Pubblicato da: faustocolombo | 8, aprile, 2010

Due libri sulla politica

Ricevo dal mio collega Damiano Palano due suoi libri recenti: La democrazia senza qualità. Appunti sulle “promesse non mantenute” della teoria democratica (UNI Service) e Fino alla fine del mondo. Saggi sul politico nella rivoluzione spaziale contemporanea (Liguori).

Ogni tanto ho modo di collaborare con Damiano, che insegna Scienza Politica, e il suo bigliettino di accompagnamento è modesto come lui: anche se non è il tuo campo magari ti interessa.

Ora, il fatto è che mi interessa, e molto, soprattutto uno dei saggi contenuto nel secondo volume, e dedicato all'”etica dell’emergenza”. Si tratta di una lunga, ben organizzata recensione del pensiero di Michael Ignatieff, dedicato ad alcuni paradossi delle democrazie occidentali poste di fronte alla minaccia terroristica. In sintesi un po’ brutale, il discorso è: come fanno le democrazie a contrastare il terrorismo – che necessita di una risposta dura e certamente repressiva – senza trasformarsi in società-non-più-democratiche?

Per la lunga e non del tutto rassicurante risposta di Ignatieff e anche per i commenti di Damiano Palano rimando alla lettura diretta. Tuttavia vale forse la pena di estendere il discorso a qualcosa che ci riguarda da vicino sia perché ci occupiamo di media sia perché siamo italiani.

Prima questione: è possibile pensare il giustificazionismo che sta dietro alle scelte repressive e talora antidemocratiche delle grandi democrazie senza i media? Mi viene da rispondere sì e no. Sì, perché la favola del nemico interno ed esterno funziona comunque da qualche millennio per ogni forma di repressione. No, perché nell’era dell’opinione pubblica occorre pur sempre che le giustificazioni circolino. E no, perché nelle democrazie dell’audience le giustificazioni sono spesso intercettate in quella che potremmo definire la pancia dei Paesi: cioè i loro istinti collettivi, non sempre controllati e filtrati dall’argomentazione razionale.

Seconda questione: cosa ha a che vedere la questione dell’emergenzialità con il nostro Paese? Devo rispondere? Non è forse vero che si può immaginare che l’emergenza diventi non soltanto una situazione concreta, ma anche una sorta di strategia retorica che tutto giustifica e in nome della quale si è portati a proporre scorciatoie? Qualche esempio non terroristico: il terremoto in Abruzzo (ma non solo, purtroppo) esiste e con le tragiche conseguenze che sappiamo. Ma l’invocazione della protezione Civile in ogni dove e per ogni situazione, fino alle competizioni sportive non è forse un artificio politico-ideologico che rivendica per ogni situazione complessa l’estensione della scorciatoia emergenziale?

E che cosa meglio di una perenne emergenza (giudiziaria, fiscale, territoriale) per giustificare forzature, riduzioni di spazi partecipativi, controlli essenziali per la democrazia formale e sostanziale? Non so se Palano sarebbe d’accordo, ma la riflessione mi viene dal suo lavoro. Come si dice: i meriti vanno all’autore. Tutte le nefandezze sono a carico del recensore.

Buon vento.

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Responses

  1. Damiano Palano e’ modesto perche’ e’ talmente geniale da non aver bisogno delle conferme altrui.


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