Pubblicato da: faustocolombo | 18, febbraio, 2011

Viva l’Italia

La mia settimana è cominciata con un convegno a Milano organizzato dal Partito Democratico sul tema del servizio pubblico radiotelevisivo. Il PD sta mettendo a punto una proposta di legge in questo senso, e l’ha discussa con operatori, studiosi, intellettuali un po’ dappertutto nel Paese. Il mio intervento era sul rapporto fra televisione (soprattutto Servizio Pubblico) e immaginario italiano. In breve la mia tesi è che fra i Settanta e gli Ottanta ci siamo messi in testa che era ora di smetterla con il ruolo pedagogico della Tv. C’erano diverse ragioni: una crescente voglia di consumo e di affrancamento dalle “guide intellettuali” in tanta gente; una autoriflessione dei ceti intellettuali che non volevano più prendersi troppo sul serio e corteggiavano i fenomeni subculturali (erotismo, provincialismo, spesso volgarità); la prepotente crescita di innovazione nel campo della comunicazione “commerciale”, dalla pubblicità a Ricci (per dire); una certa stanchezza per le deviazioni estremistiche della partecipazione politica e del mito dell’intellettuale (vero o presunto)-guida.

Bene, quarant’anni dopo penso di poter dire che mollare non il pedagogismo ma la stessa idea di un mandato pedagogico del servizio pubblico sia stata una sciocchezza, e penso anche che quella linea andrebbe saldamente ripresa e aggiornata. Non parlo naturalmente di far risorgere il povero Maestro Manzi o il teatro televisivo di Eduardo, ma di guardare con franchezza alla possibilità di mandare in onda il meglio della nostra cultura (ed è tanta roba), dando cibo anche a chi non ne può più di tutta la fuffa antistorica e anti-culturale che ci ha portato, anche politicamente, dove ben sappiamo.

E’ un’idea, e so che molti non sono d’accordo. Però poi ieri sera ho visto (unico pezzo di Sanremo) Roberto Benigni in Tv, in quel suo pezzo teatralmente magari molto ma molto imperfetto, in cui l’attore si è fatto probabilmente trascinare troppo dalla passione, in cui comunque ha saputo trascinare tutti quanti – qualche volta a loro dispetto – con una vera e propria lezione. Ho seguito i commenti sui social networks e li ho visti entusiastici, riconoscenti. Mi sono detto che l’operazione funzionava nella sua semplicità: non dare per scontate le conoscenze apparentemente ovvie: RB non ha citato niente che non si fosse studiato a scuola (almeno per la mia generazione), ma era un piacere risentire le cose in quel modo. Ha sistemato un po’ di sciocchezze (tipo la battuta su Italia schiava di Roma di Bossi) con la leggerezza del comico, e ci ha fatto rivivere il possibile stato d’animo di un anonimo giovane patriota che s’avvia alla battaglia e forse alla morte cantando l’inno di Mameli, di cui a molti frega soltanto sapere se i calciatori della nazionale lo cantano davvero o no.

Ecco, la piccola lezione pedagogica di Roberto Benigni, un uomo che non ha paura di sfiorare la retorica per una buona causa (la cultura, la storia, la passione) mi pare confermi quello che dicevo sopra, e che ho provato a sostenere lunedì scorso: torniamo a fare cultura nel senso più ovvio del termine, nei luoghi più ovvi del Paese: proprio quella scuola, quella università, quei teatri e quei musei, per non parlare della Rai, su cui si accanisce la subcultura di governo. Così, senza paura. E vediamo, vediamo come va a finire.

Buon vento

p.s. Avviso ai naviganti: mi sono preso un semestre sabbatico. Comincio stasera. Lo dico così, per festeggiare con tutti voi. Per me è un’occasione importante. Spero di non sprecarla.

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Responses

  1. Buon Vento a lei, Professore. Questa volta più che mai.
    Esse

  2. Assolutamente d’accordo. E siccome il tema mi sta a cuore (la cultura del Berlusconismo, che è peggio del Berlusconi vero, è secondo me veicolata da questo modello televisivo) aggiungo che, a mio modo di vedere, la perdita di un “intento pedagogico” – chiamiamolo così – e la “svendita” alla logica commerciale sono tra le ragioni principali dello svilimento e della (per la) volgarizzazione della tv pubblica.
    E con “logica commerciale” non penso necessariamente al legame con il circuito pubblicitario, ma alla presa a modello dello stile-mediaset, al punto da imitarne i programmi e giungere persino a trapiantare letteralmente “pezzi” di programmi di successo (in termini di format come in termini di personaggi – es. i due comici portati a Sanremo dalle Iene) all’interno dei programmi Rai.
    La Rai in questo modo rischia di perdere l’identità, ammesso che non sia già successo. Sanremo – per quanto poco ne capisca – mi pare corra lo stesso rischio (e per quanto io non l’abbia mai seguito con assiduità, e anche stavolta ne abbia visto solo degli stralci, credo sia un pezzo di cultura italiana che sarebbe possibile – se non facile – valorizzare, grazie appunto al patrimonio culturale a disposizione e anche ai talenti musicali che certamente non mancano). Invece, nel tentativo goffo di rinnovarsi imitando ciò che è popolare, la Rai trova un insieme di elementi e personaggi che – al di fuori del loro contesto naturale – conferiscono un’impressione generale di..assenza di identità (oltre che carenza di professionalità). Sembra che non si sappia dove andare, e a volte si arriva a sospettare che la confusione, l’assenza di rotta e di identità siano volute, in quanto funzionali a chi governa.
    A volte credo si debba discutere meno della “par condicio delle voci chiamate in causa” (se parla uno di sinistra deve parlare anche uno di destra, se si intervista Berlusconi bisogna intervistare anche…anche…beh un altro), mentre penso che bisognerebbe interessarsi di più ai contenuti.

    Beh, scusate il pistolotto, istintivo e probabilmente un po’ confuso, buon x voi che non intervengo quasi mai…

    p.s. in bocca al lupo x i 6 mesi sabbatici, ma non ci prenda gusto che impigrirsi è facile e in università c’è bisogno di vento! 😉

  3. Buon Semestre sabbatico Prof! Non sa quanto la invidio…

  4. INfatti del monologo di Benigni ieri sera qualcuno ha commentato che andrebbe ‘portato’ nelle scuole.
    Mi veniva in mente a proposito di questo discorso molto importante una provocazione di Baricco di un paio di anni fa che non so che seguito abbia avuto poi http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/spettacolo-baricco/spettacolo-baricco/spettacolo-baricco.html
    grazie per queste parole, per essere sempre aperto al popolare – in senso buono – senza preconcetti intellettualoidi

  5. un abbraccio Fausto. Che il sabbatico possa non cambiarti di una virgola.
    Paolo

  6. si, va bene l’anno sabbatico
    Ma noi?

  7. @roberto: ma scusa, vi pare che smonto dalla tolda? Mi sopporterete ancora, purtroppo per voi… 🙂


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