Pubblicato da: faustocolombo | 6, giugno, 2010

Scherzi dell’immaginario

Da qualche tempo giro per convegni (per chi non lo sapesse, per i baroni grandi piccoli e medi questa è la tipica stagione convegnistica, perché le lezioni si sono chiuse e gli esami non sono ancora cominciate), e mi capita di riflettere, ascoltando tanti interessanti colleghi di varie discipline sul tema dell’immaginario nazionale. Si noti che già la definizione meriterebbe centinaia di discussioni bibliografiche: cosa è una nazione? cosa è un immaginario? quanto c’è di naturale e quanto di costruito in un immaginario, se – come ricorda Anderson – le comunità si immaginano prima ancora di costruirsi davvero raccontandosi?). Figuriamoci come si fa a riconoscere gli oggetti che compongono un immaginario. Per esempio: come faccio a sostenere che i Mondiali dell”82 costruiscono un immaginario politico? Quello che si vede sono undici giocatori in mutande che danno calci a un pallone, una coppa alzata, tifosi esultanti. Quell’ideale di Paese vincente dov’è? Come si fa ad argomentare che ha una sua consistenza, che gira nelle teste e nei cuori e costruisce un pezzo del modo in cui noi ci rappresentiamo il nostro Paese? La risposta è complicata, e non sono nemmeno sicuro che sia giusta.

Parto da lontano, ma mi sbrigo in fretta. In primo luogo, è chiaro che le idee esistono, hanno una loro consistenza e producono effetti molto reali. Non mi riferisco solo alle idee intese come concetti forti (libertà eguaglianza fraternità, per fare un esempio), ma anche a pseudospiegazioni, costruzioni fittizie, e così via (per esempio le spiegazioni collettive che portano all’idea di untore, o certe pseudoideologie che conducono all’antisemitismo, eccetera). Quindi forse non ci dovrebbe essere bisogno di illustrare l’esistenza di uno o più immaginari collettivi, ma semmai il contrario.

Secondo punto: l’idea di immaginario non collima con quello di sfera pubblica, ma ha con esso dei legami molto forti: per esempio oggi alcuni temi che entrano nel dibattito pubblico non hanno una vera e propria razionalità e non possono essere risolti da un dibattito pubblico “tutti dentro” (si pensi al tema del fine vita: chi può portare certezze nel dibattito pubblico che non siano emotive, passionali, correlate con le preconvinzioni filosofiche o religiose, se anche la scienza non dà risposte univoche?). Come tali, questi temi navigano dentro e fuori fra la sfera pubblica e l’immaginario pubblico, con risultati a volte terribili, ma questa è un’altra storia.

Terzo punto: gli immaginari nazionali, globali o locali hanno una storia e una durata, esattamente come le ideologie. Inoltre, essi sono convincenti, ma senza pretesa di verifica argomentativa, e quindi a volte meno smontabili delle ideologie, anche se forse tramontano più in fretta.

Perché vi ho fatto sorbire questa inutile digressione? Perché sto scrivendo finalmente il mio libro, e questi pensieri lì non ci stanno. Mi è parso giusto cominciare a condividerli con qualcuno da qualche parte… Se disturbo, sorry.

Buon vento.


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