Pubblicato da: faustocolombo | 26, giugno, 2009

Il paradossip…

Per chi osserva la situazione attuale con occhi disincantati (il che non significa rinunciare alla passione politica, che non mi sembra ai naviganti faccia difetto), è ovvio che nella polemica-gossip sul premier ci siano ormai tante di quelle contraddizioni fra pubblico e privato, fra verità e menzogna, fra morale e politica, che propongo di chiamare tutta la vicenda il paradossip, ossia il paradosso del gossip.

Riassumo brevemente. Due giornali di tiratura nazionale, non alieni dal gossip, ma comunque attenti prevalentemente alle questioni di rilievo, lanciano rivelazioni sulla vita privata del premier. In entrambi i casi avvengono cose particolari:

a) la difesa del premier consiste nel bollare come menzogne queste rivelazioni, utilizzando situazioni comunicative senza contraddittorio, a volte istituzionali e serie (la Rai1 del Porta a Porta di Bruno Vespa) o realmente gossipare (Chi). Tuttavia alcune delle smentite vengono poi controsmentite da contraddizioni e rivelazioni successive, e altre smentite non sono affatto tali. Per esempio nel caso della escort invitata Berlusconi smentisce di aver saputo che ricevesse compensi, ma non di aver avuto un rapporto sessuale (se ho letto bene). Il che naturalmente non significa che il rapporto ci sia stato, ma in termini di argomentazioni il tutto assomiglia al gioco delle tre carte. Il paradosso qui consiste nel fatto che la smentita non è mai veramente tale, cioè non sbugiarda la presunta verità dell’altro, ma fa valere un diritto di parola alternativo.

b) la questioni della gravità del comportamento del premier è controversa. Mi pare che le difese giochino su tavoli diversi. Il fatto c’è o non c’è? Qualcuno pare dica che il fatto non sussiste. Ma c’è anche un’altra linea, che mi pare prevalente: il fatto c’è, ma non ha rilievo politico, anzi, non ha neanche rilievo morale, perché ciascuno si fa gli affari suoi e ci mancherebbe altro. Ora, possiamo discutere, ma vorrei sapere su quale piano dobbiamo affrontare la questione, giusto per sapere come regolarsi quando se ne parla al bar.

c) la questione degli spazi. I fatti avvengono in spazi istituzionali o privati? Anche qui, intendiamoci. Gli spazi sono privati. Ma non vi è dubbio che siano stati spesso utilizzati per incontri istituzionali. Si contaminano di istituzionalità o no? E’ una domanda a cui francamente non so rispondere. Ma capisco che questo svela la complessità del modo in cui il premier usa i suoi spazi privati e la sua figura privata.

d) la questione del consenso. Il fatto in questione ha una ricaduta sul consenso o no? Ed è rilevante sul piano politico? Secondo me le due domande sono molto diverse, e dal rapporto fra le due cose dipende la qualità di una democrazia.

e) una battuta sulla questione femminile. Appartengo a una generazione che ha faticosamente conquistato la parità almeno di diritto fra uomini e donne. Le donne della mia generazione, sull’onda delle conquiste di quelle della generazione precedente hanno imparato e insegnato che una persona vale per le sue qualità complessive, hanno rifiutato stereotipi maschilisti. Vogliamo dirlo? Hanno migliorato con questo anche noi uomini. Considero per esempio una conquista aver partecipato alla “gestione” dei figli, aver considerato anche affar mio cucina o sparecchiare, e così via. Temo che il ventennio a colori di cui parla Ortoleva (che nel frattempo è diventato un trentennio) abbia modicato le cose, facendole tornare indietro. Mi fa male veder camminare per strada gli stereotipi che le mie coetanee donne hanno con tanta fatica rifiutato e modificato. Penso che nessuno si meriti questo.

Buon vento.

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