Pubblicato da: faustocolombo | 29, novembre, 2010

Considerazioni su Wikileaks

TRa un viaggio e l’altro (ma delle cose che ho imparato in questi ultimi giorni di intensi confronti vi dirò un’altra volta) son ad Avignone dove leggo on line i nostri giornali sulle rivelazioni di Wikileaks. So che in questo frangente, con il nostro solito provincialismo, siamo tutti portati ad enfatizzare gli aspetti locali: le conseguenze sull’immagine del nostro premier e del nostro Paese, le reazioni più o meno (s)composte di questo o di quel ministro o politico in genere. E tuttavia, ricordandomi di essere professore in una facoltà di scienze politiche, vorrei spendere qualche considerazione più generale.

Chi abbia voglia di riassumere in un tratto cos’è wikileaks potrà leggere la scheda sintetica pubblicata oggi dal Corriere. Vi si capisce benissimo tutto l’essenziale: il sito pubblica materiale pervenuto anonimamente per via telematica protetta da sicure forme di criptaggio; i server utilizzati si trovano in Paesi la cui legislazione consente attività di questo tipo; i materiali pubblicati arrivano per lo più da gole profonde del mondo diplomatico. Ne discende che:

1) Se lo si raffronta con la controinformazione tradizionale, WL ha qualche cosa di profondamente diverso. Pubblica scoop, utilizzando materiali tradizionalmente riservati al backstage diplomatico. Non compie verifiche: mette insieme una sintesi tra giornalismo sensazionalista, controinformazione, fiducia nelle fonti quanto a provenienza diretta (il mondo diplomatico, le istituzioni militari…), anche se con il curioso rovesciamento che si fida di ciò che non è ufficiale. La controinformazione si sposa spesso con il giornalismo di inchiesta o di indagine. WL no. Accede da gole profonde. Certo, anche lo scandalo Watergate aveva la sua gola profonda, ma le rivelazioni di quest’ultima erano suffragate dall’attività investigativa di Bernstein e Woodward…

2) Il meccanismo che consente al sito-portale di Assange di sopravvivere è una falla nel sistema globale di governance su internet. Esistono legislazioni locali che consentono di fare cose che altre legislazioni locali non consentono. E’ una vecchi questione che sarebbe piaciuta al grande Montesquieu, e sta alla base di qualunque globalizzazione. I teorici della società liquida globale sono accontentati: qui c’è un bel caso di conflitto di leggi assolutamente tradizionali, a dimostrazione che i fondamentali sociali sono sempre gli stessi, e che i territori mantengono alcune gelose autonomie.

3) La diplomazia: la guerra con altri metodi, in fondo. Qui pare rovesciata e svelata nel suo cinismo. Ma tutti sappiamo, da sempre, che la diplomazia è fondata sul backstage, sul conflitto tra questo e la faccia pubblica (direbbe Goffman) dei diplomatici e dei Paesi. Allora che c’è di nuovo? Che questa consapevolezza di solito appartiene agli attori diplomatici, non al pubblico mediatico delle loro performances. Mussolini ospita Chamberlain e qualcuno pensa che forse l’alleanza con Hitler non ci trascinerà nella guerra, vista la cordialità tra i due. Ma non è così, come purtroppo sappiamo. Ora il backstage si rivela pubblicamente, e si conferma la duplicità su cui si fonda la diplomazia stessa. Qualcosa di nuovo in qualcosa di vecchio.

Buon vento.

 


Responses

  1. Fausto, nonostante condivida totalmente lo spirito del tuo intervento, e le tue considerazioni sul rapporto tra WL e diplomazie occidentali, non è del tutto corretto dire che il materiale pubblicato dal sito “non è soggetto a alcun controllo”. Anche se, inizialmente, lo spirito sarebbe dovuto essere quello, proprio nello spirito Wiki, il funzionamento di WL si è allontanato abbastanza dalle modalità originarie di organizzazione.

    Alla base del funzionamento di WL c’è il moderno equivalente di una casella postale a cui chiunque abbia un accesso Internet può inviare materiale. Gli ottocento volontari di Wikileaks effettuano innanzitutto un controllo di credibilità e verosimiglianza; inoltre, prendono in considerazione solo materiale che riguardi temi “di interesse politico, sociale, storico o etico”. Se il documento supera questo primo controllo viene portato all’attenzione di una delle cinque persone (compreso Julian Assange) che lavorano a tempo pieno al filtraggio, per la valutazione e l’approvazione. Prima della pubblicazione vengono rimossi i nomi dei civili coinvolti, per riguardo alla loro privacy o per proteggerli. WikiLeaks dunque oggi si allontana dall’originaria ispirazione, Wikipedia, dove chiunque può pubblicare e chiunque può commentare.

    Anche sui finanziamenti e sulle tutele godute da WL ci sarebbero un sacco di discorsi da fare, soprattutto perché un organo di informazione che dovrebbe garantire la più perfetta trasparenza di informazione continua a tenere assolutamente segreti i nomi dei finanziatori.

    Il sito costa una barcata di soldi solo per l’hardware, visto che i server sono collocati in un rifugio antiatomico in Svezia, e lo stesso WL è organo ufficiale del Partito dei Pirati svedese, un escamotage per godere della più assoluta libertà di parola garantita nel Paese scandinavo ai Parlamentari e agli organi di stampa dei partiti presenti in Parlamento.

  2. @vittorio: grazie Vittorio. Sono entrato un po’ a piedi uniti anche per la fretta e l’urgenza che sentivo di dire qualcosa sul tema. Ma interventi come questo ci aiutano in generale a capire. Mi sa che intanto (al di là delle mie eventuali imprecisioni, di cui mi scuso) condividiamo l’idea della necessità di un’analisi fredda e un po’ spietata di quanto sta avvenendo. Insomma: non tutto il bene viene dal bene e non tutto il male dal male. Non c’è bisogno di trattare WL come una banda di eroi (almeno in attesa di una serie di evidenze come la provenienza dei finanziamenti, come tu sottolinei) per dire che quello che esce da lì svela retroscena importanti, utili almeno in parte al cittadino informato. E non c’è bisogno di trattarli da traditori, per dire che forse non è tutto oro quello che luccica in quelle rivelazioni…

  3. […] (sullo specifico del linguaggio della diplomazia tra backstage e faccia pubblica consiglio di leggere il post di Fausto). Ma più in profondità siamo di fronte ad un metodo che propone di, anche radicalmente, di […]

  4. Io sottoscrivo parola per parola questo bellissimo articolo di Barbara Spinelli:

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/01/news/spinelli_wikileaks_glasnost-9708009/?ref=HREA-1

    E ricordo, sommessamente, che gia’ Kant, nello scritto “Per la pace perpetua” poneva un tema molto simile. Giusto per ricordare che e’ una sciocchezza liquidare queste cose con una risata o con le reazioni isteriche del Ministro. Le questioni poste da queste vicende affondano le radici nella modernita’ stessa.

    Diceva Kant nel “secondo supplemento” a questo scritto intitolato “Articolo segreto per la pace perpetua”: “Un articolo segreto in negoziati di diritto pubblico, e’ oggettivamente, ossia considerato secondo il suo contenuto, una contraddizione; soggettivamente, pero’, giudicato secondo la qualita’ della persona che lo detta, puo’ ben esserci un segreto, quando tale persona trovi contrario alla sua dignita’ dichiararsi pubblicamente come suo autore. ”
    E piu’ avanti: “quando astraggo da ogni materia di diritto pubblico (…) cosi’ come lo intendono comunemente i giuristi, mi rimane ancora la forma della pubblicita’ come cio’ di cui ogni pretesa giuridica contiene in se’ la possibilita’, perche’ senza quella non si darebbe alcuna giustizia…” ecc.

    Interessante no?

    ps. Ricordo delle lezioni indimenticabili e lucide su questi testi, in Cattolica, da parte del prof. Marassi.

  5. Per continuare la discussione, rimando a questa bella raccolta di commenti da parte di Luca De Biase: http://blog.debiase.com/2010/12/morozov-su-wikileaks-e-la-teor.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+debiase%2FQEEp+%28Luca+De+Biase%29&utm_content=FaceBook

  6. […] (sullo specifico del linguaggio della diplomazia tra backstage e faccia pubblica consiglio di leggere il post di Fausto – Fausto Colombo, docente di Scienze Politiche, ndr). Ma più in profondità siamo di fronte […]

  7. […] Fausto Colombo – Considerazioni su Wikileaks […]

  8. Qui trova cose molto interessanti sul caso… Paolo Attivissimo è un noto giornalista e divulgatore scientifico, famoso su internet soprattutto per la sua attività di “cacciatore di bufale” (scrive su Wired, ha un programma radiofonico, ecc…), notizie finte e fenomeni di disinformazione nati e diffusi sul web. Sono interessanti le sue analisi e i link pubblicati a siti americani che spiegano anche molti “rovesci di medaglia”, tra cui le accuse fatte finora e il dispiegamento di forze in campo. Consigliato soprattutto agli studenti di media🙂

    http://attivissimo.blogspot.com/


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