostrare (tesi mi pare a sua volta molto da dimostrare…)

b) comunque non particolarmente significative dal punto di vista politico perché ciò che conta è altro (l’Abruzzo, la lotta alla crisi eccetera, ma qui posso ricordare male) (come dire che se uno sbaglia qualcosa c’è qualcuno che decide che però è importante qualcos’altro)

c) e poi vengono da agenzie discutibili (Scalfari, per esempio), e quindi probabilmente sono motivate da scopi innominabili e distruttori (argomento ad personam che come dico sempre squalifica l’argomentazione pubblica).

Dunque, dicevo, l’argomento è pessimo, soprattutto se viene da un movimento culturale (CP, non AS, ma queste sigle magari non dicono niente), e non politico, un movimento che quindi non dovrebbe mettere al centro le ragioni politiche, ma quelle culturali e di valore. E da questo punto di vista quello che emerge da intercettazioni, foto e persino smentite è francamente sconvolgente, perché mostra una cultura terribile di futilità e arroganza, a cui dei giovani pieni di valori e speranze dovrebbero sfuggire, e che anzi dovrebbero condannare. Qui non è questione di destra e sinistra e, una volta per tutte, sarebbe bene che avessimo tutti il coraggio di condannare (le pratiche, non le persone, come giustamente dice il tazebao) senza evocare che anche gli altri hanno la trave nell’occhio. Perché i festini, l’immagine denigratoria della donna e così via non sono una pagliuzza.

Chiedo con affetto e speranza agli studenti che hanno firmato il tazebao di valutare questo: di fare fino in fondo quello che promettono. Se  non si tratta di condannare persone (come il premier, ma a questo punto anche come Scalfari, vorrei dire), allora si dica con forza: c’è un altro modo di essere; ci sono altri valori oltre alla bellezza, l’eleganza e la disponibilità. C’è l’umiltà oltre all’arroganza di chi dichiara di non sbagliare mai. C’è la solidarietà fraterna oltre all’esibizione di ricchezza. E così via. Si liberino dall’ossessione di non dare ragione a chi non la pensa come loro su molte cose. Siano liberi. Siamo liberi. Ci si può incontrare, qualche volta. Almeno si può dialogare. 

Poscritto: scopro adesso, su Avvenire on line (http://www.avvenire.it), che il testo che ho letto, esposto dai CP, è una delle due voci pubblicate da Avvenire sul caso. Ce n’è anche un’altra, assai critica nei confronti dell’atteggiamento del premier. Immagino che i CP avessero scritto la provenienza del testo pubblicato, e faccio ammenda di non essermene accorto. Al testo si applica comunque la mia critica. Inoltre, per quanto concerne il tazebao, penso che i CP sarebbero stati carini a pubblicare anche una voce alternativa, come il giornale della CEI ha correttamente fatto, in questa occasione.

Buon vento.


Responses

  1. Scrivo con quasi cinque anni di ritardo (oggi è venerdì 21 febbraio 2014).
    Ma debbo constatare che i ciellini, almeno quelli universitari (se esiste distinzione) NON SONO CAMBIATI, nonostante i quasi 30 anni passati.
    Appartengo alla classe 1965; laureatomi a Firenze nel febbraio 1991, nel settembre 1985 ebbi la sventura di passare ben sette giorni con loro, i ciellini universitari, gomito a gomito, in quella che mi avevano presentato come una vacanza di studenti in montagna (Borca di Cadore, settembre 1985).
    Sto ancora cercando di dimenticare……..
    Ma sarà difficile dimenticare come ragazzi di 20 – 25 anni, che in qualsiasi epoca dovrebbero essere amanti della libertà, del rispetto delle idee altrui, e quindi della tolleranza, del senso critico e autocritico (indispensabile per crescere come persone vere), fossero invece dei talebani invasati, intolleranti, integralisti, bigotti e chi più ne ha……….
    Sono convintamente Cattolico, ma non certo perché credo nel Papa e nella Chiesa istituzionale.
    Sono stato cresciuto nella convinzione che Cristo è morto e risorto per TUTTI, per ogni essere umano, nessuno escluso, per suggellare la sconfitta definitiva del male che è dentro ogni persona, credente o meno, E NON ESTERNA AD ESSA, tanto meno alla Chiesa vista solo come “fortino” del bene contro il male; e che lo Spirito Santo soffia dove vuole e va dove vuole, come l’ABC del Catechismo insegna.
    Questo cercai di dirgli, gentilmente, in clima di dialogo e di amicizia, in quel lontano settembre 1985.
    La loro risposta fu il dileggiamento, la denigrazione, la spocchia di chi crede di avere solo lui la verità, e quanto di peggio (LO GIURO) non credevo che albergasse nella mente di un giovane universitario, tanto meno Cattolico.
    Questo è quanto mi è realmente accaduto nel Settembre 1985.
    Il racconto di questo blog è del Giugno 2009, 25 anni dopo.
    Ancora nessuna differenza.
    E allora ripeto forte e chiaro quanto dissi e scrissi alla morte di don Luigi Giussani: “E’ morto don Giussani. E’ tornato alla Casa del Padre un uomo certamente di grande fede. Ma se l’albero lo si deve riconoscere dai frutti, NON MI PARE CHE I CIELLINI SIANO FRUTTI BUONI…….!!!”
    Alberto Biffoli (Firenze)


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