Pubblicato da: faustocolombo | 7, dicembre, 2010

I giovani da scegliere e quelli che si scelgono da soli

Dunque, il vecchio premier del Paese incerto non se ne voleva andare. Oppure se ne sarebbe andato, ma avrebbe scelto lui a chi passare la mano. Così, semplicemente, perché della democrazia ignorava anche l’abbiccì, e l’idea che i cittadini avessero qualche altro diritto oltre quello di votare (lui) non gli sfiorava neanche la testa vagamente a palla di bigliardo.

D’altronde, coi giovani era sempre stato così: li ammirava e tendeva a promuoverli ma solo se gli andavano bene. Se erano belli, un po’ da Tv, se lo ammiravano o almeno mostravano di farlo. Se si facevano scegliere, inchinandosi e dandogli ragione, aspettando da lui un’investitura, una promessa, un dono.

Ora, mentre lui si arrabattava nella scelta di quale giovane avrebbe dovuto semmai, nel caso, eventualmente, ammettendo che, nell’ipotesi, subentrargli nel governo, fuori dalle università, nelle piazze, nei luoghi della cultura e dell’arte, davanti alla Scala eccetera eccetera, c’erano un sacco di giovani che non aspettavano, non lo ammiravano, non si aspettavano da lui niente. Solamente, francamente, dignitosamente, si erano scelti da soli. Stavano costruendo la loro vita, profondendo il loro impegno, assumendo i propri rischi e le proprie opportunità. E lui non ci poteva fare niente.

Il premier non poteva saperlo. Ma il Paese incerto stava per diventare cosa loro. A lui sarebbe rimasto ben poco (a parte venti ville qua e là nel mondo e qualche miliardo di euro, ma, come si dice, non di solo pane vive l’uomo… e stanno finendo anche le brioches).

Buon vento

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Responses

  1. oggi solo pomeriggio. ore 15.00 piazzale flaminio. cordone di manifestazione impedisce di andare oltre. “ma andate a lavorare” “si, da precari, come me da 20 anni”. applausi. “ha perso un guanto signora?” “no, no”. una celere della guardia di finanza contro il corteo di giovanissimi. “carlo, giuliani, ragazzo” “ha perso un guanto signora? “no, no”. divelgono cestini di ferro, tirano legni, spranghe, fumogeni, salgono sulla mia moto, la sposto, ci salgono ancora. mollo la moto, il taxi no, entra nell’imboscata, quello dietro, si ferma la macchina, il cellulare non risponde. esco. la moto è ancora in mezzo alla strada. e se la tirassero contro la celere? la prendo. “me la puoi far tu l’inversione, c’è il muretto…” riprendo, a passo d’uomo, il ritorno a casa, sconfitta. hanno vinto loro.


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