Pubblicato da: faustocolombo | 27, febbraio, 2011

Lo stato del Premier

Ho finalmente cominciato, con lentezza ma con un certo entusiasmo, a scrivere, cosa per cui, come ho già detto, ho chiesto e ottenuto un semestre sabbatico. Me ne starei volentieri immerso nella mia attività, sapendo che voi naviganti ve la cavate benissimo anche da soli, se non mi arrivassero ogni tanto segnali dal mondo esterno, tipo l’intervento del nostro Grande dadaista sulla scuola pubblica e la scuola privata. Se non l’avete sentito, lo trovate qui, al netto delle smentite e delle precisazioni inutili dell’ineffabile ministra Gelmini.

Non si può davvero evitare di dire qualcosa. Penso di aver ricostruito – ma ne parleremo un’altra volta – quando è cominciata a circolare l’idea che le istituzioni del nostro Paese possano essere occupate da persone che parlano male dello stato che rappresentano: la scuola, la Rai, l’università, le amministrazioni, i generali eccetera…Lo stato. Noi tutti. Ora il premier – non per la prima volta – attacca la sua scuola, i suoi insegnanti, e diventa finalmente chiaro che lui non vuole rappresentare istituzionalmente il nostro Paese. Lo sta occupando, a nome di chi non lo ama, non se ne sente parte, ne ignora sia i difetti che le virtù, e vuole solo vivere in un limbo in cui essere legittimato a fare quell’accidente che gli pare, in nome del suo denaro, della sua volontà, dei suoi veri o presunti privilegi, spesso autoassegnatisi.

Non ci sono più parole. Che finisca presto, che l’Italia torni agli italiani. Che ci riprendiamo presto le nostre vite.

Buon vento

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Responses

  1. No non ci sono parole.Perlomeno dobbiamo smettere di abusarne e allora io domani presento in Procura una querela per diffamazione contro il signor silvio Berlusconi.Insegno da tanti anni con passione e abnegazione,pensando sempre e soltanto a creare valore e trasmettere ai miei alunni il desiderio di ricercare sempre nuovi modi di essere oltre ciò che è l’apparire è per questo che lo querelo per non tradire me stessa e i miei “ragazzi” a cui ho insegnato a combattere le ingiustizie e la stupidità degli stereotipi e dei pregiudizi.
    Buon vento sperando che sia un bel maestrale.

  2. “Il premier ha commesso un delitto politico”. Così Concita De Gregorio oggi a Palazzo Ducale di Genova su Responsabilità. Dal sito de L’Unità è possibile da oggi firmare per salvare la scuola pubblica da chi da 30 ne sta determinando la sua morte http://www.unita.it/scuolapubblica/
    Suggestioni, Fausto, per te, per noi, per questo nostro blog. Concita è stata determinata e chiara come te, il 24 febbraio da questo tuo diario, che è il nostro diario. La democrazia in Italia è minacciata gravemente. Un segno? Durante la manifestazione del 13 febbraio 2011 la Direttrice de L’Unità è stata intervistata da Al Jazeera su quale fosse la condizione della donna in Italia…La responsabilità ha a che fare con lo spazio e con il tempo: Achille è folle perchè non sa trattenere il prima e il dopo. Un problema di memoria quello della responsabilità. Solo un donna però poteva spiegare con uno slogan come si poteva ovviare a tanto declino “Bastava non votarlo”. Un atto di responsabilità. Politica. Su Wikipedia sotto la voce ‘responsabilità politica’ manca una definizione. Un’enciclopedia del troppo, veloce, un’enciclopedia in tempo reale. Ma la responsabilità di un premier è di saper dare una scuola pubblica a tutti e di qualità, non di decretarne la fine con una battuta irresponsabile. Apparteniamo ad un’epoca in cui la malattia attacca la memoria, il morbo lo conosciamo tutti…Così come i corpi rifatti, i volti liftati negano il passare del tempo. Lo fermano, in un corpo collettivo in cui nulla si distingue. Il volto televisivo. La negazione della responsabilità per non fare pagare i danni di chi non è stato capace o chi ha lucrato a danno dello stato, dei cittadini. Di chi a commesso il delitto politico di usare i soldi pubblici per i propri interessi, di non prendersi cura dei cittadini e della loro istruzione. In Venezuela a tutti i baby gangster lo stato ha fatto un progetto politico: insegnare a suonare uno strumento musicale. Oggi il Venezuela non solo ha reinserito i bambini nelle scuole ma ha raggiunto risultati riconosciuti nel mondo dell’orchestra. La musica, nelle scuole italiane, è stata espulsa. Eppure la lingua musicale è italiana. “Bastava non votarlo”. Oggi non basta più. Siamo arrivati al grado zero in Italia come dici tu. Ma Concita propone: dal sito l’appello. Come il 13 febbraio tornare in piazza. Essere pronti a farlo tutti i giorni. Il 13 marzo, il 6 aprile, la prossima settimana per la scuola. “Il vento sta cambiando” Fausto. Lo dice una donna. C’è stato uno tsunami nello Stato italiano. Per questo dobbiamo assumerci noi la responsabilità politica. Chi aveva vent’anni negli eigthies aveva gli strumenti per poter praticare la politica. Oggi il fango trova molti di noi impreparati, senza memoria. Ridare alle parole il significato: scuola pubblica, politica, responsabilità. Ricominciare da zero e allora forse il vento tornerà ancora a soffiare, Fausto. Magari con qualche strambata riusciremo anche ad andare oltre. Poeticamente, s’intende…

  3. uno degli aspetti che ho trovato orribile, in quel frammento audiovideo, è l’espressione “scuola di stato” pronunciata come uno sputo, livorosa, di ferro. Quasi che a parlare fosse uno che si ritiene irrimediabilmente altro rispetto al senso dello stato, ai suoi principi, alla sua dignità. Un abusivo, un pirata, l’ombra che si piazza davanti al corpo e può recitare la sua parte


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