Pubblicato da: faustocolombo | 1, ottobre, 2010

Qualche considerazione sul discorso di Bersani alla Camera

Ascolto per radio il dibattito sulla fiducia, e – destino – sento proprio il discorso di Bersani alla Camera. Lo ascolto con attenzione, e mi faccio una certa idea: mi sembra – ma posso essere velato dalle mie convinzioni – un ottimo discorso, che rintuzza il governo sul contenuto, che avanza persino qualche modesta proposta. Il tono è asprigno, ma nell’ambito di una consapevolezza e di un senso di dignità delle istituzioni.

Subito dopo ascolto il dibattito con una serie di giornalisti commentatori che fanno una specie di gara a dire quanto il dibattito sia stato fiacco, con troppe frasi fatte, senza proposte, senza nessuna novità. Tutti si lamentano, è il refrain, e nessuno avanza proposte concrete.

La sera, su Telemontecarlo, Massimo Franco, con il solito stile da terzista, ridice le stesse cose. La domanda è: sono davvero tutti uguali? Non voglio dire che Bersani e il PD siano meglio degli altri (questa può essere una mia opinione, ma è ovviamente contestabile), dico solo che almeno in quel discorso, quel giorno, in quella specifica occasione, c’era politica vera, c’erano alcune constatazioni di buona evidenza). A chi giova dire che tutti sono uguali, che la notte è nera e le vacche anche? Detesto questo terzismo stupido, un po’ vile, che a forza di voler stare in mezzo non sa più guardare ai fatti. Che cambiano, naturalmente, e che possono dare ragione all’uno o all’altro in tempi diversi. Ma confondere le acque non serve a nessuno.

Bersani ha fatto un buon discorso. Bisognerebbe poterlo ammettere senza sentirsi schierati, senza sentirsi obbligati a votare il suo partito. Possiamo cominciare a dirlo?

Buon vento.

p.s. So che devo parlare dei social networks. Il post arriva, arriva…

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Responses

  1. Concordo in pieno. Sia sul discorso di Bersani, che ha saputo unire contenuti e veemenza, proposte e capacità di mettere in luce il vuoto altrui. Capita di rado. Ma quando capita bisognerebbe avere il coraggio di metterlo in luce. I terzisti non lo fanno semplicemente perché è il loro compito, quello: fingersi super partes, ma non fare mai nulla per esserlo davvero. Ragguardevole eccezione, Lina Palmerini sul Sole 24 Ore, che ha messo in luce i meriti del discorso di Bersani, usando un’azzeccata metafora, a parer mio, quella della piazza. Non lo trovo online, ne copio qualche stralcio:
    “C’è chi porta la piazza in aula e chi invece vuole portare l’aula nella piazza. Lo sforzo speculare è stato di Antonio Di Pietro e di Pierluigi Bersani che nei loro interventi alla Camera hanno segnato la differenza tra le due opposizioni. L’ex pm, appunto, ha fatto come si fa in piazza per caricare la folla, usando per il premier espressioni come «stupratore di democrazia», paragonandolo a «Nerone», dandogli del «piduista» e via discorrendo. Insomma, il suo schema non muta: la piazza gli piace e se la porta ovunque, a proposito del profilo istituzionale che tanto rimprovera al premier. Pierluigi Bersani invece ha tentato lo sforzo opposto cercando di mettere in collegamento il governo con la “piazza” dei precari, degli insegnanti, delle «piccole imprese strozzate dal credito», dei disoccupati”. La Lega è stato il suo bersaglio preferito, forse più del premier e sicuramente più di Giulio Tremonti. Il leader Pd ha voluto smontare quel tratto popolare dei leghisti, quella loro sintonia con il popolo – a maggior ragione padano – che certo non può gradire «le leggi votate a favore della cricca» e l’immobilismo di un governo che non fa nulla contro una crisi che stavolta colpisce duro il Nord-Ovest”. (…) “Il tratto di Bersani, quando andava sul premier, è stato invece quello dell’ironia. Ha parlato di una fiducia «del cerino» per sottolineare il “balletto” con Fini su chi si assume la responsabilità della fine della legislatura, l’ha invitato a chiedere il Nobel e a smettere di cercare nemici chiedendogli «quanti anni vuole ancora governare prima di assumersi la responsabilità dei suoi errori?». Ricordando le promesse mancate, l’ha definito «l’impresario del teatrino della politica» riportando in primo piano il fisco (si veda altro articolo a pagina 5), accusandolo di aver scippato al Sud i finanziamenti e definendo i suoi cinque punti di rilancio del programma «la ribollita»”.

  2. scusate, so che c’entra poco col post, ma a ben vedere no: e c’entra anche con la rete e la comunicazione politica.
    E’ una cosa di una tristezza infinita, oltre che di una volgarita’ e ignoranza inqualificabili. Se non fosse che e’ il nostro presidente del consiglio, corteggiato o tollerato da ampie schiere di cattolici: vediamo adesso come riescono a minimizzare e di dire che in fondo e’ solo una battuta…
    Costui sarebbe il nostro Primo Ministro: voila’
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-cavaliere-e-la-bestemmia/2135516

  3. Bersani mi è piaciuto perché è stato critico (senza essere offensivo), è stato efficace (senza essere pedante) ed è stato comprensibile (senza essere propagandistico). Mi sembra poi che ci sia stato, nel suo discorso, un filo conduttore, una sorta di abbozzo di “visione”: l’idea che società e politica possano ritrovare comuni obiettivi nella promozione del lavoro e della responsabilità. Un inizio. Spero che non sia una mia “proiezione”. Che ne dite?

  4. Uguali no, ma simili si. Per esempio io ho trovato il discorso di Bersani molto simile a quello di Casini. Poi il fatto che i discorsi siano simili nei contenuti, non esclude il fatto che possano essere dei bei discorsi. Ma quando si passerà da un bel discorso ad un bel governare? In fin dei conti, come mi pare abbia accennato Bersani stesso, pure Berlusconi fece un bel discorso di insediamento richiamandosi alla centralità del parlamento. Ma poi?

  5. Grazie dei commenti postati sin qui. @rossella: quello che cerco di dire è essenzialmente che uno dei modi che i media hanno per non fare capire la situazione consiste nel fare di ogni erba un fascio, anche quando i fatti (in questo caso i discorsi) sono diversi fra loro. Rimane vero, naturalmente che i discorsi che parlano dei fatti non sono fatti i di cui parlano. Ma sono fatti comunque, e andrebbero trattati con obiettività, che non ha niente a che vedere con il bilancino. Chiediamo ai giornali e ai giornalisti di fare il loro mestiere con la stessa forza con cui chiediamo ai politici di dare seguito ai loro discorsi e alle loro promesse…

  6. I giornali e i giornalisti hanno indubbia responsabilità morale e, negli ultimi tempi, qualcuno ha talmente gridato al lupo da mettere a rischio la credibilità di tutti. Ciò non toglie che attendo con ansia il discorso che sappia arrivare al cuore della gente, smuova la rassegnazione, sgretoli l’ignoranza.

  7. D’accordissimo professore. In attesa di giornalismi migliori le auguro anche buon lavoro per questo nuovo anno accademico.


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