Pubblicato da: faustocolombo | 19, aprile, 2009

Pulizie di primavera

Non so se capita anche a voi naviganti, ma a me succede di fare il punto, di tanto in tanto. Si verifica la rotta, ci si interroga sullo stato della barca, della cambusa, dell’equipaggio. Si riprende il diario di bordo.

Quando ho cominciato questo blog, ero stanco della mia didattica. Stanco, profondamente. L’anno accademico precedente, nel corso triennale, alle ultime lezioni non c’erano più di quattro o cinque studenti. Io stesso trascinavo le mie lezioni, un po’ (ma solo un po’, non esageriamo) come il prof protagonista de L’ospite inatteso, che ripete lo stesso corso da chissà quanti anni.

Agli esami succedevano cose per me molto spiacevoli. Esempio: due studenti e una studentessa si presentano. Si siede il primo e io gli chiedo: “Mi parli delle teorie dell’influenza dei media (secondo capitolo del manuale che chiedo sempre – dico sempre – per primo)”. Risposta: “Da quando sono nati i media esercitano un’influenza sulle masse” La frase è accompagnata da movimento della mano destra e della mano sinistra che mimano rispettivamente l’atto di ipnosi esercitato dai media e il destino del povero spettatore ipnotizzato. Osservo che la risposta mi sembra partire male. Mi aspetto il nome dei teorici, gli anni di nascita delle teorie, il Paese dove sono state elaborate, le prime ricerche svolte con metodologie e risultati. Risposta: “Temo di non essere in grado di rispondere alla domanda così concepita”. Allora, dico io, meglio se ci rivediamo un’altra volta. Lo studente annuisce convinto, e se ne va. Si siede la studentessa, grandi occhi blu sgranati. Ripeto la stessa domanda. Risposta: “Guardi, mi sa che non sono nemmeno io in grado di rispondere. Ci vediamo al prossimo appello”. Si siede il terzo che fa: “Prof, mi sono seduto per cortesia, ma ci vediamo direttamente al prossimo appello”.

Sconforto. Poi ci ho pensato. Mi sono detto che invece che colpa degli studenti poteva essere colpa mia, e ho inventato con i miei collaboratori (posso dire i nomi? Barbara Scifo, Matteo Stefanelli, Simone Carlo, Claudia Giocondo, Maria Francesca Murru) qualcosa di nuovo. Ho deciso di rimettere in programma La cultura sottile, che si occupa di storia dei media, argomento che trovo di giorno in giorno più centrale. Ho progettato questo blog (che un po’, ammettiamolo, è andato per conto suo, ma la cosa non mi dispiace affatto). Ho, soprattutto, deciso che gli studenti avrebbero dovuto (dovuto, capite? roba da matti per uno come me) scrivere e presentare una relazione per potersi presentare all’esame da frequentanti. 

Risultati: penso che il corso sia andato bene. Chi si è imbarcato anche per brevi tratti su questa smandrippata nave ha avuto un assaggio dei lavori degli studenti, e vi assicuro che sta per arrivare una cascata impressionante di lavori, che si annunciano mediamente molto interessanti.

Ne deduco almeno due considerazioni:

a) i nostri studenti sono né meglio né peggio dei precedenti e dei seguenti. Ma il loro curriculum formativo è cambiato. Ritengono che il corso serva solo al superamento dell’esame, e hanno un interesse preventivo molto basso. L’unica strada è obbligarli a lavorare sui contenuti. Se si fa così, pò darsi che scatti la loro ovvia curiosità intellettuale, e anche il meccanismo della sfida con me e con il loro colleghi. E questo li obbliga a tirar fuori il meglio di loro. Così capiscono cose che avrei potuto spiegare per ore, da soli. E tutto diventa diverso. Vi assicuro che sono adorabili quando spiegano, quando si sforzano di dare conto agli altri di quello che hanno capito.

b) noi docenti dobbiamo ottenere dei risultati, non semplicemente ripetere quello che sappiamo. E’ ovvio, ma secondo me se vale questo discorso, vale qualunque metodo che sia utile a questo scopo.

Ecco qua, naviganti. La prima serie di riflessioni. Ma ce ne sono altre, e le condividerò presto. Mi sa che non riesco proprio a stare zitto.

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Responses

  1. Sigh…
    Quanti altri professori dovrebbero fare una revisione così radicale della propria didattica?
    suppongo che tutto questo comporti un notevole impiego di tempo e risorse da parte di un docente.

    Ma se penso a quei corsi che avrebbero potuto essere bellissimi e invece si sono rivelati sinceramente noiosi solo per colpa di una didattca non troppo stimolante, mi viene un po’ l’amaro in bocca…

    Mi sono sempre chiesta se non sia fustrante per un professore fare lezione in un’aula semivuota.
    O quanto lavoro ci fosse dietro a quei corsi “interattivi” che mi hanno sempre dato l’opporunità di divertirmi.
    più semplicemente, mi chiedevo quale fosse la prospettiva di un docente rispetto ai lavori fatti dagli studenti: perchè dover proporre e valutare tutta una serie di attività quando si può semplicemente entrare in aula e attaccare il disco?

    Ecco, le sue due riflessioni hanno risposto alla mia domanda, professore.
    A nemmeno tre mesi dalla mia laurea. 🙂

    V.


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