Pubblicato da: faustocolombo | 26, gennaio, 2011

Indignons nous!

In viaggio verso Digione, ho arraffato (pagando, s’intende, la modica cifra di euro 3) il beste seller di Stephane Hessel, Indignez vous! (Editions Indigène, Montpellier, 2011, 11a edizione). Se n’è molto parlato anche da noi, e ho pensato che avevo l’occasione di verificare di persona. Esito dell’acquisto: l’ho divorato in venti minuti (pp. 30), e li ho subito amati profondamente, il libro e l’autore. Chi è Stéphane Hessel? Un francese oggi ultranovantenne, di provenienza berlinese, di famiglia ebraica, padre scrittore e madre pittrice, studente dell’Ecole Normale, partigiano della resistenza gaullista, combattente per la libertà infiltrato in territorio occupato, più volte preso, internato in campo di sterminio, fuggito. Fra gli estensori della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo (1948); sostenitore dell’indipendenza dell’Algeria, poi ambasciatore presso le Nazioni Unite, infine visitatore partecipe della tragedia di Gaza.

Di cosa parla il libro? Del dovere di indignarsi. Gli argomenti di Hessel sono così scanditi:

a) dalla lontananza della sua vecchiaia (“La fine non è più molto lontana” scrive con fermezza), il vecchio partigiano rivendica il valore della Resistenza, a dispetto dell’inversione di tendenza che gli pare di constatare. Il suo valore sono le sue scommesse e le sue acquisizioni: la nazionalizzazione dei beni comuni come l’energia; la stampa indipendente; il diritto all’istruzione. Da cos’è nata la Resistenza, dice Hessel? Dall’indignazione. Dall ‘indignazione di molti verso il Nazismo. E l’indignazione – dice il nostro autore – muove la storia.

b) il contrario dell’indignazione è l’indifferenza (“il peggiore degli atteggiamenti”): chi è indifferente rinuncia alla sua umanità insieme al suo impegno. A cosa si rischia di essere indifferenti oggi? Alle due Grandi Sfide: il divario che cresce fra ricchi e poveri e la salvezza del pianeta.

c) ci sono sempre motivi per indignarsi, dice Hessel. Per esempio lo indignano il regno dell’interesse e del denaro, il precariato dei giovani, la rinuncia ai valori e all’utopia di una società giusta, la persecuzione degli immigrati, lo smantellamento dello stato sociale. Oggi, soprattutto, lo indignano i fatti di Palestina, che costringono un popolo in una condizione disumana.

d) l’effetto dell’indignazione è l’azione. Ma l’azione perfetta è non violenta, dice Hessel. E su Gaza e Hamas ha parole difficili, ma molto nette: “Nella nozione di esasperazione bisogna comprendere la violenza come una conseguenza da evitare di situazioni inaccettabili per chi le subisce. Allora si può dire che il terrorismo è una forma di esasperazione. E che questa esasperazione è un termine negativo. Non bisognerebbe esasperarsi, bisognerebbe sperare (il ne faudrait pas ex-aspérer, il faudrait es-pérer). L’esasperazione è una negazione della speranza. Essa è comprensibile, direi persino naturale, ma tuttavia essa non è accettabile.”

e) Hessel propone allora la non violenza come strumento, e una insurrezione pacifica come atto necessario, richiamando un documento dei veterani della Resistenza nel Sessantesimo della Resistenza Francese (2004), che chiama “a una vera insurrezione pacifica contro i mass media, che propongono come orizzonte per la nostra gioventù il consumo di massa, il disprezzo dei più deboli, l’amnesia generalizzata e la competizione a oltranza di tutti contro tutti”.

Sento un lungo brivido lungo la schiena. E voi?

Buon vento, Stéphane, merci.

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Responses

  1. a me viene in mente lo yoga kundalini che mi dà proprio questa identica capacità fisica di indignarmi composta

  2. @giuliana: ecco, indignarsi composti è una magnifica definizione

  3. Indignazione e speranza, sono i sentimenti che ci salveranno. Attraverso la compostezza e la fermezza delle nostre idee.
    Un libro da diffondere e sostenere negli intenti. Grazie anziano signore, continua
    così.

  4. anche il mio vecchio padre spirituale(un frate cappuccino) nelle sue omelie incita i credenti di questa piccola città molto provinciale,ad indignarsi quando per esempio si va in un ufficio pubblico e non trovi l’accoglienza(si fa per dire) che dovresti. Io sono molto indignata ma anche un pò arrabbiata, grazie


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