Pubblicato da: faustocolombo | 29, giugno, 2010

Ritorno nel Paese incerto

Tornava nel Paese incerto. Il suo Paese. Non perché fosse stato via. Ma in vacanza, come spesso gli succedeva, aveva visto del Paese il lato migliore: il Mare del Sud, le isole della mitologia omerica dove Efesto teneva la sua fornace, il fumo di un vulcano, i colori incredibili delle acque, la cordialità della gente, il fascino dei sapori. Tutte le bellezze di un localismo che è cultura e coltura, e che i progetti tanto esibiti di federalismo alla carbonara vorrebbero nella realtà cancellare. Come non fosse arricchente e meraviglioso potersi chiamare nello stesso modo fra gente di posti così diversi, di parole così distanti eppure unite da qualche misterioso legame.

Tornava nel Paese incerto e sentì il peso della cappa di piombo che da qualche tempo lo opprimeva. Sentì che gli mancava la voglia di camminare, di guardarsi intorno, di sperare qualcosa. Poi lo accolse la notizia che un importante senatore – artefice di alcuni dei principali successi del premier – era stato condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa. Era una bella notizia? Era una brutta notizia? Non lo sapeva più. Era bello pensare che un uomo politico di primo piano aveva transato con la criminalità organizzata? No. Era bello pensare che – se era così – la legge lo aveva scovato e condannato? Si. Eppure in qualche modo l’amarezza del no smussava la portata del si. Fin quando vide un’altra notizia quasi in sottofondo: un gruppo di giovani dello stesso partito del condannato in appello che emettevano un comunicato. Non era di solidarietà con il condannato. Non era di condanna dei giudici. Diceva che era meglio considerare eroe un giudice ammazzato dalla mafia che uno stalliere in odore di mafia, tanto caro al senatore appena condannato.

Allora sì, improvvisamente, l’uomo fece un lungo respiro, e ricominciò a camminare, con il passo di Allonsanfàn, un film che aveva amato molto da giovane. Poropopò, poropopò, poropoporopoporopopò… un piede avanti all’altro e un ultimo passo ripetuto. Pensò: il Paese è ancora incerto. Ma ce la può fare. Se qualcuno smette di tacere, alla faccia della sua maglia politica. Pensò: ce la possiamo fare. Il vento ci accompagni. Poropopò…

Buon vento.

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Responses

  1. Ben tornato, stavo proprio pensando che sentivo la mancanza di questa nave, oggi. Perché oggi è un altro di quei giorni in cui si testa lo stato di salute della nostra informazione, in presa diretta. E mi sa che il responso, ancora una volta, è nefasto
    http://www.repubblica.it/politica/2010/06/29/news/il_giornalismo_secondo_augusto_minzolini_nel_tg_sparisce_la_condanna_per_mafia-5248125/?ref=HREA-1


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