Pubblicato da: faustocolombo | 26, aprile, 2011

Le facce di Facebook

A forza di osservare con attenzione Facebook mi sono fatto ipnotizzare dai ritratti, autoritratti e in generale immagini usati per i profili. Molte cose sono chiare istintivamente: si tratta di vetrine in cui mettiamo noi stessi, fotografie pubbliche in cui scatta quello che Barthes definiva posa, ossia un meccanismo di costruzione di un potenziale effetto cui affidiamo la nostra immagine pubblica (ciò che vorremmo essere, ciò che vorremmo sembrare, ciò che vorremmo l’altro pensasse che noi siamo attraverso quello che vorremmo che vedesse…). E sappiamo da Goffman che la nostra faccia pubblica per noi è importante, e che spendiamo un sacco di tempo a curarla nel backstage. Ora, la cosa interessante è che Facebook ci offre un infinito backstage: possiamo metterci quanto vogliamo a scegliere una foto, magari scattarla, confezionarla lavorandoci di Photoshop o almeno di banali effetti Photoboot. Un sacco di lavoro per confezionarci la nostra vetrina, come vogliamo presentarci ai nostri amici, o più in generale al mondo intero.

Non so se esistono analisi – magari statistiche – sulle forme stereotipate di autoritratto in Fb. Se non esistono, forse vale la pena di farne. Ci sono immagini abbastanza classiche, tipo fototessera un po’ film horror. Ci sono le espressioni wannabe buffe o serie o giocose. Ci sono le presunte deviazioni dalla norma, in realtà norme anch’esse: la schiena, le mani davanti al viso, i piedi… O gli avatar, naturalmente, confezionati ad hoc o presi dal fumetto (magari per una ricorrenza che lo stesso FB provvede a segnalare o suggerire) o da un film, o da chissà dove.

In FB cerchiamo di dire non chi siamo, ma come vorremmo essere definiti in quel mondo chiuso anche se vastissimo, on line anche se strettamente interfacciato con la realtà quotidiana dove quando piove ti bagni – per dire – e quando c’è il sole sudi. La nostra immagine è lì, secca di pioggia e sudore, statica ma movimentata dai nostro commenti, dalle nostre ricorrenze, dalle altre nostre foto e video. E’ lì come matrice di un io in fondo immaginario, in cui proiettiamo quello che ci piacerebbe essere, od essere stati, o più semplicemente quello che ci piace pensare di poter essere se lo volessimo davvero.

Se devo dirla tutta, trovo le foto dei profili di FB, a partire dalla mia, insopportabili, ma anche profondamente tenere. Perché così siamo noi, e la posa non è un difetto, ma un nostro scusabile limite esistenziale. Non è colpa nostra se siamo difettosi, presuntuosi e stupidi. E’ che ci hanno disegnati così. Vale la pena di accettarsi, qualche volta.

Buon vento.

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Responses

  1. E’ simpatico che Il libro delle Facce caschi proprio…sulle facce!
    Non sono iscritta e non penso lo farò, preferisco la dimensione del blog che almeno non è “un mondo chiuso anche se vastissimo” (cit). Ecco direi per sommi capi che FB è l’esteriorità con qualche tocco di superficialità, mentre BLOG è interiorità e libera condivisione.


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