Pubblicato da: faustocolombo | 4, aprile, 2010

Ciao, Fausto Colombo

Succede così: arrivo in montagna e ricevo un sms. E’ di un vecchio amico, che non sento da un po’. Dice più o meno così: “Mi era preso un colpo, leggendo i necrologi sul Corriere. Meno male. Buona Pasqua”. Così prendo il giornale, leggo i necrologi, e naturalmente, come avevo già capito, trovo il mio nome e il mio cognome  proprio lì, con i ricordi degli amici e dei parenti. E’ ovvio, non sono i miei amici e i miei parenti, e quello di cui si parla non sono io. E’ – se ho capito, perché approfondire era doloroso – una persona che avevo incrociato diverse volte, e con cui una volta avevo persino scambiato delle battute sulla confusione che la nostra omonimia poteva ingenerare. E’ quello che succede con gli omonimi su Facebook, potreste dire. No. Non è la stessa cosa. L’omonimia su Facebook fa nascere un senso di usurpazione. Come si permette questo di portare la mia facciata, la mia identità, il mio stesso nome? Invece in questo caso non c’è nessuna usurpazione. Solo un vago senso di anticipazione dolorosa, comunque una solidarietà istintiva. Un sentir dire:  fratello omonimo, vado avanti io.

E allora scusate l’ennesima usurpazione della tolda di questa nave per i miei messaggi personali. Mi sembrava giusto postarlo il giorno di Pasqua, che per i Cristiani è il giorno della Risurrezione; il giorno in cui anche la morte è stata vinta. Volevo dire: buon vento Fausto Colombo, che mi hai preceduto. Ti auguro un bel viaggio, come spero sia stata la tua vita che non ho incontrato.

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Responses

  1. l’altro giorno ho dovuto partecipare alla proclamazione della mia laurea, e siccome non ero passato prima dalla registrazione dei candidati, che dovevano identificarsi e firmare la presenza, avevano dato per scontato che io non ci fossi, a ritirare il mio diploma di laurea.
    Forse io invece davo per scontato che dopo tanti anni non ci fosse bisogno di identificarmi…

    comunque, fatto sta che quando il professore ha chiamato il mio nome (Colombo Fabio, non andiamo molto lontano…) l’ha fatto seguire da un “lo chiamiamo, anche se non c’è”, e io ero lì, con tutta la mia fisicità, che scendevo le scale e loro dicevano che io non c’ero, e io per un attimo ho pensato che mi ero assentato dal mondo, non identificato cantavano qualche anno fa i Subsonica, non mi ero identificato e dunque non esistevo, e in fondo per un attimo non era poi così male.

  2. non so bene cosa sia, ma vado in cerca di post come questo. sono quelli che non m’aspetto, le note impreviste. qualcuno le chiama stonate, ma non viziano l’intero tanto quanto i loro detrattori sostengono.

    penso alla parentesi di Morgan a raiperunanotte. se non fosse stato per lui il copione sarebbe stato rotondo.

    chissà quale bisogno d novità, d sorprese rincorro. Morgan parlava di poesia. io credo, Fausto, che tu sia finito in molti più ringraziamenti da tesi di quanto non ti sia stato riferito.

    credo anche di essere stato tentato di non postare qsto commento, qdo ho visto il nome del commentatore precedente.

    e il cognome non c’entra niente.

    buon tempo pasquale, aggiungo.

  3. Leggo proprio in questi giorni, scartabellando sulla rete, un ricordo di Fausto Colombo, che linko qui, per chi volesse sapere qualcosa di più su questo bravo architetto: http://www.arcipelagomilano.org/?p=5655


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