Pubblicato da: faustocolombo | 11, marzo, 2010

Il salmo del barone

Incontro un collega. Un collega che stimo molto, che rappresenta per me l’esempio di come dev’essere un professore. Uno che dà l’anima, uno che sa fare ricerca, tratta gli studenti come se ogni problema che li riguarda riguardasse anche lui. Lo vedo stanco, sconfortato. Dice che ha la sensazione che nel nostro mondo vincano sempre i peggiori. Quelli che si lamentano dell’arroganza degli altri, e poi mostrano un’arroganza ancora più grande. Quelli che abusano del proprio potere e non lo mollano, mai. Quelli che non ti leggono e non ti ascoltano per principio. Quelli che usano legami sotterranei per avvantaggiarsi o la propria notorietà pubblica per lucrare vantaggi accademici. Ecco, mi dice. Ogni tanto mi chiedo se ne vale la pena.

Ne vale la pena? E’ una piccola ossessione di questo blog, come i naviganti sanno. Rientro in studio, cerco un testo che ricordo vagamente. E’ uno dei Salmi degli oppressi, di Ernesto Cardenal, un teologo della liberazione, coinvolto nel governo sandinista tanti anni fa. In particolare è una versione “rivoluzionaria” del Salmo 130. Un bellissimo salmo sulla fede e la serenità del credente, che sta come un bimbo svezzato nelle braccia della madre.

Lo rileggo. Mi ci ritrovo.  E’ questo:

Non s’inorgoglisca, Signore, il mio cuore./Io non voglio essere né milionario/né leader né primo ministro./Non aspiro a cariche pubbliche/né corro dietro a onorificenze/non ho proprietà né libretto d’assegni/e senza assicurazione sulla vita sono pienamente sicuro./Come un bimbo addormentato/nelle braccia di sua madre…/Confida Israele nel Signore (e non nei leaders).

Penso di regalarglielo. Poi mi viene in mente che forse mi è concessa qualche modifica. Ecco qua la mia versione. Sono blasfemo se, per un momento, ho pensato di chiamarlo Salmo del barone?

Non s’inorgoglisca, Signore, il mio cuore./Io non voglio essere né milionario/né leader né primo ministro,/né preside, né rettore./Non aspiro a cariche pubbliche/A scrivere su qualche importante giornale/A diventare famoso e suscitare le invidie degli altri/Di cui io stesso sarei poi invidioso./Non corro dietro a onorificenze./Non voglio il potere nelle mie mani/Non voglio commettere ingiustizie/Mascherate da atti di giustizia./Non voglio portare rancore/E senza rancore vivo sereno./Come un bimbo addormentato/nelle braccia di sua madre…/Confida Israele nel Signore (e non nei presuntuosi).

Scrivendolo – lo voglio chiarire – ho pensato a questo mio amico. Questo post è per lui. Solo per lui. E quindi per tutti noi.

Buon vento.

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Responses

  1. E un pò anche mio…
    Il 131 è il mio salmo preferito

  2. Ne vale la pena, se non altro perché resti la testimonianza di un poter essere diversi. Perché, in fondo, quel modo di essere è la ragione per cui abbiamo (e molti hanno) scelto di fare questo lavoro.

  3. Ambizione, gloria, successo, il santo graal della propria vanità pur nell’idea dell’Ecclesiaste che tutto è vanità. Sono le sirene di Ulisse per qualsiasi viaggiatore: se anche l’eroe multiforme, il paziente e chiaro Odisseo, intuisce il pericolo dell’ambizione, allora chiunque, come noi, pur nell’umiltà che solo l’intelligenza può regalare, rischia di cadere nelle trappole che conducono ai finti Graal. Parsifal, viaggiatore come Odisseo, scopre che solo la vanità poteva condurlo al Graal e solo il Graal poteva salvarlo dalla vanità. E restituirlo nelle braccia della madre.
    Franco Forchetti
    http://ideapolitica.splinder.com


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