Pubblicato da: faustocolombo | 12, maggio, 2011

La barbarie moderata

Ieri, su Sky, è andato in onda qualcosa di terribile, cui giustamente l’informazione ha dedicato e dedica molto spazio. Nel confronto organizzato dal TG di Skay, e moderato da Carelli, i candidati sindaci di Milano, Letizia Moratti (sindaco uscente) e Giuliano Pisapia si sono confrontati dentro a un rigido schema (diremmo di tipo anglosassone) che assegnava la parola per turni di due minuti a entrambi, alternativamente. Negli ultimi secondi del suo ultimo turno di parola, Letizia Moratti ha ricordato una vicenda giudiziaria di trent’anni fa, che aveva visto protagonista il suo rivale. Nelle parole di Moratti la vicenda si era chiusa con la condanna, poi amnistiata. Non vi era più possibilità di replica. Pisapia ha potuto soltanto compiere un gesto simbolico, non dando la mano alla sua avversaria, come Carelli chiedeva.

L’accusa della Moratti a Pisapia è falsa. Vari giornali, fra cui il Corriere di oggi, ricostruiscono quella vicenda giudiziaria con dovizia di particolari. Pisapia fu accusato, si fece anche qualche mese di carcere, ma fu poi assolto per non aver commesso il fatto da entrambe le accuse che lo riguardavano. Su questa faccenda vorrei spendere qualche breve considerazione, puramente pletorica visto la quasi unanimità dei commenti giornalistici alla vicenda.

Primo punto: il metodo usato da Moratti è evidentemente studiato a tavolino. Si usa l’ultimo turno di parola per lanciare l’ultima carta che si ritiene vincente, annichilendo la possibilità dell’avversario di rispondere e parare il colpo. Usò un metodo simile Sivlio Berlusconi nel secondo faccia a faccia con Prodi nel 2006. Aspettò l’ultimo turno di parola e poi disse guardando ben saldo in macchina e puntando il dito verso lo schermo e gli spettatori: “Aboliremo l’ICI”. Trucco dunque vecchio, in uso presso la destra, ma legittimo finché gli argomenti sono legittimi (e l’abolizione dell’ICI evidentemente lo era, visto che fu poi adottata anche dalla vincente coalizione di sinistra). Tuttavia, questo ci dice qualcosa sui faccia a faccia moderati all’anglosassone, di cui il Tg di Sky ha fatto una propria bandiera (ho partecipato in Cattolica, l’anno scorso, a un dibattito sul tema, cui aveva preso parte anche il mio collega Aldo Grasso): sono certo meglio di niente, ma non bisogna illudersi che le regole rigide siano davvero una garanzia, perché una volta che le regole sono note ci sono ampi margini di sfruttamento delle pieghe delle regole. Cioè, detto in altri termini: la garanzia vera della correttezza di un dibattito è la correttezza morale della discussione. Le regole non la possono creare, ma solo favorire.

Secondo punto: la menzogna. Lasciamo stare qui se si tratta di vera e propria falsità o di grave omissione (il che, nel caso specifico, mi sembra irrilevante: scriveva Grice nel commentare la sua massima della quantità che non saremmo contenti dell’onestà di nostro figlio nell’ammettere di aver rotto un bicchiere del servizio buono se poi scoprissimo che ha rotto anche tutto il resto): ciò che conta è che la menzogna c’è, è facilmente dimostrabile, e quindi essa viene pronunciata sperando di lucrare sull’effetto immediato, a dispetto del vero. C’è qualcosa di osceno in tutto questo, e l’idea stessa che ci si possa pensare dà la misura dell’imbarbarimento della lotta politica nel nostro Paese.

Terzo, la moderazione. La Moratti aveva ripetuto ossessivamente di essere una persona moderata, di venire da una famiglia moderata, di avere speso una vita moderata, di avere idee moderate. Siamo legittimati a pensare che anche quel bel gesto finale sia moderato? Se sì, meglio essere estremisti, e mi rallegro di rientrare certamente in questa seconda categoria. Eppure sarebbero i moderati a doversi indignare, a dire non vogliamo che il nostro senso della misura e del giusto mezzo (che pure esiste e talvolta aiuta un Paese) sia infangato attraverso lo scambio con qualcos’altrio, che meriterebbe un’altra parola: mediocrità. Mediocrità civile, morale, politica. Che cosa c’è di più mediocre di fare la faccia offesa se si parla di una moschea e poi barare al gioco? Ecco, quando la moderazione è un’istanza etica è un valore; quando è la semplice copertura della mediocrità può trascendere in barbarie.

Non voto a Milano, e non posso farci niente. Ma credo che da queste righe si evinca benissimo come spero che finisca. Buon vento, allora.


Responses

  1. con lo stesso fare moderato la signora Moratti dovrebbe salutare e andare ad occuparsi di altro; per esempio di cosa fa nel tempo libero il suo bat-figliolo.
    Nutro le sue stesse speranze in merito all’esito del voto a Milano, significherebbe
    voler prendere le distanze dalla mediocrità e concedere alla città una ventata di
    freschezza.

  2. concordo con Fausto ma trovo anche molto scorretto il comportamento del direttore di skY tg che moderava il confronto; a fronte di una così plateale scorrettezza della signora avrebbe DOVUTO concedere a Pisapia il diritto di replica nonostante la scadenza del tempo…

    la legge sulla par condicio si conferma una protezione alla forma e una legge inutile e dannosa alla SOSTANZA …

    in bocca al lupo a Pisapia che continuo a considerare invece una persona splendida per convertire milano al meglio…

    andiamo a votare cari milanesiii!!!!

    buon vento

    suso

  3. m’interrogo ormai da tempo sull’uso strumentale dei media e sull’incapacità della cosidetta sinistra parlamentare (se mai ne esista una in italia dopo la prima repubblica). e sull’efficacia di tale uso. risposta. pura finzione. in realtà la legge elettorale vigente in Italia dopo sempre la prima repubblica vanifica qualsivoglia consenso al di fuori degli schemi non tanto televisivi anglosassoni o italiani che siano. allora. vi domando: perchè vi scaldate tanto? tutti i media piattamente piegati da questa inutile pretestuosa e finta messinscena. anche tu, dunque, fausto?

  4. Suso, il vento (per ora) è buono, e anche le cifre che girano… ;o)
    Sono pochi giorni: proviamo a soffiare tutti insieme!
    (chiedo scusa per l’uso un pò improprio di questo blog)

  5. L’episodio è (desolantemente) interessante anche per valutare la capacità di narrazione dei nostri media, rispetto a una vicenda del genere. Da un lato il conduttore di Sky (anzi il direttore) talmente ingabbiato nella mania del contradditorio e delle regole da non capire che di fronte a una tale plateale scorrettezza avrebbe dovuto dare diritto di replica, dall’altro la rappresentazione che del fatto danno i giornali cosiddetti “indipendenti” o “terzisti” (orribile parola) oggi in edicola. È un profluvio di “Veleni”, “scontro”, “si infiamma il confronto”. La fiera della falsità. In questo caso non è questione di opinioni: c’è stata un’aggressione e un aggredito. Illuminante il caso del Corriere della Sera, che titola in prima con un incredibile “Si infiamma il confronto” (l’uso di quel SI impersonale è una falso ideologico, è un modo per “nascondere” il vero autore dell’infiammatura stessa) e nell’editoriale di Giangiacomo Schiavi si esercita nel più squallido dei cerchiobottismi, mettendo sullo stesso piano le (pur dure) accuse di Pisapia, accuse politiche, e l’infamia finale, studiata a tavolino, della signora Moratti. Vedere il Corriere della Sera prigioniero di una prudenza codina e in malafede (che è solo uno dei tanti modi per non disturbare il manovratore) è il sintomo di una malattia ormai in stato avanzatissimo della nostra democrazia, sul fronte comunicativo, con un giornalismo incapace di prendere una posizione seria e rigorosa, di fronte a un atto abietto e squalificante. Leggere qui per approfondire: http://www.linkiesta.it/noi-aspettavamo-linea-del-corriere-sulla-moratti.

  6. @giuliana. Dobbiamo smettere di indignarci? Dobbiamo dire che ormai non c’è più niente da fare? Che la deriva verso il peggio è inarrestabile? Non ho ricette. Ti dico solo quello che penso, che ovviamente può essere sbagliato: le proposte politiche NON sono tutte uguali. Le comunicazioni NON sono tutte uguali. Fra chi non ha a cuore la democrazia, e chi almeno la ama, anche se non è un gigante, non ci sono compromessi possibili. Dire sono tutti uguali è falso, inutile, dannoso e autopunitivo. Se non si coglie che anche nella cosiddetta seconda repubblica non tutti sono colpevoli alla stessa maniera dell’imbarbarimento è importante. Poi, naturalmente, ci sono tanti modi di impegnarsi, di fare fatica, di vivere intensamente, e quindi ciascuno faccia la strada che ritiene meglio. Ma la politica cambia, se noi ci siamo o non ci siamo. Meglio accettarlo.

  7. D’altro canto sono i nuovi moderati la vera classe dirigente che comanda nella destra berlusconiana, e dunque nel paese. Grandi intellettuali, persone cui affidareste a occhi chiusi anche l’educazione sentimentale e spirituale dei vostri figli: le Santanche’, gli Stracquadanio, i Lassini, le Maiolo, i Sallusti. Ecco il prodotto finale del berlusconismo, il frutto piu’ maturo della sua rivoluzione liberale iniziata nel ’94, cui donna Letizia infine si accoda, da autentica moderata.
    Per combattere il tremendo pericolo comunista, che sempre incombe in Italia, e mai come dal 94 in poi, ne valeva davvero la pena!

  8. si sono indignata, almeno quanto te fausto. ma è talmente mediatizzata la comunicazione politica e quella residua cosiddetta indipendente talmente poco incisiva, che abbiamo il dovere di trovare soluzioni diverse. la piazza? credo di si. in questo mi pare ci sia margine più sincero e vivo. comunque meno strumentalizzabile da chi detiene oltre che la maggioranza parlamentare anche il controllo del consenso mediatico.

  9. Sai, la morale è un’educazione al rispetto reciproco e le persone della politica, le stesse che pretendono dal cittadino una coscienza civica, l’hanno ridotta a una parola vuota il cui senso latita, perchè non ha più riferimenti reali cui richiamarsi.

  10. @giustino. è questo il punto. la responsabilità dei media per svuotare la politica dal significato della parola. grazie. la tua semplicità ha illuminato la mia complicazione.

  11. Mi pare molto interessante l’analisi di Lucia Annunziata sulla Stampa di oggi. http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8727&ID_sezione=&sezione=
    Temo quindi che Pisapia non colga nel segno quando dice che l’autogol della Moratti finirà per aiutarlo alle elezioni (http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/05/13/news/milano_caccia_agli_indecisi_del_voto_pisapia_autogol_della_moratti_mi_aiuta-16183138/?ref=HRER1-1). Temo che invece sia vero quello che scrive Annunziata, cioè che “Pisapia è stato messo in difensiva, deve spiegare, deve contestualizzare.” E che “negli scontri in condizioni di intensa personalizzazione la tattica che funziona di più non è quella della verità, ma del verosimile; è la insinuazione di un dubbio storicamente ed emotivamante credibile sul carattere e la personalità dell’avversario”.
    Questo verisimile (magari lontano anni luce dalla verità) basta all’elettorato disattento e impaurito, legato a logiche e visioni del mondo ormai superate, per prendere la decisione finale su un voto del quale, magari, sino a quel momento si era disinteressato.
    Spero ardentemente che la Annunziata e io saremo smentiti dal voto, domenica.

  12. segnalo questo articolo di Don Virginio Colmegna (tratto dal blog di Gad Lerner), in risposta ad un attacco del settimanale ciellino Tempi, dove lo si criticava per aver dato esplicitamente indicazione di non voto per la Moratti.
    Le argomentazioni sono, a mio avviso, ineccepibili. In mezzo a tanta amarezza per le posizioni di molti cattolici, spesso ai vertici della gerarchia, Don Colmegna (e la curia milanese in generale) rappresenta un motivo per essere orgogliosi di appartenere, da laici, a questa confessione.
    http://www.gadlerner.it/2011/05/13/don-colmegna-invita-a-non-votare-la-moratti.html


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