Pubblicato da: faustocolombo | 6, settembre, 2010

La notte

Non so se ci pensate, ma ci sono tanti tipi di notte. Alcune personali e altre collettive. La durata è variabile.

Fra le notti personali più lunghe posso parlare di un lungo week end di paura per la mia salute, dentro e fuori dai pronto soccorso (pronti soccorsi? pronto soccorsi? pronti soccorso?) e in attesa di un esame che dovevo fare, non sapendo bene come sarebbe andata, perché poteva andare bene o male. Quella notte è piena di incubi. Strade che vorresti prendere e si nascondono all’ultimo momento. Persone che ti odiano senza che tu le conosca che ti guardano minacciose, ogni tipo di mostruosità che divora e sussume la tua animalesca paura. In quei momenti a me succede che da un lato vorrei essere da solo, dall’altro le persone che ti vogliono bene non ti lasciano stare, ti guardano continuamente, accorrono al tuo minimo movimento, e tu sai che hai bisogno di loro, e magari anche loro di te e tu pensi che malgrado tu abbia fatto i conti con la vita già da un pezzo e sia a tuo modo pronto ad ogni evenienza, ti piacerebbe fare vicino a loro un altro pezzo di strada. E pensi dovrei scrivere l’ultimo post prima che sia tardi. Dovrei mandare ancora quel saggio che è rimasto sul computer e non l’ho ancora spedito. Dovrei preparare giusto qualche lettera che non si sa mai.

Poi dopo il lungo week end arriva il lunedì, si completano gli accertamenti e tu stai bene, accidenti. L’episodio è passato e ti dicono va là stai tranquillo, che a parte qualche rimediabile acciacco sei abbastanza in forma. E allora, mentre torni in macchina dall’ospedale guidando, da solo, ti chiama tuo figlio e ti dice ho passato l’esame, tu come va? E improvvisamente ti sembra che la notte sia finita, e finalmente sia l’alba.

Ci sono anche le notti di un Paese. Sono notti piene di incubi. In cui sembra che tutto debba andare a rotoli, che il male che ha preso i gangli della tua patria sia inarrestabile, invada ogni casa e ogni strada. Ci sono notti in cui capisci che dietro l’angolo ci può essere la dissoluzione, la frammentazione, la crisi del sistema, che per un Paese è quello che per il corpo di un individuo è la morte. E in quegli incubi tu provi a fare qualcosa, ma non riesci a muoverti, e ogni tuo gesto sembra inutile, e ogni parola che spendi, ogni messaggio che cerchi di dare con il tuo pur insufficiente esempio, ogni sforzo che fai con il tuo lavoro sembra destinato al fallimento, come se abortisse nella tua volontà prima di farsi cosa, effetto, conseguenza.

In quei momenti le persone più normali e sane sono tentate di stare da sole, ma per fortuna si stringono insieme, con gli amici, con chi ha paura come loro, e provano a immaginare un’alternativa, una via d’uscita. Il calore che provano, in fondo, li fa stare vivi.

Ma poi – non sempre ma ogni tanto – il giorno viene. Io prego per quel giorno, per quell’alba. Chissà che non sia iniziata ieri, con il discorso politico di un uomo di cui ho condiviso sempre molto poco, e di cui credo ancora di condividere quasi niente. Ma chissà perché, ieri ho avuto l’impressione che anche lui si stesse svegliando da un incubo, e guardasse le prime luci di un albeggiare in cui magari – fuori dalla notte – potremmo essere, serenamente, avversari.

Buon vento, e grazie a chi di competenza.

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Responses

  1. Non le vedo, le luci dell’alba, in un paese dove si ammazza un sindaco che faceva bene il suo lavoro. Non le vedo in un paese che invece di occuparsi di questa barbarie in cui siamo piombati, si avvita a discutere su quel discorso politico di quell’uomo, trascinandolo in un’incertezza sfinente, riempita di chiacchiere. Non le vedo se il direttore del Tg più seguito si scomoda per un’editoriale, non per parlare di quel sindaco morto ammazzato, ma per ribadire la linea del capo.
    Non le vedo, stasera, come non credo le vedano, laggiù sul bellissimo porto di Acciaroli, le tante persone perbene che non hanno più un sindaco.
    Le intravedo solo ogni tanto, in posti come questa nave, dove c’è ancora gente che spera. E che lotta, magari solo a suon di parole scritte.
    A proposito: capitano, tieni ben saldo il timone, mi raccomando!!!
    Buon vento (anche se un po’ al buio)

  2. Ancora a proposito di notte
    http://civati.splinder.com/post/23265549/in-questa-notte-della-dismisurache


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