Pubblicato da: faustocolombo | 18, giugno, 2010

Incertitudine…

Si direbbe incertezza. Ma l’incertezza è il dubbio fra soluzioni che appaiono tutte accessibili e positive. Invece il Paese incerto scivola fra opzioni che ritiene tutte perdenti, tutte negative. Il declino è come la saudade, una specie di malinconia che taglia le gambe all’altezza del ginocchio e ti prende lo stomaco.

Deve far riflettere che le cronache giornalistiche descrivano il Premier del Paese incerto come incerto a sua volta. Incerto tra una manovra economica necessaria (magari non così, ma necessaria) e la sua negazione, che sarebbe in linea con i miracoli promessi e mai mantenuti per definizione (chi fa davvero miracoli, fuori dai confini delle fedi religiose?). Incerto tra la linea della battaglia e quella della trattativa, con il Quirinale, con gli alleati, con gli avversari veri o presunti. Incerto forse su di sé, sulla sua capacità di fare politica, sul suo bilancio di una vita costruita come una grande maschera di successo e di onnipotenza dietro a cui si nascondono zone oscure, fallimenti familiari, insuccessi aziendali (parliamo del mito sportivo della grande Milano, che voleva raccogliere calcio, rugby, hockey e quant’altro, e che fu dismesso dopo poco? parliamo della Standa? e via così), forse l’incapacità di farsi davvero uomo politico, riconosciuto dallo slogan dell’antipolitica (essere un uomo del fare) che diventa da qualche tempo a qualche parte il grido della volpe: “nondum matura est!”. Forse, ma nessuno vuole dirlo, dietro le incertezze del premier del Paese Incerto c’è l’incertitudine di una vita entrata in una fase oltre la maturità, che contrasta con il cerone, i capelli posticci, l’enfasi sulla forma fisica, gli inevitabili acciacchi: una fase in cui di solito si diventa saggi o almeno si finge di esserlo, cosa che non si può fare se ci si propone immutabili in un non tempo dello spettacolo e del palcoscenico.

Dunque il Premier appare incerto, e mai come oggi capiamo l’abisso che ci guarda mentre lo guardiamo: perché egli crede di essere nell’incertezza sul che fare, mentre vive nell’incertitudine del suo declino. Ha pensato di plasmare l’immaginario di un Paese, e in parte ci è riuscito. Ma l’opera delle sue mani si dissolve, e insieme lo dissolve.

Incertitudine….


Responses

  1. Hai descritto fin troppo bene l’aria che si respira in giro: inevitabile declino (e non soltanto in Italia e non soltanto per irresponsabilità della classe politica).

    L’ incertitudine è su scala mondiale, con alcuni distinguo.

    La stranezza è che in giro si ascolta, ancora, tanta buona musica, si scrivono bei libri, probabilmente si producono anche dei bei film (non sono un appassionato di cinema) e, nonostante vi siano nella società dei percorsi creativi interessanti, questi non sembrano influenzare concretamente la vita delle persone.

    Ciao, Massimo


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