Pubblicato da: faustocolombo | 20, aprile, 2011

Lettera a un vecchio studente su Silvio Berlusconi

Un commento (di un “vecchio studente”) al mio ultimo post mi richiama a una riflessione sul mio piccolo ruolo in questo blog. Un ruolo legato, come ho sempre detto, al mio mestiere di docente, e di ricercatore nel campo dei media. La tesi del mio benevolo commentatore è che io sarei ossessionato da Silvio Berlusconi, come molti. Invece, B non sarebbe la causa dei problemi nazionali, ma l’effetto della nostra comune piccolezza di Paese, e dell’ancor più grande piccolezza dei personaggi che popolano la vita politica italiana. Di qui un certo pessimismo sul futuro dopo B, anche a causa dell’inadeguatezza delle attuali opposizioni. Ecco qua la mia risposta.

Caro vecchio studente, grazie di avermi ripescato, senza mio merito, e grazie per le belle parole sulle mie lezioni. Rispondo come posso alle tue osservazioni, cercando dentro me stesso la sincerità che si deve alle persone che ti interpellano. Sinceramente, non sono ossessionato da B, o dal grande dadaista come preferisco chiamarlo. Si tratta antropologicamente di persona che non mi interessa: ha una cultura diversa dalla mia, valori diversi dai miei, persino un’estetica differente dalla mia (per esempio, per dire, dice che non bisognerebbe farsi crescere la barba, e io ce l’ho). In una vita normale l’avrei ignorato serenamente come lui felicemente ignora persino l’esistenza del sottoscritto. Sfortunatamente l’anziano signore ha fatto una scelta politica, ed è sceso in campo divenendo presidente del consiglio del mio Paese (mio quanto suo). A quel punto la sua azione politica è entrata nel mirino della mia attenzione inevitabilmente, e in una forma nuova, legata ad alcune anomalie ben note (tipo il conflitto di interessi). In sintesi posso evocare così i punti critici della sua presenza politica e istituzionale:

a) aver alimentato un certo provincialismo italiano (ne ho scritto, scusa la citazione nel mio volume A trivial country, Vita e Pensiero, Milano 2010), un provincialismo fatto di scarsa cultura, diffidenza radicale nelle istituzioni, politiche e formative, machismo eccetera

b) aver aperto un indiscriminato conflitto istituzionale, cosa pericolosa in una democrazia

c) aver sterminato la tradizionale opposizione tra differenze politiche a vantaggio di una polarizzazione culturale fondata su stereotipi (con l’indispensabile aiuto di alcuni oppositori)

d) aver legittimato la possibilità per un uomo pubblico di separare le dichiarazioni di valore dai comportamenti privati, uccidendo il senso stesso della onorabilità istituzionale, che fa di ogni istituzione un luogo anche pedagogico.

Francamente, penso che lo spettacolo più penoso oggi sia guardare a quella che una volta era la destra italiana, oggi semplicemente scomparsa, arroccata dietro a un’icona in grado di far vincere le elezioni a prezzo della devalorizzazione assoluta della legalità, della fiducia istituzionale, persino dell’idea di patria. Tutti valori tradizionalmente di destra, e comunque fortemente rispettabili in qualunque democrazia. Questo sarebbe un problema della destra, se non fosse diventato un problema del Paese.

Scrivi che sembro preso dall’ossessione berlusconiana, proprio a commento di un mio post in cui dico che farei a meno di sentir parlare ossessivamente di lui da parte dei suoi media e in generale dei media, dei suoi politici e in generale dei politici, eccetera. Strano. Perché io non sono ossessionato da B. Sono preoccupato di quello che a causa anche sua (cioè della sua presenza in politica) sta accadendo al mio Paese, per il quale provo una grande malinconia. Ho ricevuto, qualche mese fa, l’invito a insegnare all’estero. Ho declinato. Sto qua, chiedendomi tutti i giorni se ne vale la pena, e rispondendomi tutti i giorni di sì. Perché penso che un futuro non accade da solo, ma si prepara culturalmente avvisando tutti che le cose possono essere diversi. Anzi, che noi tutti possiamo cambiare.

Senza questa volontà, caro vecchio studente, non esiste la politica, e senza la politica non esiste la democrazia.

Buon vento.

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