Pubblicato da: faustocolombo | 15, gennaio, 2011

I giorni della vergogna

Oggi avevo messo in conto di parlarvi dell’ultimo libro che ho curato, appena uscito per i tipi di Peter Lang. Ne sono molto orgoglioso, e ieri ho brindato con chi avevo intorno, perché si tratta della mia prima curatela internazionale per un grande editore, e sentivo particolarmente l’emozione. Purtroppo la voglia di festeggiare mi è passata, per le recenti vicende. E anche un po’ per la giusta amarezza delle considerazioni di tanti naviganti sulle esternazioni della ministra Gelmini sulle lauree in Scienze della Comunicazione. Allora provo a buttar giù un simil editoriale giornalistico su quanto sta accadendo.

Punto primo: le esternazioni della Gelmini. Il dibattito che avete lasciato su quel post, i ricchi commenti, link e suggerimenti valgono un libro. Certo: un ministro non dovrebbe parlar male della “sua” università, dei “suoi” corsi di laurea. Ma è ormai chiaro (per me) che la ministra non conosce l’università che rappresenta, e che ha riformato con arroganza pari solo alla superficialità dei pregiudizi di cui si è fatta portatrice. Non conosce i suoi meccanismi sedimentati, non conosce il suo “cuore”. E non conosce profondamente nemmeno i suoi difetti, che potevano essere corretti con più pazienza e maggior saggezza, a partire dall’esperienza di chi ci lavora. Ma non è tutto. L’esperienza dei corsi di laurea in scienze della comunicazione ci dice qualcosa di una certa fase storica, che avrà bisogno di attente letture: una fase che ha segnato la svolta nel nostro Paese: l’ultimo speranzoso tentativo di svecchiare l’università a partire dalle sue risorse, dalla sua tradizione. Isolare l’idea delle scienze della comunicazione può essere stata un’idea balzana, ma è stata una sfida, grande e forte, a volte vinta a volte persa, che meriterebbe una rilettura attenta, e che comunque non ha affatto prodotto più disoccupati di altre lauree, come dimostrato da Alma Laurea. Può darsi che domani guarderemo a questo esperimento, come alla seconda repubblica, persino con nostalgia, se la strage della cultura e del Paese andrà a buon fine. Oppure la guarderemo con rinnovata speranza, se la china si fermerà, prima della catastrofe…

Punto secondo: il referendum Fiat. Mi sono fatto un’idea, e la voglio dichiarare. Non sono di quelli che crede di capire al volo chi ha torto e chi ha ragione (nemmeno quando sono in causa io con le mie convinzioni). Non sono quindi in gradi di assicurare se le nuove regole fossero migliori o peggiori delle vecchie. Ma sono certo che mai, dico mai, ho assistito a una prova di democrazia limitata come questa. Governo, grande industria, pezzi di maggioranza e pezzi di opposizione, e soprattutto la stragrande maggioranza dei media ci hanno fatto credere per settimane che gli operai della Fiat contrari all’accordo, un importante sindacato come la FIOM, fossero semplicemente dei retrogradi ideologizzati, e non persone che si battevano contro una riduzione di libertà e di diritti. E di questo, assolutamente, si trattava: meno diritti, più promesse di lavoro. Mi dà fastidio che gli operai siano trattati come idioti. Sono persone che lavorano, hanno stipendi relativamente bassi per la fatica che fanno, e la loro fatica è quella che più assomiglia al lavoro umano come è sempre stato inteso: produzione (sia pure alienata) di un bene. Produzione materiale, lavoro fisico. Raccontarli come privilegiati è stata una bassezza senza pari, anche se viene da lontano. E mettere in chiaro che votare no era come spostare fuori dall’Italia la produzione dell’auto si chiama, semplicemente, ricatto. La mia ammirazione al coraggio dei no. E chissenefrega se magari, per le magnifiche sorti e progressive dell’economia globale avevano torto.

Punto terzo: mi vergogno di un anziano signore che organizza festini nelle sue varie case, strepita contro i magistrati, risponde non rispondendo alle domande dell’opinione pubblica, mente (vogliamo ricordare che non è sempre stato assolto, perché essere riconosciuto colpevole di reati caduti in prescrizione non è un’assoluzione?). Peccato che sia il premier del Paese in cui vivo.

Buon vento gente, anche se la vela rischia di strapparsi.

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Responses

  1. è urgente trovere il modo per dare una voce pubblica alla verità negata…

  2. condivido ogni parola del post.
    grazie

  3. dopo la vergogna (per il terzo punto, c’è il dovere di passare all’azione; chi non lo farà sarà, indirettamente, complice

  4. Lei dà sempre luce ai miei pensieri, gentile prof.
    La bassezza degli ultimi avvenimenti è che si fa ricadere sempre sui più deboli la
    responsabilità di chi sta rovinando questo paese. Non è più accettabile che
    i lavoratori, i pensionati, gli studenti debbano sempre pagare sulla propria pelle
    gli errori di tutti. Tasse comprese.
    E chi in veneranda età “elargisce” denaro alle ragazzine affinchè trovino un lavoro,
    farebbe meglio a promuovere leggi in parlamento affinchè queste giovani signorine possano trovare un’occupazione secondo canoni dignitosi e rispettosi
    dell’intelligenza di tutti.
    Aspetto che giri il vento, che arrivi quello buono.

  5. Professore, se domani il punto 3 la chiamasse e le dicesse “Fausto, leggo il suo blog e lei mi sta simpatico. Serve un viceministro. Le andrebbe di dare un aiuto al punto 1?”, lei che cosa risponderebbe?

  6. @Rossella: la domanda mi offende (ma solo un pochino 🙂 ). Penso che ciascuno debba stare dalla propria parte, con onestà e senso della misura. Ci sono tanti collegi di buon senso e molto più intelligenti di me anche nel Centro Destra. Basta pescare da lì. Eppoi a me piace fare politica in un altro modo, più adatto al mio mestiere. E infine, non saprei fare il Viceministro, qualifica che richiederebbe competenze politiche e competenze tematiche, e io ho (forse) solo le seconde. In compenso mi sembra che l’attuale ministro sia carente sotto entrambi gli aspetti…

  7. Grazie per la risposta 😉 La domanda mi è venuta in mente leggendo il punto due. Nel 2008 si parlava di ministero ad Ichino rifiutato. Devo dire che il rifiuto mi dispiacque, forse oggi il punto due sarebbe diverso.

  8. Un interessante, ulteriore contributo al dibattito, dalla penna di Giovanni Boccia Artieri: http://www.apogeonline.com/webzine/2011/01/17/il-ministro-e-i-corsi-dove-si-pensa-linnovazione.

  9. Cosa dovra’ ancora succedere perche’ il Satrapo venga rimosso per palese indecenza ed inadeguatezza? Ma cos’hanno nella testa e nel cuore le persone che lo difendono a oltranza, che strepitano contro i magistrati e la sinistra, che si ostinano a negare tutto. La Repubblica Italiana puo’ finire in questo fango? La politica italiana puo’ continuare a muoversi tra il pene, il penale e il penoso?
    Veramente resta solo lo sgomento….

    http://www.ilpost.it/2011/01/18/la-facciamo-finita/

  10. Sono finalmente riuscito a leggere l’editoriale di Avvenire, a firma del direttore Marco Tarquinio, sull’ormai nota vicenda.
    E’ stata venduta come una durissima critica al Presidente del consiglio e ai suoi comportamenti: confesso che a me non sembra affatto cosi’. Io credo che di fronte ad una vicenda del genere si abbia il dovere di essere netti nel giudizio. Un presidente del consiglio, a fronte di accuse (dico accuse, non condanne) suffragate da documenti come quelli che stanno emergendo, dovrebbe dimettersi o no? Un editoriale di un direttore di giornale che non risponda in modo semplice a questa domanda non raggiunge, a mio modesto avviso, il livello minimo di chiarezza ed onesta’ intellettuale richiesto da questa circostanza.

    Conclude l’articolo: “A noi italiani, a tutti noi, comunque la pensiamo e comunque votiamo, è dovuto almeno questo: un’uscita rapida da questo irrespirabile polverone. E ognuno deve fare per intero la propria parte perché questo avvenga con tutta l’indispensabile pulizia agli occhi dell’Italia e del mondo”.
    Ma chi e’ responsabile di questo polverone? Cosa significa, in questo caso concreto, fare la propria parte? Se non si risponde a questo le parole suonano piuttosto vacue e retoriche.
    Anche perche’ nell’articolo ci sono staffilate micidiali nientemeno che contro la magistratura inquirente.
    E allora non si capisce bene chi e’ davvero responsabile del polverone.
    Si dice ad esempio:
    “…oggi, nessuno può dire come si concluderà l’indagine milanese sul presidente del Consiglio. Io so che è arrivata, come un terribile tornado, all’indomani della sentenza della Corte costituzionale che ha in parte corretto e affievolito la normativa sul legittimo impedimento (il mini- scudo posto a tutela dell’attività di un uomo di governo sottoposto a iniziative giudiziarie).” Si vuole forse insinuare che tutta la vicenda (inchiesta che dura da diversi mesi) viene usata strumentalmente dai magistrati contro Berlusconi? Parrebbe di si’ perche’ si afferma anche ” Si può legittimamente argomentare sul motore di questo ennesimo e increscioso affondo giudiziario contro Berlusconi, ci si può persino interrogare sulle straordinarie energie investigative investite in questa vicenda da strutture centrali di polizia e dalla procura milanese.” Capito? Ennesimo e increscioso e’ l’affondo giudiziario! su questo si puo’ argomentare. Mentre parlando dei reati che sarebbero stati commessi dal Presidente e’ tutto un fiorire di “da provare”, “non so” e di condizionali.
    Ora: i reati di Berlusconi sono tutti da provare, ma si accusano apertamente i magistrati di un reato gravissimo e sanzionato pesantemente dal codice penale: agire per fini non di giustizia ma di lotta politica, manipolare e pilotare fraudolentemente le indagini per colpire ingiustamente una persona, usare mezzi spropositati per l’inchiesta. Ma per questa accusa tremenda verso i magistrati inquirenti il garantismo e la prudenza non valgono piu’, le prove non sono invocate a gran voce. Pazienza.

    A mio modesto avviso c’e un’altra enorme miopia nell’argomentazione. Ad un certo punto il direttore rivendica un po’ bellicosamente, (non si capisce bene con chi se la prenda), di aver avuto sempre lo stesso metro nel condannare “l’infame industria della prostituzione, contro la pedofilia in tutte le sue forme comprese quelle mercenarie, contro le lusinghe e le violenze tese a indurre qualunque persona – soprattutto le più piccole e le più fragili – a fare mercato del proprio corpo.” Benissimo, sacrosanto. Verrebbe da chiedersi se il sistema Mora-Fede-Minetti (consigliere regionale di Formigoni), a servizio di Berlusconi, coi suoi addentellati nello spettacolo e nella politica, sistema che vive alla luce del sole da anni, non faccia parte dell’infame industria della prostituzione. Verrrebbe da chiedersi se l’idea della donna propagandata esplicitamente dal Presidente, e incarnata nelle sue televisioni in questi anni, non sia una forma mercenaria, una lusinga e una violenza sulla donna. Ma il problema vero, per Tarquinio, e’ che oggi “altri mostrano di aver cambiato parere e di nutrire un nuovo e vibrante sdegno per i casi (da provare) di prostituzione e di prostituzione minorile che riguarderebbero l’attuale capo del governo. Loro hanno cambiato parere, noi no”. Insomma: l’indignazione di oggi e’ ipocrita, noi di Avvenire si’ che ci indignamo per le cose giuste al momento giusto! Ma, infine, chi sono questi altri? Sono coloro che “Hanno degnato di superiore condiscendenza la nostra incapacità di capire che, nel mondo evoluto di oggi, il «mestiere più antico del mondo» è ormai una «professione» come un’altra, meritevole della mutua, della partita Iva, di riconoscimento sociale e, persino, di ruolo politico.” Cioe’: chi oggi si indigna contro l’infame industria della prostituizione organizzata da uno degli uomini piu’ potenti del pianeta per soddisfare i suoi piaceri perversi, industria che induce alla prostituzione anche minorenni, ieri non si indignava di fronte all’esistenza del meretricio e addirittura arrivava a chiedere protezione per le prostitute. No caro direttore: io non mi indigno neanche oggi di fronte al fatto che esiste la prostituzione, o se qualcuno chiede, piu’ o meno discutibilmente, diritti per le prostitute. Questo sarebbe moralismo. Difendere i diritti di chi si prostituisce non esclude affato l’indignazione di fronte a chi, da una posizione di forza, erige la prostituzione a sistema. La prostituta non e’ il pappone. Credo che tutti dovrebbero indignarsi, se la parola “morale” ha ancora un senso e una semantica, di fronte al fatto che la persona che mi dovrebbe rappresentare nel mondo organizzi un’ infame industria della prostituzione, che la rivendichi sghignazzando, che induca alla prostituzione delle giovanni donne, anche minorenni, coprendole di facile danaro, intervenendo con prepotenza su altri organi preposti, regalando appartamenti, gioielli, cariche politiche (!!!) facendo credere loro che per guadagnarsi da vivere la via piu’ sicura e veloce sia prostituirsi. Questo e’ inaudito! Questo il quotidiano dei vescovi italiani dovrebbe dire a chiare lettere, senza se e senza ma: Presidente, Lei deve andarsene immediatamente!

  11. […] con i dati di altri corsi di laurea potreste avere delle sorprese. Sul piano culturale, ci ricorda Fausto Colombo, l’invenzione di questo corso di laurea rappresenta non tanto il tentativo di parcheggiare […]


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