Pubblicato da: faustocolombo | 13, ottobre, 2010

Note da Amburgo (1)

Come avevo anticipato, ieri sono partito per Amburgo, dove si tiene il grande Congresso ECREA (http://www.ecrea.eu/), cioè una specie di appuntamento biennale per gli studiosi di comunicazione europei.

Stamattina ho ascoltato con grande attenzione un workshop intitolato Planning an academic career: international perspectives. A workshop for young scholars). Ovviamente ero un po’ fuori target, ma altrettanto ovviamente chiunque di noi vecchi babbioni è interessato al problema, in quanto interessato al futuro dei propri giovani collaboratori (e anche non ai propri, ma in generale ai giovani studiosi che saranno il futuro dell’università). Per l’Italia c’era il mio vecchio amico Michele Sorice, che ha detto cose interessanti con il suo abituale understatement. Ma semmai di lui dirò in un’altra occasione, più italian-oriented.

Al ws (organizzato da Nico Carpentier, uno che della promozione delle carriere dei giovani accademici europei ha fatto la sua missione) sono state presentate una serie di testimonianze di studiosi giovani e meno giovani. Credo che la sua idea sia più o meno questa: dobbiamo smettere di pensare alle carriere accademiche nazionali. Le università dei vari Paesi, chi più chi meno, hanno sempre meno fondi. Gli stati nazionali (chi più chi meno) investono sempre meno risorse. Bisogna allora guardare all’Europa (Nico lo fa per esempio guidando la Summer School di cui ho parlato quest’estate da Lubjana) e creare una nuove generazioni di studiosi di phd students esplicitamente europei.

Quali sono gli ostacoli a questo progetto? Alcune testimonianze lo hanno chiarito molto bene. Da un lato vi sono le grandi differenze fra un sistema nazionale e l’altro, differenze che avvantaggiano alcuni a dispetto di altri (esempio: i giovani dei Paesi del Nord Europa parlano benissimo inglese e assimilano con più facilità le regole anche accademiche di un paese cruciale come il Regno Unito, nonché quelle delle riviste e delle reti di pubblicazione internazionali).

Dall’altro vi sono alcune tendenze più globali, purtroppo, che possiamo patire tutti quanti. Un esempio è quella della già citata riduzione di fondi. Un altro molto importante è quello della tendenza a estendere nelle professioni la flessibilità (cioè anche – checché se ne dica – la precarietà), il che vale anche per il mestiere di docente, e naturalmente rende molto onerosi per i giovani gli investimenti per la carriera (tanti anni che richiedono impegno e concentrazione a fronte di stipendi relativamente bassi e di grandi incertezze sul futuro). Naturalmente parlo qui soprattutto delle materie umanistiche e delle scienze sociali, ma da quello che leggo in Italia, a proposito della fuga dei cervelli, direi che il discorso vale anche per le materie scientifiche e tecnologiche.

Tuttavia qualcosa di importante mi sembra che si possa fare, anche qui da noi: per esempio dare da subito una dimensione internazionale ai nostri giovani studiosi in formazione, spedirli all’estero e farli pubblicare in riviste internazionali…

In effetti è quello che ha detto un simpatico Marie Curie Fellow spagnolo raccontando le sue peregrinazioni per l’Europa alla ricerca di un finanziamento, finalmente ottenuto: bisogna avere le idee chiare e chiedersi perché mai la comunità europea o gli stati dovrebbero essere interessati al tuo lavoro.

Qui sta la questione, perché questo è anche il rischio: le prospettive critiche sono più difficili da portare avanti in questo modo, a vantaggio di quelle più operative e quindi più inserite nei binari delle aspettative istituzionali (quindi con tendenze più conservative).

In ogni caso, resta il fatto che il futuro è piuttosto incerto, anche se spiragli vi sono certamente. Ci torneremo, magari anche qui da Amburgo. Stay tuned.

 

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Responses

  1. con il fundraising ho tentato di sopperire alla mancanza di fondi, resistere in Italia e sollecitare il confronto della nostra ricerca con quella europea ed internazionale, flessibile, precaria e zitella. ci ho guadagnato? solo ‘culturalmente’. un prezzo elevatissimo.


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