Pubblicato da: faustocolombo | 15, aprile, 2009

Ancora su Aldo Moro

Nella fretta di postare le osservazioni sul libro che presenteremo in Cattolica mi sono dimenticato di raccontare una cosa interessante del lavoro di Mej: la raccolta di testimonianze di personaggi noti su come ricordano o hanno vissuto la notizia del rapimento dell’uomo politico democristiano. E’ un fatto che gli eventi epocali (come l’11 settembre, ricorda Morcellini nella sua postfazione) si riconoscono perché noi sappiamo collocarli nella nostra vita: quando l’ho saputo stavo facendo questo, ero in compagnia di quest’altro, eccetera). Mi sono ricordato che in Boom ho portato una personale testimonianza di un altra data della straziante vicenda Moro. La riporto qui, che magari i naviganti non l’hanno mai letta:

 

Ricordo che il 9 maggio del 1978 stavo scrivendo la tesi di laurea, a casa dei miei genitori. Mi telefonò la mia ragazza chiedendomi se avevo sentito. Sentito cosa? Accesi la Tv in tempo per vedere Bruno Vespa che leggeva con la voce rotta un breve comunicato. Spensi la Tv. Uscii di casa come un automa, e come un automa mi diressi verso il centro. Lungo la strada vidi serrande di negozi che chiudevano. Incrociai gente che andava nella mia stessa direzione. Sguardi spaventati. Teste assorte. Passi lenti. Arrivai in Piazza del Duomo di questa città di provincia e trovai gente che conoscevo. Alcuni li incontravo spesso. Uno in particolare cercava di spiegarmi cosa volesse dire “Né con lo Stato né con le BR”. Lo guardai senza parlare, e lui non sapeva cosa fare. Ricordo benissimo i suoi occhi che si abbassavano. Scambiai quattro parole allucinate e tornai a casa. Trovai mio padre con la testa appoggiata al tavolo di cucina. Avevamo idee diverse, e ne discutevamo anche duramente. Ci incontrammo in quel non senso, in quel sentimento di impotenza. Mi osservava come a chiedermi cosa si poteva fare. Girai le spalle. Cosa si poteva fare? Era il giorno che tutto finiva e ricominciava. Era il giorno che in Via Caetani, a due passi da Via Botteghe Oscure, allora sede del PCI, era stato ritrovato il cadavere di Aldo Moro nel bagagliaio di un’auto, dopo 55 giorni di prigionia. La sera mi trovai con gli amici al bar: il silenzio continuava, ma mi parve più caldo e sopportabile. Piano piano ricominciai a respirare”.

Tutto qui. Buon vento.

 

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Responses

  1. Una bella testimonianza!!! Fa o quanto meno dovrebbe far riflettere…
    Un saluto


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