Pubblicato da: faustocolombo | 22, dicembre, 2010

Ciao Enzo Bearzot

Da qualche giorno non riesco a scrivere niente, tantomeno su questo blog. Ma devo fare un’eccezione per la scomparsa di Enzo Bearzot. Gli devo assolutamente dedicare uno dei ricordi più belli della mia vita. Ero proprio agli inizi della mia carriera universitaria, e avevo la possibilità di partecipare per la prima volta a un convegno importante, dedicato alla semiotica del cinema. Così andai in macchina a Urbino, una domenica sera. La macchina era piena di studenti/colleghi/amici, compreso l’organizzatore del convegno, destinato poi a una brillante carriera internazionale. Arrivammo dunque a Urbino, e prendemmo posto nei collegi universitari. Era domenica, dicevo. Era la domenica della finale dei campionati del mondo di Spagna. Cercammo un posto dove guardare la partita, e alla fine ci accomodammo sulle sedie di un bar davanti al Palazzo Ducale, dove c’era un televisore. Mentre si faceva buio, la partita cominciò per i nostri respiri sospesi, e ogni tanto le telecamere inquadravano Bearzot, e Pertini. Cabrini sbagliò un rigore, nel primo tempo, e noi lì, durante l’intervallo, a cercare di stemperare con le battute la tensione. Poi andò come sappiamo: il solito gol di Rossi, la cavalcata in trance agonistica di Tardelli, la perla di Altobelli, il gol tedesco (di Breitner?) che accontentò il turista tedesco davanti a me, il quale si girò come a dirmi: almeno questo avete fatto bene a farcelo segnare. Ci stringemmo la mano, alla fine, con quel turista, perché in quella sera si era alzato un vento di entusiasmo e di unità. Con gli amici e colleghi ci sciogliemmo in un grande fiume di gente che sorrideva e andava non si sapeva bene dove. C’erano bandiere, canti, felicità. Avrebbe poi detto il Presidente della Repubblica in un’intervista: questo Paese ha attraversato una brutta settimana e domani ne comincia un’altra, ma questa è la nostra domenica, e godiamocela. Ecco, quella era la domenica del nostro Paese. E noi eravamo tutti insieme a festeggiare.

Quando penso a Bearzot che se ne è andato penso alla fine che sta facendo l’Italia. La settimana dopo non è stata migliore di quella precedente: solo illusioni anni Ottanta, speranze anni Novanta, delusioni della prima decade. E quelli che sembravano amici si sono rivelati spesso per quello che erano: conoscenti interessati e non troppo fedeli. Nella vita pubblica come in quella privata. Ma la gioia di quella finale non si è mai spenta del tutto. Più che la nostalgia stimola la sensazione che ci sia ancora qualcosa sotto la cenere. E quel qualcosa prego sia rimasto nel nostro smandrippato Paese, che è ancora come lo descriveva il cantore del Mundial, Gianni Brera: pieno di limiti, povertà e difetti, ma di tanto in tanto capace di trovare nella propria umiltà la vena dell’eroismo.

Di tutto questo forse non avremmo assaporato nulla, se non ci fosse stato lui, Enzo Bearzot, con la sua pipa, la sua testardaggine e il meraviglioso talento di plasmatore di squadre. Grazie Enzo, davvero. E buon vento per dove sei andato.

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Responses

  1. Ora è con Pertini a fumare la pipa e giocare a scopone scientifico

    La pipa mundial di Enzo Bearzot.

  2. Quella sera e quella finale porteremo sempre nel cuore, ricordare quella vittoria
    accenderà sempre il nostro entusiasmo come allora. Non fu la stessa cosa a Berlino.
    Enzo Bearzot un uomo d’altri tempi che nulla aveva a che fare con questi tempi, calcistici e non. Buon vento, saggio e riservato mister !

    A lei, gentile prof, auguro un buon Natale foriero di ispirazione……

  3. chissà se fra 30 anni si diranno le stesse cose di Marcello Lippi …


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