Pubblicato da: faustocolombo | 26, ottobre, 2010

La condanna del visibile (nota sul declino del berlusconismo)

Un caro collega mi dice sempre con affetto che dovrei deberlusconizzarmi, nel senso che dovrei essere meno ossessionato da Silvio Berlusconi, che secondo lui è una specie di corvo che sta sulla mia spalla e deprime i miei pensieri.

Siccome gli voglio sinceramente bene, prendo sul serio le sue osservazioni, ma questa volta devo dirgli che l’analisi del mio stato non mi convince. Ho chiarito più volte che non mi interessa la persona di Silvio Berlusconi, ma la sua natura simbolica, e in generale quel blocco politico (il provincialismo) e quella forma ideologica (che ho chiamato buonsensismo) che precipita il Paese in una crisi culturale e di prospettive senza precedenti.

Ora leggo un commento di Massimo Franco sul Corriere della Sera che mi consente un piccolo passo avanti. Avrete visto che una delle caratteristiche dei commenti “terzisti” di questo ultimo periodo è un progressivo slittamento verso un atteggiamento critico nei confronti del premier, di cui si vedono oggi cose che chissà perché nessuno vedeva prima. Ma si vede anche qualcosa di nuovo, ossia una crisi di leadership e di energia politica.

Le ultime righe dell’articolo di Franco sono emblematiche. Il punto centrale dell’analisi sta lì, anche se non sembra: sta nella constatazione di un silenzio, una marginalizzazione, un’assenza dalla pubblica ribalta. E questa crisi di visibilità mostra l’arma che Berlusconi ha usato meglio nel tempo del suo potere splendente: l’immagine vincente, capace di saturare ogni senso e ogni significato della sfera immaginaria ed emotiva. I commentatori non ne sono stati immuni. E scoprono ora – che quella saturazione viene a mancare – che vi è una crisi del sovrano. Sarebbe stato meglio valutare prima nel merito l’ideologia dei berlusconiani e le sue possibili conseguenze, ma tant’è. Ogni Paese ha i commentatori politici che si merita.

Invece, mi pare davvero una tragica circostanza che il Premier oggi fatichi a tenere alta la bandiera della sua presenza sui media. E’ invecchiato, è stanco. Non vi sarebbe nulla di male. Sono cose che capitano a tutti. Diventano drammatiche solo se l’overdose di presenza e di comunicazione, l’onnipresenza di un corpo sano o mascherato come tale (ma certo come sano esibito) sono la natura stessa del potere, il suo alimento essenziale. La visibilità ripaga e distrugge, senza pietà.

Buon vento gente. Sta per succedere qualcosa. O forse di più.

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Responses

  1. Mi piacerebbe esserne così sicuro.
    Anche a me danno lo stesso suggerimento… purtroppo credo che passato (?) Berlusconi, resterà il berlusconismo.
    E davvero non so cosa è peggio.
    Non so se cambierà vento. Certo è da mò che sto preparando le vele…

  2. L’ultimo paragrafo è eccezionale…in sei righe la fotografia di un uomo.

  3. Caro professore,
    perdoni l’intrusione. Anni di università ed esami in scienze delle comunicazioni non mi hanno sollevato dall’imbarazzo per i new media e affini. Quindi non so se è questo il luogo giusto per riabbracciarla. Arrivo a lei per una triste strada: ho saputo solo ieri sera, casualmente da un collega che ho scoperto aver fatto la mia università, che Vincenzo Buccheri non c’è più.
    Cercando su internet conferma a questa notizia che mi lascia sospesa nell’aria ho trovato lei e vorrei condividere con lei il mio dolore di oggi. un dolore arrivato tardi che per questo fa ancora più male: tutto passa e non ce ne accorgiamo? passa una vita che si è guardata dai banchi e si voleva conoscere da vicino ma ci siamo persi l’occasione per sempre? Non vedo l’ora di uscire dalla sala di montaggio in cui mi trovo e andare in chiesa a chiederlo a Lui che deve rispondermi.
    non penso che lei si ricordi di me (mi sono laureata nel lontano 1999 con una tesi sulla filosofia del cinema di Gilles Deleuze), io la vedo ogni estate nelle fotografie della mia laurea che campeggiano nella casa del mare. E quando le guardo ritorno alla mia commozione di quel giorno, a quei volti aperti su qualcosa che ancora doveva venire e a lei che mi affascinava nelle ore di lezione. sono poche le cose che mantengo nella mente del mio passato, pochi anche i professori: lei, Vincenzo Buccheri, Giorgio Grignaffini e Botturi.
    Lei nella mia vita universitaria ha portato la vita, che insegnare è anche guardare alla realtà con uno sguardo imprevedibile, alzando il naso dai libri. grazie per allora, spero di incontarla ancora nel mio cammino e spero di ritrovare da lei in queste pagine un po’ di quella vita che mi sento strappata oggi sapendo che Vincenzo non c’è più.
    anna pagliano

  4. È il destino del Caimano (tanto per restare in campo zoologico). Che sfodera il suo meglio laddove il visibile è il cuore della contesa, quindi in particolare durante le campagne elettorali. Mentre tende a inabissarsi e ad apparire in crisi laddove il visibile dovrebbe cedere un po’ di più il passo al fare, il momento di governare. È così ormai da qualcosa come sedici anni. La differenza è che il tempo passa e pesa, soprattutto sul visibile “fisico”, come tu giustamenti sottolinei. Però il Caimano inabissato e impaurito non mi fa meno paura di quello che dà il colpo di coda. Perché è sempre solo una tregua (adesso, per esempio, è la tregua con Fini che gli serve per ragioni, as usual, processuali). Il guerriero è stanco e invecchiato, ma dispone ancora di armi potentissime. I terzisti hanno fatto finta di non capire per sedici anni. Magari qualcuno un giorno gliene chiederà conto.

  5. @anna. Buongiorno Anna. Ben ritrovata. Invece mi ricordo bene di te, come di tanti miei allievi che affollano la mia memoria di tanti anni di insegnamento. Bentrovata dunque. Che dire della mancanza? Vincenzo manca anche a me, ma io continuo a credere che le persone che amiamo o abbiamo amato ci restino vicine. Non smetto di vivere, né nel mio piccolo di combattere dialetticamente, perché sento vicine tante persone, e cerco di essere loro vicino. Grazie delle tue parole. Da qualche parte ti ringrazia anche Vincenzo, che ormai dell’amicizia vede l’unico lato che conti, senza i tradimenti, i silenzi, le insufficienze. L’unico, immenso lato. Quello vero.
    @roberto e silvano. So che non è finita. Il futuro è sempre denso. Ma qualcosa cambia, e intanto possiamo scritare le risorse interpretative di chi dovrebbe aiutare i cittadini-lettori a capire. Possiamo scrutarle, e coglierle nella loro pochezza…
    @cliffhanger: 🙂

  6. Citato, non posso non intervenire.
    La mia idea (sono per questo un terzista? Boh, non ho mai riflettuto su questo) è che non sia solo Fausto a doversi deberlusconizzare. Lo deve fare tutta la nostra simpatica classe politica (e a nostra società in generale…). La mia paura è che, quando il Nostro avrà cortesemente tolto il disturbo, la politica italiana si trovi del tutto spiazzata, spaesata e disorientata. Da destra: abbiamo per anni obbedito al padrone (e siamo stati uniti solo perché c’era lui); adesso cosa dobbiamo fare?? Da sinistra: per anni la nostra linea è stato andare contro Silvio (e siamo stati uniti, per quanto in maniera a tratti assai sgarruppata perché c’era lui), adesso cosa facciamo?? Insomma, temo che la fine di Silvio non sarà necessariamente l’alba di un nuovo giorno, ma l’ingresso in una nuova palude. A meno che le persone di buona volontà non comincino già da oggi (sarebbe stato meglio da ieri) a darsi da fare in maniera, appunto, deberlusconizzata.

    Ciao
    Marco

  7. I Naviganti lo avranno gia’ visto, sono sicuro, ma lo segnalo lo stesso: un articolo (prefazione del nuovo libro) di Beppe Severgnini, che ho trovato intelligente e irritante per due motivi opposti: perche’ puttroppo dice una verita’ su questi anni. Quella che lui chiama “la pancia del paese” che ha in larga misura fornito il serbatoio elettorale di B. ne esce veramente male, seppure il profilo che ne viene tratteggiato e’ molto divertito ed indulgente. Dall’altra parte si tacciono i danni che questi 16 anni hanno portato al paese e che si ripercuoteranno sul futuro prossimo. Insomma: uno straniero forse capirebbe di piu’ il successo personale di Berlusconi, ma capirebbe altrettanto bene il perche’ del mezzo disastro di questi 16 anni!
    http://www.corriere.it/politica/10_ottobre_27/severgnini-berlusconi-spiegato-ai-posteri-dieici-motivi-per-venti-anni_4f712cd0-e18e-11df-9076-00144f02aabc.shtml

  8. Lontano dall’humus che alimenta la berluscura, mi convinco sempre più della sua radice antropologica, a perpetua generazione di simboli di autoindulgenza folklorica.
    Fotografare un paese ed inchiodarlo a limitati stereotipi di, come lei scrive, “buonsensismo”, grazie alla cogenza della loro apparente e confortante ovvietà, è l’esatto opposto di ciò che si richiede ad uno statista. Starà forse per succere qualcosa, ma temo sia semplice usura di chi quei simboli veicola. Buon vento a lei, professore.

  9. E giunse anche l’ora del bunga bunga. La condanna del visibile è stata inflitta anche a noi, evidentemente. Costretti a misurarci con questo squallore.


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