Pubblicato da: faustocolombo | 3, febbraio, 2011

Quel che ho imparato presentando Boom

Il mio libro Boom. Storia di quelli che non hanno fatto il 68 (Rizzoli) è uscito da Rizzoli nel 2008. Non è stato un successo vertiginoso, ma è comunque un libro importante, per me, anche se fino a ieri non sapevo bene perché. Mi raccontavo dei motivi: per esempio importante per l’esperienza che si è portata dietro nella macchina strana dell’industria culturale, di cui per una volta sono stato ingranaggio, anziché osservatore disincantato. E’ nato da un’idea discussa con il mio amico Alberto Saibene, promosso e curato (direi cullato) durante la scrittura da un agente letterario come Marco Vigevani, che mi ha procurato un bel contratto editoriale. E’ stato plasmato e limato grazie a due giovani editor di cui ho un bellissimo ricordo. Infine è uscito e recensito variamente, senza grande intensità, fino a produrre una serie di presentazioni-spettacolo che ho portato in giro per l’Italia, dalla Lombardia alla Campania, Dalla Liguria al Friuli. Mi hanno accompagnato in quelle presentazioni degli amici molto cari, chi recitando, chi suonando, chi rivelando inaspettatamente la propria vocazione di figlio, al di là dei miei meriti di padre (faccio i nomi: Roberto Assente, Annalisa Paladini, Antonio Branca, Lorenzo Colombo). Ricordavo tutto questo ieri, mentre andavo ospite del Circolo dei Lettori di Torino, ospite di Federico Audisio, medico-scrittore che anima uno dei gruppi di lettura. Per chi non lo conoscesse, il Circolo dei lettori è una materializzazione dell’Utopia di Bradbury in Fahrenheit 451: un luogo in cui i libri sono cultura viva da trasmettere e da animare. Un palazzo bellissimo della vecchia Torino (Palazzo Granieri della Roccia), una infinità di salette piccole e grandi in cui scrittori e lettori si incontrano, si raccontano, si scambiano esperienze. E – sempre per chi non lo conoscesse –Federico Audisio è una bella figura di medico (omeopata) e scrittore, premio Bancarella con un suo romanzo qualche anno fa. Ci eravamo parlati per telefono: Federico è amico di un mio amico, che gli ha parlato di me. Mi ha telefonato, mi ha invitato. E ieri ho vissuto questa nuova esperienza di presentazione di Boom, davanti a un piccolo e agguerrito gruppo di persone amanti dei libri e delle storie. Una bella serata. Alla fine Federico mi ha invitato a cena (Ristorante Porto di Savona, in Piazza Vittorio Veneto) e abbiamo fatto una chiacchierata. Ma non è stata una chiacchierata. E’ stato uno scambio di vite, di esperienze. Lui, in particolare, mi ha raccontato della fatica e della bellezza di scrivere un nuovo romanzo, e mentre parlava, ho capito cosa mi ha dato Boom. Una rete di relazioni e di amici. Posso dire di aver fatto la pace con il mio libro, che fino a ieri mi era parso sacrificato da poca visibilità, da un successo incerto. Ecco, francamente: chissenefrega del successo. Che bella esperienza scrivere e leggere questo libro, parlarne con così tanta gente interessante, incontrare gli Altri davvero. Adesso, in fondo solo adesso (ma non è poco), posso finalmente andare oltre. Ciao, Boom. E grazie.

Buon vento.

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