Pubblicato da: faustocolombo | 11, ottobre, 2010

E chiudiamola lì :-)


Responses

  1. e chiudiamola lì, ok, ma per chi non ha avuto il privilegio di esserci, vedere un nanetto da giardino
    su una cattedra universitaria appare piuttosto originale e scatena una certa curiosità……….

  2. @alessandra: ci sarebbero da raccontare molte cose, mi rendo conto; e mi sa che ci sono ricascato ancora con la mia vita vera anziché con i miei pensieri. Perché, alessandra, la mia vita vera è questa. E’ fatta di affetti, di scoperte, di viaggi dentro e fuori di me. La mia vita è tessuta (è così quando si fa questo mestiere, ma forse è così sempre) di tante vite altrui. E allora certe volte c’è un pezzo di vestito che riconosci perché lì per miracolo tutto sembra compiersi, o essersi compiuto. Ci sarebbero da raccontare molte cose (e può darsi che un giorno lo faccia) di un magnifico gruppo di ragazzi che si sono buttati in un nuovo corso di laurea con l’entusiasmo della loro incoscienza e della loro generosità, che hanno partecipato, ricevuto e dato in egual misura, e hanno portato un’onda lunga, molto lunga da un’aula in cui si trovavano a fare politica e comunicazione, cultura e esperienze. Loro hanno vissuto. Io ho vissuto. Insieme abbiamo costruito qualcosa che ci è restato dentro, ma per fortuna solo a tratti abbiamo la ventura di dirci, così da non diventare lacrimosi o maldestri cantori di un tempo che fu. Perché questo ho imparato da quei ragazzi: che si può trovare la propria strada e essere se stessi e insieme sentirsi parte di qualcosa, partecipi di un cambiamento. Sia chiaro, non rimpiango mai una classe. Nemmeno la loro. Per due motivi: perché i miei giovani di adesso hanno gli stessi diritti di quelli di una volta; meritano il mio stesso entusiasmo di allora. E perché per rimpiangere quancosa bisogna averlo perduto. Ma i miei ragazzi (e ragazze) ed io sappiamo di non aver perduto niente, e che il bello deve sempre ancora venire.

  3. Il nano: un giorno feci un cenno a lezione sul Fronte di Liberazione dei Nani da Giardino, che rubava i nanetti per restituirli ai boschi (sic). Da quanto ne so partì da lì una lunga caccia che portò il nano in un’aula militante della mia università. Un giorno il nano comparve sulla mia cattedra. Non posso giurarlo, ma credo di ricordare che fece lezione lui. Ma invecchio, e la mia memoria fa strani scherzi, ultimamente. Per la cronaca, il nano era l’ottavo, quello che si era perso, ma finalmente era stato ritrovato (infatti il nome era Eccolo!).

  4. vivendo: ti segnalo il bando della fondazione telecom italia. fa per te. fa per noi. quando vuoi. ps. vigilavo dall’ombra…:)

  5. beni invisibili, si chiama il nuovo bando della fondazione telecom italia per la valorizzazione della creatività, innovazione e tecnologia…ha molta a che vedere con l’osscom…buon vento (vigilavo nell’ombra:)

  6. Eheh, quella foto l’ho scattata io. Ricostruzione esatta, credo fosse stata un idea del mitico Manfredi (se ricorda, prof?).

  7. Dunque una sorta di John Keating moderno, questa storia mette proprio il buonumore e
    l’idea di racchiuderla in un libro è suggestiva,
    positiva, necessaria. Una testimonianza di
    amorevole cura per gli altri che andrebbe
    divulgata a fin di bene……
    una copia è già prenotata.
    Grazie prof, che il vento la sospinga


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