Pubblicato da: faustocolombo | 25, novembre, 2010

Gentaglia

Dunque, il vate ha parlato. Emilio Fede ha spiegato che gli studenti che protestano, in special modo quelli che hanno manifestato al Senato e alla Camera sono gentaglia. In un’intervista al TG1 il ministro Gelmini ha osservato che gli studenti che protestano stanno dalla parte dei baroni: quelli delle clientele e delle famiglie. Così, semplicemente.

Al ministro nessuno forse ha ricordato che le famiglie e le clientele sono la deviazione di un sistema sano che la legge da lei fortemente voluta (e dall’incredibile ministro Tremonti accompagnata con tagli indiscriminati) sta spianando per i decenni a venire, togliendo futuro ai giovani, creando precarietà dove c’è bisogno di certezze, e cancellando i frutti dell’intelligenza e della ricerca in nome di parole e logica aziendalistica (con la cultura non si mangia, avrebbe detto Tremonti).

All’anziano signor Fede nessuno potrà mai far capire, perché ormai è troppo tardi per lui, che ci sono violenze peggiori. C’è la violenza di un governo che non ascolta per principio le ragioni buone o cattive di chi lavora in un settore cruciale come questo. Che procede cieco a colpi di maggioranza sin che ci riesce. Che imposta il futuro di un Paese togliendo speranza e progetti. Che abolisce i giovani come futuri adulti, e che se propone agevolazioni lo fa per i giovani imprenditori, dove la parola che conta è “imprenditori”, e i giovani che lavorano in stage per 400 euro al mese che vadano a Lourdes.

Gentaglia, dice il signor Fede. Eccomi qua, signor Fede. Eccomi qua, signora ministro. Sono parte di quella gentaglia. Rimpiango di non essere insieme ai quei giovani, dove sarebbe il mio posto.

Buon vento

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Responses

  1. Al termine della Sua esternazione augura “buon vento” termine velistico per augurare cose buone…io , in tutta sincerità augurerei una “tempesta perfetta” a quest’accozzaglia di politicanti senza scrupoli ne ritegno,che ci stanno portando a passo spedito,alla catastrofe.
    Ho avuto il piacere di fare la Sua conoscenza in occasione della laurea di mio figlio Giuseppe,queste due righe per esprimerLe tutta la Mia stima e approvazione per ciò che sostiene.
    Buon vento a Lei stimato Professore.

  2. @carlo: :-)))))

  3. ciao fausto
    è un vero piacere chiudere le mie giornate “ascoltando” le tue considerazioni preziose sulle improbabili vicissitudini di questo paese disastrato

    un abbraccio e buon vento anche a te

    capitansuso

  4. e cosa mai le avrebbe impedito, tanto tempo fa, ma tanto da addirittura rimpinagere di no averlo fatto, di stare insieme a quei giovani (che sicuramente non sono tra i suoi studenti)? forse appunto il fato che non lo sono?

  5. @boris: sento che in questo commento c’è qualcosa a cui dovrei rispondere, a me e a tutti i naviganti. Ma non capisco bene. Boris: puoi precisare? In cambio prometto di non essere reticente.

  6. mi spiego.
    il rimpianto è una cosa che si rivolge al passato.
    quegli studenti erano là quarantadue anni fa, vero, ma anche il giorno che hai pubblicato questo post, erano là ieri a prendersi le cariche della sbirraglia e probabilmente saranno lì oggi.
    se è possibile rimpiangere di non essere stati là con loro per motivi anagrafici (e mi sembra che tu in qualche modo l’abbia fatto con il tuo ultimo libro) quarantadue anni fa, come è possibile rimpiangere di non essere la con loro oggi?
    quali sono i motivi per cui già sai, comunque andranno le cose, che oggi, domani e dopo domani, non sarai là con loro a difendere quei diritti e a respingere le cariche?
    non riesco a spiegarmelo, se non con una cosa che si chiama cattiva retorica da blog.
    scusami.

  7. @boris: dovrei rispondere con la mia storia personale, che non è propriamente di fughe. Ma è questione da cattiva retorica o da caffé. Semplicemente il senso del mio ultimo libro non è di non essere stato in piazza. Non vale per me e non vale per la mia generazione. Anzi ci siamo stati anche se magari con meno visibilità della generazione propriamente del ’68. E per quanto riguarda l’oggi. Non ero con loro e basta: per tanti motivi, come semplicemente l’essere da un’altra parte. E il rimpianto talvolta non riguarda la volontà, ma l’occasione. E di occasioni ce ne sono tante, sempre, basta non volerle mancare (appunto: non ho intenzione di mancarle, come non le ho sempre mancate in precedenza). Sarà cattiva retorica da blog. Ma io scrivo così. Non lo so fare in altro modo. Faccio le mie scelte, spesso le pago (e forse non hai davvero idea di quanto le abbia pagate), ma sono fatti miei. Leggere è più difficile che scrivere, qualche volta. Mi rendo conto. Nessuna scusa. Non ce n’è davvero bisogno.

  8. sono di duro cervello. lo ammetto. leggere mi è più difficile di quanto lo sia scrivere a tante persone, e capisco male o, addirittura, non capisco.
    preferirei però si lasciassero da parte gli autobiografisimi. mi sembrano sempre troppo compiaciuti e autoindulgenti. e portano su strade pericolose.
    restiamo a quanto affermi.
    cioè che il rimpianto riguarderebbe le occasioni, non la volontà.
    io capisco, ma sono di duro cervello ripeto, che ti è mancata l’occasione per essere con gli studenti. ma che avresti tanto voluto esserci.
    poi sottolinei, come a volermi dire che nel futuro vedremo… metti caso la lotta continui!, che le occasioni non mancano mai, basta avere la volontà di coglierle.
    allora io colgo una leggera contraddizione e deduco che se non c’è stata l’occasione è perchè non hai avuta la volontà di coglierla.
    e allora cosa ci entra il rimpianto di toccherebbe ancora di spiegarmelo.
    fatto salvo il fatto che stimo molto il tuo lavoro. (le ombre sintetiche mi hanno aperto percorsi interessantissimi, ancora irrisolti, vabbè, ma fertili), quando sento un professore dire che il suo posto sarebbe tra gli studenti, ma al contempo già rimpiangere (giustificarsi?) di non esserci, ecco, mi sembra di essere in qualche racconto di realismo magico sudamericano.

    poi è ovvio si gioca. anche io non sono mai dove sarebbe il mio posto. quindi se ti scoccio mandamici.

    salud y libertad

  9. @boris. La chiudiamo qui, Boris? Non ti manderei mai da nessuna parte, se questo volesse dire perderti su questo blog. Mi piace la tua compagnia. Per il resto, magari ci si incontra in qualche piazza, non si sa mai.


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