Pubblicato da: faustocolombo | 2, marzo, 2011

Leggere

Non so se ci avete mai pensato, ma quasi nessuno vi sa dire perché gli piace leggere. Voglio dire: se provi a spiegarlo ti vengono fuori le solite considerazioni sulle emozioni che un libro ti fa sentire (ma non tutti, e mica solo i libri: e i film, allora?), o sul fatto che con quello ti estranei dal mondo (e vogliamo mettere sotto la doccia quando canti a squarciagola?). Per farla breve, se provi a chiedere perché uno legge ti arriva sempre la risposta giusta, ma alla domanda sbagliata, che sarebbe “cosa ti capita quando leggi?”.

Io da qualche tempo leggo molto, moltissimo. Leggo di tutto, talmente tanto che le due volte che mi sono messo su anobi per scrivere qualche recensione ho smesso perché l’impresa mi è parsa impossibile. Effetto asino di Buridano. Non sapevo da dove cominciare. Siccome – sarà il sabbatico, sarà l’analisi – rifletto parecchio sul perché questo e perché quell’altro, mi sono domandato come mai. Intendiamoci. Con il mestiere che faccio è ovvio che uno legga, mica è un merito. Però io sento di dover rispondere a questa domanda come ad altre essenziali, tipo perché la mattina se bevi distrattamente il primo caffé poi finisce che rimpiangi di non averlo assaporato, e ti sembra di aver sprecato un piccolo pezzo della tua esistenza?

Allora: io leggo perché ne ho bisogno. Ho bisogno dei libri, della carta, dell’inchiostro, di quel gesto assolutamente egotico che ti isola dal mondo e ti permette di chiudere una porta immaginaria dentro alla quale sei solo, completamente, assolutamente e rigorosamente. Perché nella vita bisogna saper stare soli, e se ci si riesce questa solitudine diventa un bisogno come respirare.

Secondo me il fatto che uno leggendo fa andare il cervello non c’entra niente con la necessità di leggere. E’ quel gesto incredibile, ipnotico, di scorrere gli occhi sulla pagina che ti serve, per penetrare dentro uno spazio-tempo in cui ti senti primordialmente a tuo agio. Ecco, io leggo per stare solo. Perché quel mondo che passa dalle righe scritte da altri mi riempie come il vino riempie il calice, sapete quella cosa che intuite già a vederla piena di sapore, di profumo… Quel mondo mi fa sentire vivo, finalmente, per davvero. Ed è una solitudine calda e rassicurante, direi persino morale, perché quando chiudi il libro e riemergi dal tuo io profondo così pieno di parole, immagini, gusto e avventura e concetto e storie e personaggi fai l’unico gesto davvero etico che un essere umano possa compiere nella vita. Alzi gli occhi, che si fermano per un istante minuscolo. E dici grazie. Grazie di essere vivo, di non aver ceduto quando poteva succedere, di aver ricominciato a camminare quando potevi fermarti. Grazie Dio, grazie donne e uomini che scrivete queste cose per me, donne e uomini che leggete come me. Grazie di questa benedizione.

Mi piace leggere perché è l’unica solitudine in cui non sono mai solo.

Buon vento, lettori.

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Responses

  1. fausto, allora mi sa proprio che devi entrare, sempre se non l’hai già fatto,
    o in “2666” di roberto bolaño,
    o in “detective selvaggi” dello stesso scrittore,
    o in “suttree” di cormac mccarthy,
    o in “tu, sanguinosa infanzia” di michele mari,
    o in “le palme selvagge”, di william faulkner,
    o nell’opera omnia di david foster wallace,
    hai voglia a ripopolare la solitudine delle ore di lettura, e fermo qui la lista sennò sarebbe sterminata, forse il paradiso è una specie di biblioteca smisurata piena di un sacco di gente…

    un abbraccio

    giuseppe

  2. @ giuseppe: Sono entrato e uscito in diversi di questi testi, e forse Bolano e Forster Wallace sono quelli che mi hanno preso di più… Ehi, generazioni così diverse e quei libri in comune… 🙂

  3. se parliamo di libri e piacere della lettura, non c’è generazione che tenga, fai conto che ieri ho finito “il grande gatsby”, un gioiellino nonostante il tempo trascorso, no?

  4. solitudine morale. non poteva esserci espressione migliore. il sabbatico genera geni:) aggiungo: andare al cinema è qualcosa di più. il golfo mistico e la dimensione immersiva con altri come te con cui ti fondi in un unico occhio ha un sapore diverso. forse ha che vedere con i mass-media, Fausto?

  5. post semplicemente perfetto…

  6. Grazie per il post. Mi ha spinto a rifletterci. Leggere per imparare a stare soli. Condividiamo questa necessità.
    Ma in più, nella risposta che ho torvato, leggere, immergermi in altre storie, è una preparazione alle realtà, a quel che sarà. Un’autodifesa dal timore per ciò che verrà.

  7. Bellissimo post 🙂

  8. davvero bellissimo post, leggere le parole di altri che senti come tue e che non sapevi di avere! grazie!!!


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