Pubblicato da: faustocolombo | 5, aprile, 2011

Quando tutto questo sarà finito

Ciao ragazzi,

vi scrivo oggi, perché non si sa mai. Il tempo passa e io invecchio, ho i capelli quasi bianchi e certe volte avverto la stanchezza del maratoneta quando la corsa non è finita ancora, e sa che dovrà farne ancora di fatica, ma l’adrenalina dei primi passi, la sensazione di entusiasmo per ciò che sta per succedere, l’emozione di tutta quella gente pronta a partire, non sono neanche più un ricordo. Così vi scrivo, per dirvi che non dovete avere paura. Potete essere arrabbiati, preoccupati per il vostro futuro (siete così diversi: quella piccola, studiosa, estroversa tutta pepe, e l’altro grande e grosso, con la musica della vita dentro, e niente che vuole uscire fuori: ma vi sento ogni tanto l’ansia che monta, a tutti e due), vagamente stanchi di aspettare senza sapere cosa, ma non abbiate paura, perché tutto questo finirà.

Non è un augurio, una profezia, un incoraggiamento. E’ la verità della storia. Le persone e le ere passano, e tutto cambia senza che lo si possa arrestare. Allora, quando sarà finita, ricordatevi di fare una di queste due cose, a seconda dei casi.

Se ci sarò ancora venite a cercarmi. Avrò un bicchiere di vino in mano, sarò con lei, seduto in giardino a guardare gli alberi oltre la siepe e a festeggiare in silenzio. Voi entrare piano, e sedetevi sull’erba. Non dite niente per favore, lasciatemi vivere l’emozione del mio Paese che finalmente può tornare a respirare. Lasciatemi sentire il rumore della democrazia che ricomincia a agitare le sue radici. So che non sono riuscito a dirvi tutto della passione politica, di quella cosa strana che vi fa sentire parte di un grande tutto, responsabili verso la vita, attraversati dalla storia. Ma non chiedetemelo, allora. Provate a respirare con me, in silenzio, e vedrete che capirete. Sarò stanco, provato, come se avessi combattuto una battaglia. E l’avrò combattuta, fino all’ultimo, ci potete contare.

Poi c’è il piano B. Magari sarà tardi, per me. Allora portatemi qualcosa. Che so, un fiore, un libro, l’orologio che non lascio mai. Portatemelo e ditemi ecco, è finita. Hai aspettato tanto, ma adesso è finita. Le cose sono cambiate. Quelli che hanno ammazzato il Paese sono in fuga, sono nascosti, sopraffatti dalla sconfitta e dalla vergogna. Hai vinto comunque, anche se non ci sei più. Fatelo, per favore. E poi andate a festeggiare anche per me, e ricordatevi di non avere più paura, mai.

Buon vento, figli miei.

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Responses

  1. Quello che traspira dalla tua bella pagine è il tema del “mundus senescit” (che Eco ben descrive nell’incipit del Nome della rosa). Sospetto, Fausto, che tu, come me, sia un medievale che veste i panni del sociologo. E questo confermerebbe la tesi di alcuni di una philosophia perennis e di un medioevo eterno dentro i quali tutti saremmo ancora (e si tenga presente che tale visione di Medioevo è tutt’altro che negativa perché, paradossalmente, mai età storica fu così ricca di dubbi). E, a detrimento di coloro che tu politicamente stigmatizzi, così ostinatamente sicuri di tutto e mai proclivi al dubbio, rimane il fatto che, per fortuna, i vecchi leoni possono sentirsi, in qualche frangente, “stanchi” ma non per questo cessano di essere leoni o maratoneti. Anche perché il bello è che, alla fine, si scopre che quello che pensiamo e diciamo ha plasmato e forgiato giovani individui che porranno termine a questo ciclo ventennale che i libri di storia non annovereranno tra i “memorabilia”. Il nuovo arriverà.

  2. @franco: è così. non mi dispiace l’idea che il nostro vascello si muova nel mare medioevale, più piccolo e più profondo degli oceani di oggi…

  3. buon vento a te, che con i capelli bianchi assomigli sempre di più a nathan never…

  4. Ne parlavo poco fa con un amico al telefono. Lui mi diceva: ma non sei stufo di leggere paginate di Repubblica con B. protagonista, non trovi che l’indignazione alla lunga porti alla nausea? Non sei stufo di constatare ogni giorno l’inutilità di tutto ciò? Mi diceva: è finita, è finita, bisogna solo andarsene, creare le condizioni perché i propri figli possano andarsene. Siamo un popolo di ignoranti, vecchi e beoti, mi diceva. E le nuove generazioni non sembrano meglio. Questo è un paese finito. E io che provavo, in qualche modo, a fargli capire che così per me non si può vivere, che tenere acceso un barlume di speranza, magari anche impegnarsi per tenerlo acceso, nel proprio piccolo, è l’unico modo per riuscire ad andare avanti. Facevo fatica a dire la mia, lo confesso, mi sembrava che i suoi argomenti fossero i più razionali, difficilmente contestabili (come contestare per esempio che “la capacità di narrazione di Berlusconi continua a sedurre molta parte degli italiani, nonostante tutto”). Mi sembrava che il suo lucido pessimismo fosse più motivato. E che io mi limitassi a un poco convincente ottimismo della volontà. Leggere queste righe, subito dopo quella telefonata, mi ha ridato un po’ di coraggio. Proverò a girargli questo link
    Grazie, buon vento

  5. C) venirti a cercare per chiederti dov’eri mentre io ed altri combattevamo per riportare la democrazia e la speranza in questo paese.

  6. Caro Simone, non so chi tu sia. Ma posso immaginarlo. Sappi solo che se tutti, in Italia, avessero fatto, detto, scritto, soprattutto INSEGNATO anche solo un decimo di quel che ha fatto, detto, scritto e INSEGNATO il capitano di questa nave non ci sarebbe bisogno di alcun combattimento per la democrazia e la speranza, in questo cavolo di paese. E nemmeno spazio per accusatori da strapazzo.

  7. Silvano: immagina quello che vuoi (ma google e’ a tua disposizione). Mi aspettavo questo esatto commento, un grande classico.
    Il mio commento (ma forse non s’e’ capito) era rivolto al contenuto, non era una critica alla persona.
    Il fatto che non “passerà” da sola, questa situazione (come nessuna, del resto).

    Incitare alla reazione zen, soprattutto da qualcuno con la reputazione di cui parli, è, di fatto, remare contro.

    Forse il nostro ospite voleva dire “ho già combattuto tanto, tocca a voi”, il che è perfettamente comprensibile.

  8. Ma quale incitamento alla reazione zen? Ma cos’hai capito? Capisco che un ragionamento più complesso dei Vaffa… di Grillo possa disorientarti, ma cerca almeno di leggere con attenzione, prima di commentare, su. E ora finiamola qui, ché sembriamo i capponi di Renzo.

  9. Silvano: bravo, sai usare google. Non sei molto bravo ad approfondire, però.
    Ti spiace se mi prendo il diritto di replica dopo la seconda fallacia ad hominem che rivolgi contro di me?
    Il punto è molto semplice: l’autore dice che tutto questo finirà (“E’ la verità della storia. Le persone e le ere passano, e tutto cambia senza che lo si possa arrestare”) e dice che sentirà “il rumore della democrazia che ricomincia a agitare le sue radici.” come se la tendenza alla democrazia sia naturale, automatica, inarrestabile.

    A me invece la storia insegna che la società tende a degenerare e che sia necessario uno sforzo per indirizzare la società verso la democrazia e la giustizia. Sforzo tanto più titanico quanto più la degenerazione è avanzata.

    Non c’è niente di naturale nella democrazia e nella giustizia, sono “storture” costruite con il sudore e il sangue, non con il vino.

  10. Ci rinuncio. Non hai proprio colto il senso del pezzo, mi spiace, non voglio offendere, è che proprio non hai capito. Succede.

  11. a queste parole mi sento tua figlia un po’ anch’ io Fausto 🙂
    grazie

    suso

  12. @silvano, @simone: non sapevo se dire la mia, perché questo è uno spazio libero, e ciascuno è responsabile – ci mancherebbe – di quello che pensa e dice o scrive. Ma vorrei fare qualche considerazione molto light. Primo: ogni tanto uso questa tecnica letteraria: l’io è un po’ autore un po’ personaggio. Non so perché lo faccio. Mi viene così, e non ci rinuncio. Ma capisco che si apre il conflitto delle interpretazioni. Ben venga. Secondo: non so cosa pensate voi, ma io sono fatto così. Siccome faccio la mia battaglia politica ogni giorno, a modo mio (e magari non sono tenuto a darne conto in pubblico, se non mi va), e rispetto le forme e i modi degli altri, ho le mie tecniche per non mollare e non arrendermi. Una è di immaginare la vittoria. Mi ricarica, mi conferma, ma dà speranza. Immaginare quel giorno mi aiuta a non scoraggiarmi. Va da sè che le cose non capitano da sole, e che bisogna impegnarsi perché accadano. Ma – frankly speaking – mi sembra un truismo. Terzo. Simone, il sangue e il sudore sono importanti anche per me. Se proprio ti va un giorno ti posso raccontare un po’ meglio la mia storia (una palla, comunque). Ma il vino ha la sua importanza, non credi? 🙂

  13. Bravo professore, anzi bravissimo !

  14. @Fausto: grazie per il chiarimento. Come detto, la mia critica era volta al contenuto e quindi implicitamente, al personaggio. Quello che mi importa è far da contraltare al “tutto s’aggiusta” che, oltre ad essere tipicamente italiano, è (secondo me) una delle cause del problema.
    Del resto che libertà è se non si può neanche bere del buon vino? 😀

  15. Ecco io la penso così:
    “Se il mondo fosse monopolio
    dei pessimisti sarebbe da tempo sommerso
    in un nuovo diluvio; e se oggi
    la tragedia sembra inghiottirci
    si deve alla malvagità di alcuni,
    ma soprattutto all’indifferenza
    e all’egoismo della maggioranza.
    Il simbolo di troppa gente non ebbe
    fin qui , che due articoli:
    non vi è nulla da fare
    tutto ciò che si fa non serve a nulla.
    Ognuno,
    secondo le proprie possibilità e facoltà,
    contribuisca di persona alle molte iniziative
    di bene , spirituale, intellettuale, morale.
    Un mondo nuovo si elabora.
    Che sia migliore o ancor peggio,
    dipende da noi.

    G. Andrea Trebeschi

    Brescia 1897 –Dachau- Mauthausen- Gusen 1945”

    Ecco, come direbbe Totò, io modestamente “contribuisco”
    E sono sicuro anche tu.

    Verrà quel momento, verrà, e ci sarà tanto tanto da fare.
    Quindi: mi raccomando Fausto, prepara un bicchiere anche per me… ;o)

  16. Ci sarà sicuramente prof. Verrò a trovarla e insieme brinderemo alla vittoria. Esulteremo per il risveglio del Nostro Paese, la Nostra Italia. E le porterò del vinello.
    Lei tenga duro fino ad allora. Combatta. Si prenda cura di sè e dei suoi cari. Faccia del bene. Continui ad insegnare con la stessa passione. Continui a mettere la stessa voglia, lo stesso impegno. Non smetta mai di sorridere. Non smetta mai di arrabbiarsi (con parsimonia). Non smetta mai di amare.

    un abbraccio.

    Alessandro

  17. un giorno finirà. il giorno. la notte sarà sempre lì con la sua falce, di luna. quel giorno ci sarà solo lei. e noi. tornerà anche grazie a noi. e la sapremo riconoscere. la notte sarà festa fino al giorno dopo.

  18. Buongiorno, sono un baby boomer. Precisamente sono quello che ha, con buon successo, introdotto la nuova teoria sull’eclissi di luna.
    Sono anche quello con cui, all’Umbria Jazz, con te, allora non ancora professore, riponeva la tenda nell’abitacolo del 126 blu per assistere ai concerti senza farsela fregare e, ultimato il concerto la si sistemava sul tetto dell’auto. Insieme si procedeva verso un campeggio vicino alla sede del nuovo spettacolo, si montava la tenda, si passava la notte ed il giorno successivo di nuovo da capo: smontaggio tenda, tenda sul tetto, tenda nell’abitacolo, concerto, tenda sul tetto, montaggio tenda, notte, ecc.
    Poi la lunga traversata dell’Italia per raggiungere Firenze: guidavi solo tu, a me il compito di raccontare le interminabili avventure del “camionista di Bologna” per tenerti sveglio.
    Perchè tutto questo sproloquio oscuro ai piu’? Forse solo per accreditarmi.
    L’idea che ti proporrò ce l’avevo già in mente, ma dopo aver letto quella sorta di tuo mini testamento spirituale ( e tutti i blog che ne sono seguiti) mi sono deciso a proportela. Potresti organizzare la “serata degli amici del buon vento” (quando e dove ti sarà piu’ comodo e con chi vorrai rendere partecipe della cosa). sarà una semplice bicchierata dove guardarsi tutti in faccia. E già perchè tu sei il professore della comunicazione mediatica, ma io sono l’astrologo della comunicazione visuale (che è evidentemente quella nella quale ci si guarda negli occhi).
    Non prendere questa mia proposta come un obbligo, quello che mi preme farti sapere è che i baby boomers certamente hanno contribuito a rendere questo paese piu’ incerto, ma il buon vento lo hanno sempre avuto in sè ed ancora ce l’hanno. Si tratta solo di passarlo avanti, come se fosse il testimone da passarsi in una staffetta.
    Si tratta di rinvigorirlo e dargli nuova linfa affinchè quando tutto questo sarà finito, soffi ancora e soffi dai nostri stessi polmoni. Con l’occasione ringrazio Roberto per avermi rinfrescato Trebeschi. Un ultimo post scriptum: Un invito a riguardare i testi delle canzoni di Gaber del ’73: La presa del potere e La marcia dei colitici. Volendo anche: La libertà, La nave e Un’idea. Era il 73. Ciao, a presto.

  19. @alessandro. Ciao, amico mio ritrovato. E per una volta chissenefrega se mi faccio proprio i fatti miei su questo blog, anche da Zagabria, anche invece di ascoltare una relazione su cross media usage and anthropogical reserach…. Apro il cuore al mio vecchio compagno di avventure, di scuola, di musica e di viaggi, e di chissà quante cose ancora. E grazie di questa proposta, che proverò a realizzare, non so ancora come (ma se so che mi darai una mano la cosa mi fa meno paura). Perché sì, è ora di ritrovarsi e di ricominciare a camminare insieme, perché passare il testimone non vuol mica dire fermarsi, ma camminare insieme a tanta gente in più. Un abbraccio. Forte.


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