Pubblicato da: faustocolombo | 12, luglio, 2010

Uomini che odiano

Assisto con sgomento alla serie di notizie che a ritmo impressionante raccontano di violenze omicide di uomini (compagni, aspiranti compagni, ex compagni) su donne desiderate, amate, perdute odiate. Come sempre, da studioso di comunicazione, ho il sospetto che si tratti di un fenomeno di sovraesposizione mediatica, o di soglia di notiziabilità: in poche parole, i media si accorgono di un fenomeno su cui prima tacevano. Cominciano a darne conto, in modo tale che cose prima non notiziabili diventano notiziabili (fanno – come si dice – notizia), e la sensazione del lettore- spettatore è quella di trovarsi di fronte a un fenomeno nuovo, non alla scoperta tardiva di un fenomeno vecchio.

Però, in questo caso, se si guarda alle statistiche, il fenomeno è davvero preoccupante, e forse è vero che vi è un’escalation terrificante. Mi colpiscono diverse cose, da uomo, in questa violenza.

La prima è che gli uomini che uccidono sembrano considerare la donna un oggetto di proprietà, senza la possibilità di scelta. Una versione autoritaria e selvaggia dell’amor ch’a nullo amato amar perdona, in cui il semplice desiderio maschile dell’altra richiede come risposta univoca l’assenso e l’acquiescenza.

La seconda è che questi uomini che uccidono (penso al profilo del bravo studente appena laureato a 30 anni con il massimo dei voti che uccide la ex fidanzatina di appena 16 anni) si rivelano così immaturi, così profondamente insicuri, da perdere totalmente il controllo davanti a un rifiuto che significa per loro solitudine. Un brutto segnale di vuoto, vuoto di valori, vuoto di equilibrio, vuoto di educazione e di senso sociale.

La terza è che mi pare per le donne sia un brutto momento: le loro sacrosante conquiste mi appaiono in discussione. Torna la violenza appropriatrice su di loro. Torna l’esibizione con funzione voyeuristica del loro corpo in un’ottica di sguardo maschile. Due tendenze diverse, ma forse non così disgiunte.

Ci sono giorni, insomma, in cui mi vergogno di essere un maschio.

Buon vento, sorelle.

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Responses

  1. alla fine c’è secondo me una forte contrapposizione.
    dinamiche di consumo e atteggiamenti che avvicinano i due generi. donne che devono essere sempre più libere e autonome, ci fanno credere che la donna possa “fare” meglio dell’uomo ed è giusto lo faccia, dall’altro uomini che si curano il corpo come se fossero donne….tutto questo per essere “sempre nuovi”, per cambiare le vecchie prospettive.

    dall’altro, invece, la donna che è considerata ancora, come dici tu, proprietà dell’uomo. niente di nuovo quindi all’orizzonte…..

    non sai quanto siamo in sintonia di pensiero…se ti fa piacere ti manderò a breve una copia di un lavoro che sto ultimando.
    ciao!

  2. Forse sarebbe anche il caso che i media cominciassero a chiamarli con nome diversi. C’è poco “d’amore” in queste “follie”, c’è poco di “passionale” in questi “delitti”, c’è poca “gelosia” in questi “drammi della”.

    C’è un senso del possesso che è veramente preoccupante e che non voglio immaginare dove affonda le radici.

    Poi ci sarebbe da aprire anche una riflessione, più pratica e legale, sulla facilità con cui si può accedere a un’arma. Ma questo è un altro discorso.

  3. ciao fausto,

    anch’io sono rimasto sgomento di fronte a tutto questo sangue. sono delitti così efferati e brutali e feroci che rimangono in testa come grandi punti interrogativi, una distesa di lapidi e punti interrogativi negli occhi dei lettori dei quotidiani e dei telespettatori dei tigì.

    credo però che questi gesti spietati abbiano qualcosa di sinistramente logico, come se i fatti si nutrissero di qualcosa che scivola oggi nell’aria che respiriamo. almeno credo di averlo capito leggendo questo articolo scritto da christian raimo, lo trovi qui:

    http://www.minimaetmoralia.it/?p=2574

    se riesci, fammi sapere che ne pensi.

    giuseppe


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