Pubblicato da: faustocolombo | 20, novembre, 2010

E’ davvero finita la fine del berlusconismo?

Leggo sui nostro incredibili giornali una serie di commenti che potrebbero essere sintetizzati come segue: tanto rumore per nulla. La crisi sta rientrando. Berlusconi è ancora in sella. La crisi di governo non ci sarà. E via con le spiegazioni psicologistiche sul carisma di Berlusconi, sull’odio con Fini, sui conflitti personali e la compravendita dei deputati.

In una trasmissione su La7, Lilly Gruber ha intervistato Vespa che – a proposito del suo ultimo libro – ha confezionato una spiegazione di tutto quello che è successo in Italia negli ultimi 20 anni a partire dalle caratteristiche personali, idiosincrasie, difetti e virtù di Silvio Berlusconi.

Vale la pena di spendere qualche parola su tutto questo, con qualche amara considerazione, di natura modestamente realistica.

1) Nessuno può dire se la crisi di governo ci sarà davvero, e quali saranno le conseguenze politico-istituzionali della vicenda (nuovo governo, vecchio governo, elezioni, non elezioni…). Ma questo nessuno significa anche nessuno dei protagonisti del Palazzo, il che vuol dire che l’intero sistema politico è allo sbando, come forse non lo è mai stato.

2) Berlusconi forse resterà in sella (personalmente mi riesce difficile pensarlo, ma è un’opinione del tutto personale), ma il berlusconismo inteso come blocco sociale, sistema di governo, ipotesi di trasformazione del Paese è finito, e non tornerà, anche perché il suo uomo simbolo è palesemente in difficoltà e – magari solo per ragioni anagrafiche – non può più incarnare il miracolo italiano.

3) La seconda repubblica è alla frutta e il porcellum mostra la corda, perché non garantisce affatto la governabilità che promette. Potranno durare ancora anni, ma tutti sappiamo che non funzionano, e che bisogna andare da qualche altra parte.

4) L’accidia del Paese non aiuta a uscire da questa situazione. Un Paese senza intellettuali, senza cultura, senza senso dello stato da parte delle classi dirigenti non potrebbe mai uscire da questa situazione. Ma io credo ancora che esistano intellettuali, cultura, senso dello stato. E che al momento giusto ce ne accorgeremo, magari quando i giornali la smetteranno di raccontare la storia di un Paese attraverso i giochi di palazzo e le feste satrapiche.

Buon vento


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