Pubblicato da: faustocolombo | 3, ottobre, 2010

La (sotto)politica nell’epoca della sua riproducibilità digitale

Mi pare che sommariamente si possano distinguere alcuni tipi fissi di “documenti” che fanno entrare il gossip nella politica, e di alcuni di essi hanno a che vedere con la riproducibilità tecnica (se il povero, sfortunato Benjamin non si gira nella tomba: in ogni caso gli chiedo preventivamente perdono) dell’era digitale.

Il primo tipo di documenti sono i dossier: sono elaborati falsificando o confezionando dal vero (ma in tempi utili, secondo un discorso ben preciso, con uno scopo determinato ostile alla persona di cui parlano) prove di un comportamento disdicevole da parte del soggetto che si vuole colpire. La maggior parte di questi documenti, soprattutto negli ultimi tempi, riguarda fatti senza necessario rilievo penale (come la proprietà di una casa a Montecarlo), ma non importa, perché essi lavorano in parte semplicemente a screditare qualcuno, e comunque alzano un polverone attorno all’immagine del soggetto contando sulla ben nota legge per cui una eventuale smentita è solo una notizia data due volte.

Il secondo tipo di documenti sono autentici, spesso registrano e attestano comportamenti disdicevoli – anch’essi spesso senza rilievo penale – e si basano su tecnologie di registrazione sofisticate e segrete (intercettazioni telefoniche e /o ambientali, intrusioni nel computer o nei profili di un soggetto eccetera) che tuttavia vengono utilizzate e soprattutto rese pubbliche al di fuori della legalità, che tutela la privacy dell’individuo, la segretezza delle indagini e delle procedure giudiziarie e l’utilizzabilità di registrazioni di questo tipo (il caso della sciagurata telefonata di Fassino a proposito della proprietà di una certa banca).

Il terzo tipo di documento è simile al primo, ma è registrato attraverso tecnologie banali e quotidiane come i telefoni cellulari e registratori digitali portatili e minuscoli. Questo tipo di registrazione, a quanto mi risulta è legale, e non sono certo dunque che esse siano legate a particolari vincoli di pubblicazione. Penso alle registrazioni della D’Addario, o a quella della sciagurata bestemmia di Berlusconi nella ignobile barzelletta sulla Bindi.

Curiosamente, chi abusa dei primi due tipi di documento si risente moltissimo per l’uso del terzo. Eppure bisognerebbe sapere che nell’epoca della riproducibilità digitale vige questa democrazia della debolezza. Tutti siamo esibiti o esibibili. Alla ricchezza e al potere necessari per la produzione dei primi due documenti si oppone la facilità povera nella produzione (e nella pubblicazione) del terzo. Può non piacere. A me non piace. Ma se c’è del marcio in Danimarca, non è solo colpa del povero Amleto.

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Responses

  1. …infatti puntualmente tutti a dare contro al povero Amleto.
    Anche in alcune -giustamente- dure condanne al premier mi pare di leggere (ma potrei sbagliarmi) questa implicita condanna o insofferenza per le nuove tecnologie e per il web “Un video – puntuale come una maledizione – ce l’ha servita via internet, mentre un altro video – sempre tramite web – …”
    ha scritto Marco Tarquinio su Avvenire.
    Puntuale come una maledizione e’ purtroppo la gaffe o la figuraccia: poi certo possiamo discettare sul “timing” e fare tutta la legittima dietrologia. Vorrei vedere pero’ se simili incredibili performance le avesse fatte qualche esponente di spicco della sinistra (immaginate un Bersani che dice una barzelletta sugli ebrei con finale in bestemmia), quale putiferio si sarebbe scatenato sul gesto in se’, quale crocefissione sulla stampa.
    Il comunista stalinista ateo e blasfemo! Oso addirittura immaginare che Minzolini avrebbe riportato la notizia! E forse Mons. Fisichella non avrebbe “contestualizzato” con tanta finezza ermeneutica…E non si sarebbe- sono sicuro- tanto discettato sul “mezzo”.

  2. Non sono solo i mezzi, piuttosto chi e perchè li applica. Così un utile strumento di indagine può trasformarsi in un’arma pericolosa e dannosa. Se la nostra società, a tutti i livelli, si distinguesse soprattutto per un imprescindibile senso del dovere, da cui lealtà correttezza rispetto ecc, forse questi nuovi metodi di “persecuzione” non avrebbero ragione di esistere. Allo stato attuale e riferendomi in particolare alla classe politica, penso non se ne possa fare a meno. Tanto per comprendere fino in fondo quanto siano corrotti, corruttori e corruttibili certi personaggi.

  3. Salve, in attesa di incontrarci a EAVICAMP… mi presento cosi’…

    .. se circa 50 anni fa ci fossero stati i media di ora, J.F. Kennedy non sarebbe mai stato presidente per più di un mese, dati i suoi voraci appetiti … Domanda del “se”: in caso di intercettazioni il buon JFK avrebbe coniato leggi ad suam personam?

    Detto questo e tornando ai media: ne esiste un altro (i media siamo noi) 😉
    “Quando in Africa muore un vecchio, è una biblioteca che brucia” Amadou Hampâté Bâ

    Buon vento!


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