Pubblicato da: faustocolombo | 18, maggio, 2010

La Chiesa e la Comunicazione: scandali, fiducia e fede

Ho letto ieri su Repubblica un articolo di Ilvo Diamanti sulla perdita di fiducia nella Chiesa, da parte dell’opinione pubblica in Italia. L’articolo, basato su un sondaggio Demos, provava a fornire qualche valutazione sui motivi di questa crisi, che sembra accomunare la Chiesa ad altre Istituzioni cui tocca oggi lo stesso destino di disincanto generale.

Uno dei motivi addotti da Diamanti è lo scandalo-pedofilia, con tutta la sua violenza e oscenità intrinseca e l’estrinseca vastità della campagna mediatica.

Ho detto in una conferenza, e l’ho spiegato anche in una precoce intervista a Radio Vaticana cosa penso dell’argomento: penso che la Chiesa (termine molto complesso, su cui tornerò un’altra volta) abbia usato due registri diversi. Il primo è stata una comunicazione che passa attraverso l’azione. Posso sbagliare, ma ho l’impressione che Papa Benedetto XVI sia stato il protagonista indiscusso di questa azione che è stata anche intrinsecamente comunicazione: contrizione, richiesta di perdono alle vittime, atti concreti per punire e prevenire fenomeni del genere, eccetera. Come sappiamo, il Pontefice non è stato indenne dalla campagna mediatica, ma la sua attenzione è parsa concentrata sulla sofferenza di chi constata nei fratelli una colpa grave, e se ne sente toccato e colpevole. Non entro in dettaglio, ma chiunque può ricostruire i vari atti concreti e insieme simbolici di questa via crucis, in fondo il punto più alto della testimonianza cristiana: farsi carico dei peccati, anche di chi ci sta vicino, essere vicini alle vittime, e così via.

La seconda linea è difficile da definire. E’ stata una linea apologetica, di difesa e delimitazione delle colpe. Ha riguardato qualche figura importante della Chiesa, qualche istituzione all’interno di essa, qualche medium. E’ consistita nel richiamo alla limitatezza del fenomeno, magari attraverso il ricorso ai dati statistici (lo ha fatto per esempio in un lucido intervento Navarro Valls, ev portavoce della Santa sede ai tempi di Papa Giovanni Paolo II), o a paradossi (come quello sull’olocausto evocato da Padre Cantalamessa). E’ stata una linea di difesa contro gli attacchi delle campagne mediatiche, che in seconda istanza ammetteva il fenomeno, ma cercava di ricondurlo alla razionalità del giudizio, alla freddezza e al disincanto della distinzione fra colpevoli e innocenti.

In mezzo c’è stata una grande quantità di interventi da parte di molti cattolici, individui, opinion leaders e istituzioni (fra cui la mia università), che hanno dichiarato di stringersi attorno al Pontefice, di voler testimoniare l’affetto nei confronti della sua persona, spesso in un’ambiguità inevitabile fra la prima e la seconda posizione: si può essere solidali nell’ammissione della colpa pur se innocenti, o nella difesa apologetica…

Ecco, la mia personale opinione è che la prima linea di azione-comunicazione fosse non solo l’unica possibile, ma anche la più intelligente e funzionale, anche se dubito che sia stata adottata per questo. Penso invece sia stata adottata istintivamente e con autentico spirito cristiano. Ma è anche efficace. Dice: noi siamo coolpevoli, e chiediamo perdono. Non importa se siamo colpevoli come o meno di altri. Non importa. Questo scandalo dice la nostra inadeguatezza e colpevolezza, che può essere vinta solo dall’amore.

Il messaggio cristiano è semplice. Assolutamente semplice e duro: ci salviamo per l’amore del Padre, più che per i nostri meriti, anche se i secondi servono a meritarci quanto ci è stato donato. Quindi nella contrizione per i peccati che portiamo, e per quelli dei nostri fratelli, proprio nel sentirci inadeguati noi ci manifestiamo per quello che siamo: credenti. E solidali con le vittime di ogni violenza. E ancor più solidali perché i carnefici si dicono nostri fratelli. Chi doveva farsi prossimo si è fatto carnefice. E noi, magari innocenti di questo, ma colpevoli di tante altre cose, dobbiamo dire: ecco, ancora non abbiamo imparato. Perdonateci.

Ho il massimo rispetto per la Chiesa di cui faccio parte. Per i bellissimi convegni che organizza. Per la volontà di capire e di agire comunicativamente in modo acconcio e adeguato. Semplicemente, mi stupisco di stupirmi quando un Papa, con l’istinto del cristiano che imita il suo unico maestro, fa il gesto più opportuno, e si commuove. Ogni tanto basterebbe leggere il vangelo non dico al posto di, ma insieme a McLuhan o Bauman, e tutto, ma proprio tutto, diventerebbe chiaro.

Buon vento, abbiamo appena cominciato.


Responses

  1. condivido la sua analisi e aggiungo, se permette, che troppo spesso certi “uomini di Chiesa” invece di essere chiari, confondono ancora di più. Gesù invita tutti, non solo i credenti, a essere semplici come colombe…
    Grazie e auguri per il suo impegno.
    Cordialmente
    Fernanda

  2. sai che sono diretta:
    per me le parole non cambiano un danno subito…. a chi l’ha vissuto restano i ricordi quei ricordi poco interessano i carnefici. … troppe parole, meglio un doloroso silenzio.


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