Pubblicato da: faustocolombo | 5, gennaio, 2011

Esserci o non esserci, raccontare o non raccontare

L’ultima riflessione di Giovanni Boccia Artieri sul suo blog incrocia magicamente i miei pensieri di apertura d’anno. Il suo post riflette sul ruolo della scrittura nel blog, non tanto nel senso individuale che può assumere, quanto più in generale nel suo senso sociale, nella sua costruzione guidata o eteroguidata di uno storytelling che libera o imprigiona.

Qualche considerazione sul tema, forse legata al fatto che sto per prendermi un periodo sabbatico in cui – per la prima volta in quindici anni – lascerò la direzione del centro di ricerca e il mio abituale gruppo di lavoro per avventurarmi in un viaggio molto personale (a proposito: come stare a terra e vedere il tuo equipaggio salpare senza di te per la prima volta. Un grande senso di solitudine, ma anche la gioia di vedere che navigano…). Come i naviganti sanno, da qualche tempo uso il paradigma foucaultiano per studiare i lati oscuri del potere nella rete. L’approccio di Giovanni Boccia mi sembra vicino a questo punto di vista. Quando liberamente scriviamo ci liberiamo davvero o piuttosto partecipiamo alla costruzione della rete di controlli e poteri che ci lega e ci vincola?

Faccio un esempio: ho pubblicato la mail di WordPress, la piattaforma che ci ospita, con i dati sull’ultimo anno di attività del blog. L’ho fatto perché mi riusciva indisponente avere dei dati sulla lettura: mi pareva di avere delle informazioni sui lettori che i lettori non potevano vedere. Così li ho pubblicati, e mi sono messo in pari. Ma ciò non toglie che i dati su di me e su di voi siano stati raccolti, e siano da qualche parte, così come le statistiche di Liquida o Wikio, per dire.

Poi, il discorso di Giovanni va avanti, e si chiede se in fondo anche la forma che prende la scrittura non sia qualcosa che – visto che non incide poi tanto sui processi politici e sociali – copre le forme profonde del potere, nel senso che fornisce un surrogato alla cultura dominante, ma non riesce a sostituirla.

Temi grandi, naturalmente, su cui tornare.

La mia risposta provvisoria è che noi siamo certamente dentro un mondo fortemente controllato (disciplinato, direbbe Foucault). Ciò non toglie che i nostri atti di discorso, se consapevoli dei meccanismi disciplinari, possano recuperare la libertà della comunicazione, che è relazione fra uguali, apertura agli altri. E questo è anche l’augurio che faccio a tutti noi, autori e lettori insieme di questo blog.

Insieme all’altro, immancabile augurio anche in apertura d’anno: buon vento, amici miei.

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Responses

  1. La sua risposta provvisoria mi trova sostanzialmente d’accordo. La relazione tra uguali, l’apertura agli altri devono essere i fattori predominanti, quelli in primo
    piano, quelli che soverchiano i lati oscuri. Anche per iniziare l’anno con un po’
    di ottimismo.
    Buon vento per tutti i prossimi mesi e per le nuove cose che andrà ad intraprendere.

  2. come sempre con mario perniola contro la comunicazione mass-mediatica e per la sospensione creativa. buon anno sabbatico fausto.


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