Pubblicato da: faustocolombo | 10, ottobre, 2010

Ancora tu

Ieri sera sono andato a teatro. In una bella e importante scuola di teatro milanese dove si rappresentava una breve pièce dal titolo In vino veritas. Lol. Ma non è questo il punto. Il punto è che all’uscita ho trovato un mio vecchio (si fa per dire) laureato dal poetico nome di Manfredi. (nome che gli ho sempre invidiato dal profondo del cuore). mi ha visto, mi ha salutato e ci siamo abbracciati come i due vecchi compagni di viaggio di cui parla De Gregori in una sua bellissima canzone (due vecchi compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai). Manfredi ha fatto parte di una classe che non potrò mai dimenticare: un gruppo sveglio, intelligente e coraggioso che ha fatto della partecipazione alla vita attiva del corso di laurea e dell’Università un momento importante di vita collettiva. Quella classe è sempre con me. Voglio dirlo a loro, che so mi seguono ancora su questo blog, e ai miei nuovi studenti e a quelli più vecchi: in qualche modo, se sappiamo cogliere il momento, l’esperienza dell’Università ci entra dentro e ci rovescia, ci fa diventare qualcuno che non sospettavamo, e fa di noi e degli altri con cui condividiamo l’esperienza qualcosa che dura nel tempo. Grazie, ragazzi che avete condiviso e condividete questa magia con me. Finché sarà così nessuna riforma, nessun governo, nessuna legge infame riuscirà a cancellarci. E di questa meravigliosa consapevolezza sia fatta la vostra, la nostra vita.
Ecco, Manfredi. Dopo l’abbraccio di ieri ti (vi) dovevo questo post, in nome di una foto che ritrae me con un nano da giardino in un’aula imprecisata, dove per un anno ci siamo incontrati per tre ore alla settimana a fare insieme i nostri rispettivi mestieri. Siete sempre nel mio cuore.
Buon vento, allora.

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Responses

  1. 😀

    vero, la magia non finisce con la laurea. la condivisione di un’utopia, una speranza, un’amicizia collettiva continua.

  2. Caro Fausto,
    ancora adesso mi trovo a sorridere ripensando al benessere che la serata di ieri mi ha voluto riservare.
    Ho raccontato a tutti coloro che mi son capitati a tiro, del nostro incontro e di come sia bastato qualche minuto di conversazione per cancellare un lungo periodo di “lontanza”.
    “Lontananza” che è solo apparente poiché siamo tutti legati da un sentimento misto di amirazione, affetto e condivisione critica delle esperienze che non è soggetto all’usura del tempo.
    Credo che, oggi più che mai, l’essere in contatto con persone che (r)esistono, ci faccia sentire un po’ più forti e meno soli.
    L’abbraccio e la ringrazio nuovamente, sperando di cogliere presto il suo reiterato invito.
    Buon vento e buon teatro!
    M.

  3. I ringraziamenti di una tesi scritta con lei chiosavano con una citazione di Franco Manni:

    “Tutto passa. La Compagnia dell’Anello –così bella, così buona e amata- si scioglie, e mai più, in quella forma e nella Terra di Mezzo, potrà ricostituirsi. Eppure tutto, in quanto è fatto nel momento in cui è giusto che sia fatto, ogni cosa, in quanto è amata nel momento in cui è giusto amarla, è valore ed è eterno. Paolo di Tarso era convinto –e forse implicitamente Tolkien pensava anche a lui- che esiste una dimensione o prospettiva della realtà, e cioè del nostro spirito, in cui la compagnia (quella figlia di Aristotele che Tommaso traduceva con caritas) rimane, ed è, anzi, la sola cosa che rimarrà”.

    Anch’io lo credo. Buone “buone battaglie” a voi!

  4. è vero, sono ragazzi speciali.
    senza di loro, gli ‘amici di Fausto’, senza che un nano da giardino resistesse – sentinella – alla finestra di un’aula ‘angolare’, oggi non saprei riconoscermi, e forse non sarei nemmeno qui a leggere, pur sempre silenziosa.
    la nostalgia un po’ malinconica di quel tempo fondante e fondamentale è temperata dalla consapevolezza che – ovunque, nella benedizione dell’incontro – compagni di viaggio lo si rimane per sempre.
    ne approfitto per mandare anche io a quei ragazzi un forte abbraccio. e a lei un grazie per avermi dato, con queste parole, un kairos – pretesto o momento opportuno che dir si voglia.
    fischia il vento…

  5. e dopo la lettura di questo post mi scappa una lacrimuccia di commozione ;_;

  6. che belle emozioni in questo post !
    “l’esperienza dell’Università ci entra dentro e ci rovescia, ci fa diventare qualcuno che non sospettavamo”: auspico che ognuno possa fare propria una simile esperienza in ogni ambito. La
    possibilità che ciò si verifichi è legata strettamente alle persone in cui abbiamo la sorte di imbatterci.
    Nello specifico c’è un prof che ha saputo elargire non solo concetti e una classe di studenti che ha saputo recepire una importante lezione di vita.
    Che reciproca fortuna !
    un vento sicuramente buono

  7. ciao a tutti,

    è proprio vero: in quei giorni neanche così lontani si è acceso qualcosa che non ne vuole sapere di spegnersi, nè si spegnerà mai. non è solo memoria, dopotutto. ma una forma di energia che continua a diramarsi nelle nostre azioni collettive e singolari. magari la conoscenza è uno dei lati segreti dell’amicizia, e la consapevolezza parte integrante dell’affetto. ma questa cosa, anche se l’avevi già intuita, la capisci adesso, quando intorno a te si disegna un altro mondo ancora, e non sei più chiuso dentro un’aula universitaria a prendere appunti, non c’è la famiglia degli studenti intorno, nè un professore in cravatta e maniche di camicia dalle cui labbra pendi senza scampo. la capisci mentre il futuro comincia a chiamarti per nome, tutti allineati dentro la miseria e la bellezza, quando nell’aria sopravvive il cristallo dei giorni e la forma illuminata di chi hai frequentato allora. l’aria è questa popolazione presente come una promessa.

    giuseppe

  8. Fa piacere sapere che anche lei, ancora oggi, le ricordi come “tre ore alla settimana” speciali.

    Emanuele

  9. E’ stato un privilegio seguire le sue lezioni, prof, e studiare con tutti voi. Che emozione poter ancora “comunicare” grazie a questo blog!

  10. Che dire, “ragazzi”, oggi donne e uomini che immagino fantastici ciascuno per la sua parte? Grazie di tutte queste emozioni, dei ricordi, e soprattutto delle prospettive. Mi auguro di poter organizzare una qualche forma di rimpatriata, e magari aprirla ai nuovi studenti, perché tutto sia come deve essere, un fiume di energia che scorre e attraversa il nostro tempo e la nostra storia… Vi abbraccio tutti. Molto forte, incredibilmente vicino…..

  11. mi torna in mente una delle innumerevoli giornate trascorse fino a tardi nell’auletta più colorata e colorita dell’unicatt. entrò frettoloso un professore, di quelli che era più facile “ascoltare” in tv che in aula, visibilmente deluso per non averla trovata vuota. inizialmente un pò impacciato, mi confessò infine di star solo desiderando una foto assieme al nano da guardia. “contento lei…” pensai a voce alta mentre mi offrivo di scattarla. tra lo scherzoso e il serio, dovetti perfino rassicurarlo che non lo avrei raccontato troppo in giro [ops!]. perchè raccattare finti “ricordi” di università vissuta anziché gioire pienamente del ruolo di docente? ripenso invece a tutti “noi”, ed è una vera gioia sentir tuttora che ciò ha lasciato un segno anche in lei, e ancora a quel professore “nanofilo” [doppio ops!!], ai tanti, troppi clienti da esamificio incontrati in quegli anni e all’occasione da loro sciupata. mi chiedo quali “ricordi” di allora impreziosiscano il loro presente. fortunatamente e anche grazie a noi, non ho motivo di crucciarmene troppo, poiché di un presente certamente migliorabile a me comunque non sfugge la ricchezza. un abbraccio e una folata collettivi,

    .j

  12. Grazie, Fausto.
    Grazie perchè è sempre bello sentire certe parole, anche quando già si percepiscono con altri sensi (bisogna dire delle parole, sin che ce ne sono, si “urlava” qualche anno fa…).
    E grazie perchè, spinto da quel “buon vento” che soffia verso il luogo dei ricordi, ho fatto un viaggio nella cartella “università” della mia mente e anche in quella del mio pc. Come nella cartella “università” di ogni ex-studente, ho trovato file word e ppt, bozze di ricerce sociologiche e progetti di tesi. Poi, vagando x le sottocartelle di quella dedicata a una certa aula e ad un certo nano, tra articoli e vignette, lettere alla Direzione di Sede e richieste di autorizzazione per aule da cineforum quasi sempre troppo grandi per il loro seguito, ne ho trovata una chiamata “Angolo della poesia”.
    E ho pensato che, in effetti, grazie a certe persone, grazie a certi Professori, grazie a certi Compagni di Viaggio, la mia e la nostra vita universitaria ne ha avuti tanti, di Angoli della Poesia. E continua ad averne. Per quanto possibile, spero che troveremo sempre il modo di condividerli.
    Buon vento anche a lei, dunque, e buon viaggio: ci si rivede al prossimo porto. 🙂

  13. io mi sento inadeguato.
    ma so che fausto, manfredi, nikolas, juvao, paolo, davide, lou, LP, ema, agu si aspettano di tornare su questa pagina e trovare anche il mio nome.
    ora, quando tornate su questa pagina, perchè so che su questa pagina torniamo sempre, trovate anche il mio nome.
    il mio nome e un abbraccio.
    nient’altro.

    fabio

  14. e infatti ora non manca proprio nessuno.. quanti nomi e quanti ricordi.. un grazie in particolare a chi mi ha segnalato questa pagina, facendomi ricordare di quanto appartenga un po’ anche a me. le notti a scrivere, a scambiarsi frasi, a immaginarsi futuri insieme, trascorse durante quegli anni non si perderanno mai. il fatto poi che queste parole mi sorprendano qui stasera, in questo androne ventoso nella città vecchia di Nazareth, è la cosa più poetica che mi potesse accadere. grazie a tutti, e un abbraccio forte, anche quello come le tante altre cose che non ci dimenticheremo mai.
    elisabetta

  15. Che meravigliosa e inaspettata rimpatriata, grazie Prof. per averci fatto commuovere e ricordare con la stessa passione, libertà e vivacità di allora, quegli anni indimenticabili. Anni ricchi di riflessioni e prospettive…che oggi sono diventate la realtà del nostro essere uomini e donne, ciascuno con la sua inconfondibile diversità. Citando nuovamente De Gregori (è stato a un suo concerto che ci siamo incontrati qualche anno fa, un’emozione che fatico a raccontare) “i pezzi di conversazione nell’aria” delle giornate in università restano tra le cose più preziose che mi porto dentro, come questo gruppo di compagni di viaggio così straordinario e unico, che auguro a tutti i suoi nuovi studenti di poter incontrare.
    Martina

  16. Che stupore e che gioia immensa l’essermi imbattuta quasi per caso nel suo blog!

    Leggere i post suoi e dei miei compagni di corso è stato un piacevole tuffo nel passato che ha fatto riaffiorare alla mia mente ricordi che non si sono mai affievoliti.

    Più avanzavo nella lettura dei pensieri scritti da ciascuno, più mi commuovevo: sentivo trapelare tra le righe quella passione e quell’energia che animava le nostre giornate accademiche e per un momento ho ripercorso con la memoria quegli anni così carichi di emozioni, esperienze, impegno, interazione…

    Ho sempre pensato che la classe di cui facevo parte ed i professori che insegnavano nel nostro Corso di laurea fossero speciali.
    E non è per usare un aggettivo che potrebbe suonare banale, ma perchè lo credo sul serio.
    Ho sempre percepito una gran voglia di partecipazione, di messa in discussione di se stessi per aprirsi al dialogo; un grande coraggio nell’affrontare le sfide della conoscenza senza tirarsi mai indietro. Questo atteggiamento era contagioso: ci si sentiva coinvolti in una realtà che esulava da noi singoli studenti e che travolgeva ciascuno con la carica positiva che generava, incentivando tutti a far parte di un qualcosa che ci accomunava e che sentivamo nostro.

    Forse il fatto che si trattasse di un corso di laurea nuovo, con ancora molti tratti da disegnare ed elementi da incasellare, senza quindi la staticità e scontatezza di una routine più consolidata, oltre alle molte materie relative a mezzi di comunicazione digitali che si stavano evolvendo proprio in quegli anni, sono state per certi versi una risorsa.
    Abbiamo vissuto il divenire e il definirsi pian piano di un’entità che si stava costruendo grazie al contributo di ciascuno, professore o studente che fosse. Ricordo ancora lezioni con la prof. Mora a confrontarci ed interrogarci sul nostro futuro al di fuori dell’università. Dubbi, angosce, ma soprattuto voglia di trovare un’identità, di tracciarne i confini e le peculiarità una volta catapultati nel mondo del lavoro.

    E’ vero, l’università non insegna il mestiere che si andrà a svolgere, ma aiuta a crearsi un prezioso bagaglio culturale e non solo.
    Le sue lezioni, caro professore, sono state veri momenti di formazione per la nostra vita: occasioni per apprendere non semplicemente nozioni, ma anche per acquisire la capacità di andare al di là del concetto scritto e studiato.

    Non capita a tutti di imbattersi in una fortuna così grande: professori e compagni di viaggio in sintonia e capaci di regalare disinteressatamente un valore aggiunto alla vita, di plasmare per sempre l’approccio alle cose.
    Sono in debito con tutti voi per questo enorme tesoro che mi avete lasciato custodire e per me è un privilegio portare nel cuore il ricordo di tutti voi e di quegli anni vissuti insieme!

    Spero ci sia occasione di potersi incontrare nuovamente anche nella vita reale, oltre che in quella virtuale dei social network!

  17. Prof,
    ho avuto la fortuna di fare parte di quella classe, e anche per la mia parte i docenti che ho incontrato in quegli anni (lei compreso, che ho avuto la fortuna di incontrare di nuovo negli anni del master!) restano incancellabili nella memoria! Come anche l’indimenticabile Manfredi 🙂

    Grazie mille per le sue parole, sono più che condivise! E per la rimpatriata…perchè no?!

  18. Leggere questo post, a distanza di tempo e di spazio, mi riempie il cuore.
    Il sapere che l’esperienza universitaria è stata per tutti, da tutte le parti, un’esperienza ancora viva nel cuore e nella mente provoca un’infinita gioia.
    Anche se lontana e anche se la vita mi ha, con profondo rammarico, portata da un’altra parte, ora sento una vicinanza ed una fratellanza che poche volte ho davvero provato in vita mia.
    Che questo vento sia caldo e rassicurante ma sempre nuovo e fresco.
    Di cuore
    Adele

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