Pubblicato da: faustocolombo | 24, maggio, 2011

I fantasmi dell’elettore

In questa incredibile campagna elettorale amministrativa, si chiariscono – come sempre nei frangenti drammatici – alcuni meccanismi della politica, della politica italiana e della politica italiana di oggi, in particolare.

I primi. E’ ovvio che le campagne elettorali siano finalizzate al consenso. Da molto tempo ormai, nelle democrazie occidentali gli slogan propriamente ideologici sono stati sostituiti da promesse. Non è affatto vero, come qualcuno sostiene, che queste promesse siano necessariamente illusorie o menzognere. Esse manifestano invece un programma basato non più sull’appartenenza preventiva a una bandiera, quanto piuttosto su un’analisi della realtà, dei bisogni individuali e collettivi, di ciò che è giusto e di ciò che non lo è. La riforma sanitaria stava nel programma di Obama. Non era una vuota promessa, ma un chiaro esempio di cosa il presidente americano (allora candidato) prometteva di fare se eletto. Ed era (ed è) un discrimine chiaro, evidente, con il quale i prendi il rischio che alcuni siano d’accordo ed altri no, ma almeno sai che quelli che sono d’accordo con te condividono la stessa idea di giustizia sociale. Naturalmente, niente toglie che in queste promesse ci sia anche il calcolo, ossia che si spinga su un elemento o l’altro del programma nella convinzione che quell’elemento sia più popolare di altri, ma questo entro certi limiti fa parte del gioco.

Diverso è il gioco delle campagne elettorali italiane. Da qualche tempo non solo avviene quello che abbiamo appena visto, ma vi si aggiunge anche un altro elemento: la separazione totale fra la promessa e l’intenzione reale di mantenerla. Si promettono cose che evidentemente non saranno possibili. Nell’esempio della riforma sanitaria di Obama si immagina un elettore che si riconosca in quella campagna e la condivida. Ci si immagina un elettore affine. Nelle campagne in cui si promette sapendo di non poter mantenere si immagina un elettore allocco, che accetta di farsi ingannare o semplicemente si fa ingannare, e non è quindi simile a chi parla, ma anzi radicalmente separato da un grado almeno di intelligenza o di furbizia.

Nella campagna ellettorale cui stiamo assistendo l’elettore immaginato, il suo fantasma evocato dalla campagna della destra è addirittura un egoista (basta non pagare l’ecopass, e chissenefrega dell’inquinamento), un pauroso (oddio i centri sociali) un rancoroso (Pisapia frequentava i terroristi cent’anni fa), un livido (non vinceranno quegli altri, così antipatici?), e chi più ne ha più ne metta. La destra non sta più nemmeno scommettendo sulla stupidità dell’elettorato, ma sulla sua bassezza morale.

Magari si sbagliano. Magari pensano di guardare gli elettori e stanno soltanto proiettando un’immagine di se stessi.

Buon vento.

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Responses

  1. non è un problema di campagna elettorale. è il problema cardine, il difetto genetico, della democrazia rappresentativa.

  2. Mah, riferendomi al caso milanese, io le promesse non le vedo proprio… Da un lato Pisapia dice che la città sarà migliore (simpatico, ma non vuol dire nulla), dall’altro lato Moratti & C. ci dicono le cose brutte che avverranno se vincono gli altri (peraltro raccontando anche un sacco di balle).

    Detto questo, mi sembra che l’indicazione principale che ci fornisce questa campagna elettorale (ma forse lo sapevamo già) è come buona parte della classe politica italiana, nazionale e locale, sia completamente scollegata dalla società, dalla gente che poi dovrà amministrare… Ha detto un politico in un dibattito televisivo: “noi siamo andati nei mercati per incontrare la gente”. A me piacerebbe essere governato, almeno a livello locale, da persone che nei mercati ci vanno per fare la spesa….

    Ciao
    Marco

    (P.S. scusami se non saluto con “buon vento”, ma facendo parte di una generazione cresciuta a film di Bud Spencer e Terence Hill, questa espressione per me assume una connotazione un po’ diversa dalla tua)

  3. Buongiorno Prof, buongiorno naviganti:

    in vista delle elezioni posto il discorso agli Ateniesi di Pericle (461 a.C.), che recita cosi:

    “Qui ad Atene noi facciamo cosi.
    Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
    Qui ad Atene noi facciamo cosi.
    Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
    Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce impedimento.
    Qui ad Atene noi facciamo cosi.
    La libertà di cui godiamo si estende anche nella vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
    Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
    Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
    Qui ad Atene noi facciamo cosi.
    Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono ofefsa.
    E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
    Qui ad Atene noi facciamo cosi.
    Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
    Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
    Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
    Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sè una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città aperta è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
    Qui ad Atene noi facciamo cosi.

    Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

    Riflettiamo insieme…

    Buon vento a tutti


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