Pubblicato da: faustocolombo | 1, luglio, 2010

Oltre il giardino

Ieri sono andato in Consiglio di Facoltà con un po’ di trepidazione. Avevo avviato la proceduta perché mi si concedesse un semestre di congedo per ragioni di studio. Per chi non lo sapesse, questi periodi sono previsti dal contratto dei docenti universitari, e implicano che per un certo lasso di tempo chi ne fa richiesta con motivate ragioni possa essere esentato dagli impegni didattici per dedicarsi alla ricerca e allo studio. Insomma, avevo avviato la procedura e ieri sapevo che se ne sarebbe discusso. Così, al momento opportuno, il Preside mi ha chiesto di uscire, e i colleghi hanno deliberato. Hanno deliberato che sì, posso prendermi un semestre di congedo.

Ho sentito dentro qualcosa che non provavo da tanto tempo. Ho visto il futuro a breve (da febbraio) sciogliersi in lunghe giornate sui libri, in viaggi a incontrare colleghi stranieri con cui ho bisogno di parlare, in una scrittura finalmente più tranquilla anche per certi progetti diciamo così più narrativi. Ho avvertito alle ossa un senso di leggerezza, e mi è parso che potesse diventare vera quella poesia di Majakovskji in cui il poeta descrive il prurito alle scapole delle ali che vogliono spuntare. Sarà il primo congedo della mia vita (a 55 anni) e ragionevolmente l’unico. Dunque gli attribuisco un valore enorme, che cercherò di non sprecare. Ma è sulla leggerezza che volevo tornare. Finito il Consiglio, sbrigate le pratiche varie che mi restavano da sbrigare, sono sceso per andare a casa e ho guardato il chiostro. Nei chiostri della cattolica ci sono quattro aiuole, con in mezzo due vialetti incrociati. Quando uno studente si laurea si toglie le scarpe e fa il giro delle quattro grandi aiuole di corsa: è un’usanza abbastanza recente, non in voga quando ero studente io. Insomma, per farla breve, ho guardato l’erba a lungo, come la guarda una mucca o una capra. Mi sono tolto le scarpe e le calze. Sono entrato nell’aiuola. Un bidello mi guardava. Gli ho detto: se possono gli studenti, perché i prof no? Mi ha risposto: ma lei cos’ha da festeggiare scusi? E io: il sabbatico. Mi ha sorriso, ha scosso la testa, ed è andato. E io sono rimasto lì, con i piedi nudi nell’erba come faccio nel mio giardino, e ho respirato l’aria di Milano che per una volta mi è sembrata tersa e pulita. E ho guardato il cielo. E dentro di me ho sentito l’emozione di chi sta per partire per un posto dove non è mai stato.

Scusate il racconto assolutamente personale naviganti. Mettetelo pure nella rubrica chissenefrega. Ma buon vento, buon vento a tutti, davvero.


Responses

  1. …e invece ci frega eccome.

    Buon viaggio, Fausto. Raccontaci come è stato, al ritorno.

  2. oserei dire che festeggiare il sabbatico è di gran lunga più appagante che rendere onore alla laurea………
    Buon vento a lei, illustre prof, non lasci però
    questo lido nei mesi di “ritiro” che si concederà.
    Ci contiamo.

  3. L’erba dei chiostri della Cattolica, uno studente, può assaporarla poche volte…mentre un prof, mai…è una bella sensazione vero professore? trasmette una tranquillità, una freschezza e un vigore che difficilmente si prova in altri luoghi…3 anni di studi aspettando quel fatidico giro! mi dispiace abbia avuto un’attesa così lunga!
    Congratulazioni prof!

  4. In effetti, è una bella sensazione. E’ anche stata l’occasione per vedere le cose da un altro punto di vista, assaporare un’esperienza che non mi appartiene (più?). Non so, se non rischiasse di sembrare iettatorio direi: veder l’erba dalla parte delle radici…🙂

  5. io un po’ mi sono emozionata a leggerla e ritrovarla, prof, e questo post l’ho linkato sulla mia pagina facebook qualche gg fa… operazione nostalgia! Stima Di Danno

  6. Caro Fausto, leggo spesso il tuo blog ma solo oggi mi decido a partecipare attivamente… forse perché questo tuo post ha toccato un nervo scoperto anche della mia generazione – di chi, a 30 anni, prova a costruirsi un lavoro in università, e già intuisce che il tempo scivola via in occupazioni superflue. Già mi sembra di non avere sufficiente spazio per la ricerca e lo studio. E’ per questo che ti auguro un fruttuoso sabbatico (con un po’ di nostalgia del futuro, come da qualche parte dice Nathan Never)… studia anche per noi!


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