Pubblicato da: faustocolombo | 13, settembre, 2010

Il futuro di un piccolo blog

Ogni tanto – per i  motivi più svariati – uno si guarda dentro, e si chiede cosa sta combinando, e cosa vorrebbe combinare, se potesse, ne avesse il tempo, la voglia, la semplice opportunità.

Io l’ho appena fatto e una piccola riflessione tocca questo blog. Non rileggo mai i miei post, ma mi sembra di poter dire due cose: la prima è che vado a strappi, con assenze, lentezze, a causa di un numero imprecisato di impegni, scadenze (questa settimana, per dire, dopo una breve necessaria vacanza: un importante consiglio di facoltà, una commissione di concorso, una summer school a torino… lo so, chissenefrega) e altro. La seconda è che ho preso una pericolosa china personalistica, che per molte ragioni non mi va.

Quindi, devo cambiare qualcosa. E allora farò un tentativo di brevi interventi più saggistici, meno personali, spero un po’ più utili a un dibattito che non so quanto esteso, ma di cui sono comunque, nel mio piccolissimo, corresponsabile. Magari, amici naviganti, diventerò pallosissimo (non che adesso..) ma penso sia meglio commentare il mondo che me stesso, oggetto francamente di scarso interesse. Intanto notifico che credo di essere cresciuto attraverso questa navigazione, soprattutto grazie a chi scrive, commenta, suggerisce, contesta, partecipa. Volevo dirvi grazie, grazie grazie. La svolta è dedicata a tutti quanti.

Un grande abbraccio e, naturalmente, buon vento.

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Responses

  1. Ma lei fa parte del mondo, gentile prof!
    Se ci mette il cuore in ciò che scrive
    aggiunge valore, sempre.

    Allora ben vengano i saggi ancor più se
    narrati da un capace e attento professore,
    si favoriscano ancora i dibattiti che portano
    al confronto e a meglio comprendere,
    ma non tralasci mai l’idea che dove
    c’è l’intelletto non possa starci anche
    un po’ di sano sentimento.
    Questo la contraddistingue.

    Sapere e sapore si diceva……..

  2. Non capisco ma mi adeguo, sosteneva un secolo fa Ferrini.
    Post mai “intimistici” ma di lettura del mondo a partire dai propri sentimenti.
    A me sembra ancora la maniera migliore di raccontare le cose attorno a noi.
    Comunque, va bene lo stesso ;o)

  3. è una cosa che mi succede spesso. parto per parlare di qualcosa, e finisco per partire da me. raccontare il mondo senza partire dalla propria esperienza è meno efficace.
    capisco molto le sue riflessioni, perchè spesso ci sono incappato, perchè faccio fatica a separare, o a unire serenamente.
    ma mi sono accorto che le cose che ho fatto che hanno lasciato veramente il segno (in me e negli altri) sono quelle in cui ho messo in gioco una parte di me.
    per lavoro e passione sono spesso in contatto con gruppi di giovani.
    quando c’è il contesto adatto, io parlo loro della mia esperienza e delle mie emozioni, e sono le volte che si crea una relazione vera e che penso loro si portino via davvero qualcosa.
    la cosa funziona molto meno quando per dire ho solo delle slide da commentare.
    a me piacciono le persone che interferiscono con la narrazione del mondo.
    io rispetto “la svolta”.
    ma non so quanto la rispetterà lei…
    perchè è il nostro modo di stare al mondo


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