Pubblicato da: faustocolombo | 23, maggio, 2010

Un giorno di maggio

Un giorno di maggio, il Paese incerto si svegliò come fosse una giornata qualunque. Il giorno prima una squadra di calcio era tornata a vincere una competizione importante dopo 45 anni, e c’era stata una grande gioia collettiva, buona anche per quelli che tifosi di quella squadra non erano mai stati. Ci sono delle gioie per così dire contagiose, e questa era stata una di quelle. La gente sembrava ebbra per e strade e le piazze. Per una volta giocatori e allenatori milionari e tifosi con le pezze al sedere si erano sentiti una cosa sola, come raramente succede. Non era mancato chi, per festeggiare a suo modo, era riuscito a litigare con un altro uomo e a ucciderlo a coltellate, e questa era una macchia per l’intera umanità. Ma la gioia era stata gioia davvero, e quindi il Paese si poteva svegliare ubriaco di festeggiamenti ma sostanzialmente sereno.

C’era, è vero, qualcosa che non andava. C’era una legge in discussione al Parlamento che tappava la bocca ai giornalisti, e le orecchie ai cittadini. Che sembrava – in nome della difesa della privacy – azzerare inchieste e conoscenze pubbliche. Roba che scottava, insomma. Il Governo pareva procedere a balzelloni. Qualcuno era preoccupato, qualcuno diceva che non c’era da preoccuparsi, ma nessuno sembrava in grado di spiegare davvero perché. Eppure la risposta era semplice, così semplice, solo che nessuno la voleva vedere. Ed era in quella data, in quel giorno, racchiusa come un emblema o uno stigma. La realtà semplice era che quel governo combatteva la criminalità con la destra e faceva gesti di fastidio per la giustizia con la mano sinistra. Attaccava i delinquenti con gli arresti, con le dichiarazioni entusiaste dopo ogni sconfitta della criminalità organizzata, ma tagliava i fondi alle forze dell’ordine, dichiarava un coraggioso giornalista sotto scorta un improvvido rompiballe e se la prendeva con ogni persona, libro, sceneggiato televisivo o film che mostrava la mafia e cercava di rendere popolari gli eroi che le combattevano contro. Quel governo era una contraddizione in termini, perché manifestava insieme la tenacia e la codardia di un Paese nel suo complesso, ed era abituato a pensare al coraggio come una variabile fastidiosa e saccente, di cui diffidare.

Così, in quel giorno di maggio del 2010, il Paese si svegliava ancora senza sapere se la mafia andava combattuta o difesa, se gli eroi andavano esaltati o condannati al silenzio. Perché quel giorno, 18 anni prima, un magistrato antimafia, sua moglie e la sua scorta erano stati fatti saltare in aria, sulla strada di Capaci. E i loro sacrifici erano ancora lì, a guardare in faccia il Paese intero e a interrogarlo. E gli abitanti di quel Paese che giustamente esultava nelle strade per un trionfo sportivo e ignoravano magari la battaglia contro una legge ingiusta, ancora non sapevano se sarebbero stati liberi o no. E in fondo, chissà se gliene importava.

Annunci

Responses

  1. Ecco, chissà se gliene importava. Chissà se importa a qualcuno. Chissà se qualcuno vorrà capire cosa accadrà se questa legge dovesse passare così com’è oggi. Smetterebbe di esistere la cronaca giudiziaria per come l’abbiamo vista sino a oggi. Perché non si potrà raccontare niente delle indagini in corso sino al rinvio a giudizio (questo non c’entra con le intercettazioni).
    Un genere giornalistico non sempre nobile, la cronaca giudiziaria, bisogna ammetterlo, ma fondamentale. L’obiettivo è spegnere una delle grandi narrazioni di questo paese, quella che ha saputo raccontare fatti e misfatti, aprire il sipario su quei palazzoni che si chiamano Tribunali, svelare e disvelare segreti e omissioni, retroscena e ambiguità.
    Spegnere la narrazione, a parte quella di comodo, a parte quella che non crea fastidi (per esempio quella calcistica, che tanto ogni giorno il sistema dei media alimenta). È la paura delle parole, del racconto, dell’informazione che svela.
    Sotto il frastuono dei cori calcistici si nasconde un grande silenzio.

  2. saro’ drastico ma io sono sempre piu’ convinto che il progetto piduista sia diventato il programma di governo, no more no less…


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: