Pubblicato da: faustocolombo | 29, marzo, 2009

Noi ci saremo…

Rispondo al bel commento di el a uno degli ultimi post. Sento che intorno a me, fra le persone che frequento, monta lo sconcerto, e la paura. Paura di non riconoscersi più nel proprio Paese. Paura che improvvisamente le parole e gli slogan sovrastino la ragione e la realtà. Paura che sia cominciata una strada buia in cui la democrazia diventa un optional, e in cui molti non saranno più padroni del proprio destino per averlo delegato a un leader. Basterebbe leggere tra le righe l’autoironia del leader di oggi che canta l’inno nazionale con dietro tutti gli aspiranti ridotti a comparse, e alle parole siam pronti alla morte fa segno così così con la mano, come a dire non esageriamo; basterebbe questo, dicevo, a capire che tanti si buttano dietro a un progetto che non c’è, a discorsi magniloquenti dietro cui non c’è la storia. Mino Maccari, richiesto di uno slogan per la marcia su Roma, propose ” O Roma o Orte”, e forse lì c’era in nuce tutta la verità di un regime che stava per nascere.

A tutti quelli che mi scrivono sul blog o altrove, e mi dicono o manifestano questa paura voglio dire di non averne. La paura non serve. Serve dichiararsi, cominciare a non tacere. Serve dire la realtà dove siamo, enunciare che non si è d’accordo. Rovesciare questo dadaismo per cui chi è al governo attacca gli altri con la foga del rivoluzionario, magari ricostruendo un passato inesistente da socialismo reale nel nostro Paese.

Quando questo finirà, noi ci saremo. Saremo lì a ricordarlo ai nostri figli e ai nostri nipoti. Saremo lì a dire noi eravamo diversi. Vi assicuro. Succederà. Vi assicuro. Allora ci basterà.

Ho cercato un modo audiovisivo per dirlo, e ho trovato questo.

Sappiatemi dire, miei coraggiosi naviganti. Coraggio. E’ appena cominciata. Su le vele. Buon vento.

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Responses

  1. Prof… le Sue parole sono sempre di grande conforto, o meglio, aiutano a non soccombere alla paura, la quale rende immobili, spesso ci porta alla mera osservazione o peggio alla rassegnazione. Dobbiamo tenerci stretta la possibilità di discutere, di dissentire, per poi reagire, in un confronto che dobbiamo fare in modo rimanga tale, perchè non si creda e non si supponga che “è la normalità”, che “la maggior parte delle persone la pensa come noi, tutti gli altri sono ……”.

    Concordo: dobbiamo restare vigili e per farlo dobbiamo appassionarci a tutto ciò che ci sta intorno, per prendere la parola con cognizione di causa, per dimostrare che ogni volta che ci presentano qualcosa come un dato di fatto, in realtà esiste sempre un’alternativa ugualmente legittima.

    Io ho voglia di parlare, di discutere e di ascoltare, non di stare a guardare per far sì che la paura, il timore di sentirmi (e, si badi, non di essere) diversa prenda il sopravvento… Coraggio naviganti…

  2. Ricordo di aver letto proprio su questo blog una definizione di intellettuale del Prof Colombo, che recitava piu’ o meno: l’ intellettuale e’ colui che sa che un’altra realta’ e’ possibile. E’ vero e soprattutto questo implica che tutto quello che sta accadendo e’ solo uno dei Possibili, che ha una storia, delle coordinate e delle ragioni razionalmente rintracciabili. Oggi assistiamo alla celebrazione di un regime politico che fa dello slogan e della semplificazione la sua cifra, dell’ incosistente luccichio del presente il suo rapporto con la temporalita’ di ogni progetto politico (che in questo caso appunto e’ talmente puntuale che non esiste nemmeno: il tempo di uno spot!). Ebbene: dobbiamo oppore allo slogan la pazienza e la precisione dell’ argomentazione, vedere la complicazione degli eventi dietro le ideologiche semplificazioni e saper inserire il presente in un’ Origine che ci sfiora oggi e si protende verso il futuro. Studiamo, approfondiamo, non accontentiamoci mai della superficie e del troppo facile! Alla fine vedremo chi sta veramente seminando per il Futuro….

  3. Io mi permetto di andare contro corrente: secondo me è sbagliato parlare di paura e preoccupazione come se l’Italia stesse andando incontro a una dittatura (se si dipinge uno scenario “dittatoriale”, poi non ci si può stupire se qualche scheggia impazzita pensa che l’unica cosa da fare è una lotta terroristica). L’Italia è un Paese democratico e rimarrà un Paese democratico. Nel 1958 i comunisti e i socialisti (francesi) erano contrari alla quinta repubblica di De Gaulle perchè paventavano un rischio autoritario. Quasi l’80% dei francesi votò a favore della nuova costituzione; nel 1981 il socialista Mitterand diventa presidente della repubblica e la sinistra francese non ha più motivo di portare avanti nessun piagnisteo. Una cosa simile potrebbe succedere in Italia; ma Berlusconi si batte costruendo un nuovo consenso intorno a un nuovo programma e a nuovi dirigenti, non con il piagnisteo e con il clima da “dittatura in arrivo”.

  4. Il punto toccato da te, Hamlet, mi pare decisivo. E tuttavia, anche la tua prospettiva, se mi permetti, è parziale. Hai certamente ragione sul fatto che Berlusconi sta legittimamente portando avanti un programma e promuovendo un nuovo (attenzione: del tutto? Bondi, Cicchitto, Schifani…) gruppo dirigente. Ma i contenuti del programma, e la natura stessa della sua comunicazione e della sua strategia politica (per espressa ammissione sua e dei più intelligenti osservatori schierati con lui, come Giuliano Ferrara) costituiscono una mutazione genetcia della forma democratica. Su questo può nascere la paura, magari conservatrice, ma altrettanto legittima. In altre parole, non demonizziamo nessuno. Ma attenzione alle forme che i discorsi sociali e le politiche prendono nella loro area pubblica: possiamo analizzarle, e dichiarare anche lo sconcerto o la preoccupazione. L’idea stessa di costituire una formazione politica che sia di tutti gli Italiani può anche partire dalle migliori intenzioni, ma snatura la democrazia in una forma plebiscitaria. E inoltre trasforma l’opposizione politica (anche quella più pacifica e legittima) in una sorta di informale reato contro il Paese. Così, mentre colgo il tuo suggerimento di non legittimare forme di terrorismo invocando catastrofi, ti suggerisco a mia volta di non naturalizzare la forma berlusconiana della politica al punto da rendere incomprensibile ogni dissenso. Perché è del dissenso che una democrazia ha bisogno.
    Buon vento, Hamlet.

  5. Ma perche’ criticare Berlusconi ed il berlusconismo, cercando di portare
    argomenti, di ragionare e di vedere coi proprio occhi deve essere tacciato sbrigativamente di essere un “piagnisteo”? L’ italia e’ un paese democratico perche’ molti italiani hanno deciso di sacrificare la loro vita e i loro affetti per liberarsi dal nazi-fascimo: erano comunisti, cattolici e laici. Molti di loro sono stati uccisi, deportati, trucidati. La democrazia in Italia e’ costata un prezzo altissimo. Perche’ il premier puo’ irridere questa storia, snobbare il 25 aprile, sbandierare un anticomunismo che in Italia suona fasullo e storicamente insostenibile in quei termini? e se lo si fa notare questo e’ un piagnisteo per la dittatura in arrivo?
    Spero anch’io che l’ Italia resti una democrazia, ma non solo per il periodico plebiscito che Berlusconi invoca e prepara accortamente grazie al suo marketing ideologico, ma grazie ad una reale divisione dei poteri, alla partecipazione attiva alla politica sul territorio, alla liberta’ dalla
    tirannia della mafia e della camorra per milioni di persone.
    La democrazia e’ un organismo complesso, che puo’ anche lentamente degenerare ed ammalarsi (cosa ne pensiamo della democrazia dell’ amico
    Putin?). A me sembra che questo sia il rischio serio per il nostro paese oggi e non solo per il nostro probabilmente. Certo, non vedremo mai
    Berlusconi entrare in parlamento a cavallo col fez a proclamarsi dittatore, non dira’ mai “potevo fare di quest’aula un bivacco per i miei manipoli”,
    dira’ magari che il voto dei capigruppo deve valere per tutti i parlamentari, che il parlamento e’ d’intralcio. Facciamo tutte le riforme istituzionali che vogliamo, spostiamoci verso il presidenzialismo, tutto legittimo, forse piu’ efficiente e va bene: ma non e’ questo’ il problema credo. Piu’ poteri per fare cosa? per costruire quale societa’? Ma questi sono piagnistei: e poi non diciamolo, altrimenti le teste calde…stiamo dunque zitti e lasciamo fare a Lui, vietato parlare al conducente.
    Diceva Enzesberger che ai tempi del fascismo non sapevano di essere ai tempi del fascismo: oggi per fortuna non siamo piu’ a quei tempi ma siamo sicuri di avere la parola giusta per definire il periodo che stiamo vivendo?
    …e buon vento anche a tutti quelli che non la pensano cosi’ 🙂

  6. Io non ho mai detto che criticare Berlusconi e il berlusconismo sia un “piagnisteo”, ma un conto è criticare Berlusconi, un conto è vedere in Berlusconi un cancro che dovrebbe essere estirpato in qualsiasi modo. Non mi sembra difficile capire la differenza tra le 2 posizioni.
    Tra l’altro, concordo che l’Italia è un Paese democratico perchè ha battuto il nazi-fascismo ma non capisco perchè la ricostruzione si fermi lì: l’Italia ha continuato ad essere un Paese democratico anche perchè ha impedito a un partito come il PCI (alleato con un Paese nemico e dittatoriale) di andare al potere. Anche la Polonia ha “sconfitto” il nazi-fascismo ma non mi sembra che dopo il 1945 sia stata un Paese democratico. Su questa “amnesia” ci sarebbe da riflettere molto…


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