Pubblicato da: faustocolombo | 18, aprile, 2010

Nessuno merita questo

In una giornata strana di aprile, come gli capitava spesso, attraversava con la mente il suo Paese. Lo poteva fare, perché l’aveva fatto mille volte, chilometro per chilometro, con i piedi, l’auto, il treno e l’aereo. L’aveva attraversato nello spazio, ma anche nel tempo, risalendo gli anni e i decenni, e quello era il paese che solidamente, inevitabilmente amava. Così lo rifece un’altra volta; cercò di attraversarlo in quella strana giornata di aprile ma non lo trovò.

Incontrò il funerale di un uomo simpatico, probabilmente buono, che aveva avuto una lunga storia d’amore con una donna anch’essa ora malata e anziana, molto anziana. E una lunga storia di consuetudine con tanti pubblici, al cinema, in teatro, sulla televisione in bianco e nero e su quella a colori, e – come molti uomini e molte donne – aveva fatto cose buone come far ridere e meno buone, come fare – forse senza rendersene conto – campagna elettorale per il suo datore di lavoro. D’altronde lo avevano fatto in tanti, e il più noto era già morto, anche lui. E anche di quell’uomo c’erano stati i funerali, quasi gli stessi, con lo stesso rituale. Lì c’era gente che piangeva perché l’aveva conosciuto. E gente che piangeva perché non l’aveva conosciuto, ma credeva di avere con lui una qualche consuetudine umana, a forza di vederlo in televisione.

Niente di male, pensò fra sé, se non fosse che quel funerale era diventato una specie di velo sul Paese. Pagine e pagine di giornali. Minuti e minuti in televisione. Il primo Tg nazionale dedicava due terzi del suo tempo a parlare di quell’uomo, e quel giusto funerale di un uomo probabilmente buono e stimabile diventava una cosa laida e ingiusta, perché proiettato a coprire il resto, tutto il resto: soprattutto la storia di tre uomini di un’organizzazione umanitaria rapiti da un governo legale di un paese lontano con un’accusa infamante. E un insigne ministro che aveva difeso qualche anno prima quattro mercenari italiani rapiti (e uno ucciso) come fossero degli eroi, che adesso continuava a ripetere “speriamo non siano colpevoli” “vogliamo sperare che non abbiano fatto niente”, e dall’alto delle sue competenze come maestro di sci si dimenticava di essere il ministro di tutti gli italiani o di nessuno.

Spariva, il Paese. E lui, camminando con la mente, non lo trovava più. Perché dietro i funerali di un uomo probabilmente simpaticamente normale spariva una crisi politica che segnalava che gli abitanti del paese, o almeno la loro maggioranza trovavano indifferente che i potenti seguissero le regole, e ancora credevano che un multimilionario cercasse con tutte le sue forze il bene comune, a forza di metafore che umilmente lo paragonavano a Dio.

Tutto spariva, in quel funerale.

Allora l’uomo spense per un’attimo la mente, si concentrò sul suo ricordo di quell’uomo morto e gli chiese perdono, in nome di quelli che lo ricordavano. Nessuno merita questo, pensò. Nessuno.

***********

P.s.: Nella vita vera i tre di Emergency sono stati rilasciati. Ma io non parlavo di questo. Non parlavo di vita vera, naturalmente. Era solo un racconto. Quell’uomo e il suo Paese sono un’invenzione letteraria. Non preoccupatevi, come dice qualcuno…

Buon vento.


Responses

  1. Quell’uomo non era l’unico a riflettere davanti a quel funerale
    http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2475102&yy=2010&mm=04&dd=19&title=vilipendio_di_cadavere

  2. infatti….è bene non sentirsi soli in questo momento….il collegamento che suggerisce Silvano l’ho già condiviso in fb.

  3. vorrei tanto, qualche volta, non essere d’accordo.
    così, per il gusto di postare qualcosa di sensato.

  4. E se invece che discutere solo di “testamento biologico”, di quello che ciascuno di noi vorrebbe o non vorrebbe fosse fatto al suo corpo quando non è più in grado di esprimere la propria volontà, si pensasse anche che ciascuno di noi avrebbe il diritto di lasciare un “testamento morale” una richiesta di coerenza nel modo di ricordarci con quello che siamo stati, in vita?


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