Pubblicato da: faustocolombo | 8, marzo, 2010

Una lezione di media e politica

Martedì scorso ho parlato con i miei studenti della laurea magistrale del ruolo complesso che i media possono esercitare (in collaborazione con altri soggetti che agiscono nello spazio pubblico) nella nostra percezione della dimensione politica della realtà.

L’esempio è stato il terremoto dell’Aquila, e vale la pena parlarne qui perché la protesta della carriole monta, e comincia a incontrare – insieme a una forte visibilità mediatica – anche alcune risposte, come la manifestazione in difesa di Guido Bertolaso. Dico solo tra parentesi, e non ne ho parlato a lezione, che la contrapposizione tra le due manifestazioni è buffa: di qui ci sono delle persone che mostrano con la loro presenza che l’Aquila è un cumulo di macerie. Di là ci sono persone che difendono il responsabile della protezione civile perché si è comportato bene. Come dire: fischi per fiaschi, mele con pere e così via: le due manifestazioni non parlano affatto della stessa cosa. Alcuni sono soddisfatti e altri no. Ma ciò che la protesta delle carriole vuole mostrare è non che tutto l’Abruzzo sia una maceria, ma che a L’Aquila ci sono le macerie, e quindi che certi trionfalismi sono fuori luogo. Che c’è una zona oscura che i media non mostrano. Insomma. Un problema di visibilità, avrebbe detto Foucault, ossia di potere…

Ma veniamo alla lezione. Ho mostrato la protesta delle carriole, e prima ancora due spezzoni video, ben presenti su youtube. Nel primo, durante una consegna di case ai terremotati, il Grande dadaista è per davvero un uomo di stato. Consegna le case, ripreso dalle telecamere televisive su un palco. Dice diverse cose, compreso che la ricostruzione è stato un miracolo. Ma parla dello Stato, dice che lo Stato sarà vicino ai terremotati finché anche l’ultimo di loro non avrà un tetto sulla testa. Niente da dire.

Poi c’è la ripresa di Porta a Porta, in cui SB fa invece un po’ di tutto. Spiega come funzionano le piattaforme antisismiche, rubando persino la scena all’ingegnere progettista; saluta gli operai; fa visitare le case; apre i frigoriferi; presenta il design come un piazzista. Ma soprattutto, esalta il miracolo dicendo che americani e giapponesi non avrebbero mai creduto alla possibilità di tanta rapidità, né tanto meno ne sarebbero stati capaci.

Lì la saturazione è clamorosa. Non basta dire che si sta lavorando, che la vita ricomincia: è la logica del record, che supplisce alla tragedia. La natura si accanisce? E noi facciamo cose così meravigliose che nessuno ci può battere, nessuno ci può superare. Ora, se la solidarietà espressa nel primo video ci racconta la vicinanza della comunità nazionale ai terremotati, l’esaltazione del risultato come performance ci parla del valore del governo, e soprattutto del Grande Dadaista, che si presenta come se avesse fatto tutto lui.

In questo senso la protesta delle carriole è micidiale: mostra che le cose non stanno tutte così. Che il miracolo non è equidiffuso. Che c’è sempre qualcosa di non finito, nei miracoli umani.

Lo dico sempre: non abbiamo bisogno di Superman, ma di far parte di una squadra; non di delegare, ma da costruire insieme. Non di esaltarci per i successi, ma di una grande pazienza collettiva, unita a un impegno condiviso.

Questa è la scena politica e mediatica del nostro Paese: da un lato la delega incondizionata, che esalta la presunta (e umanamente impossibile) perfezione del delegato. Dall’altra l’idea che tutti siamo per forza protagonisti, oppure non siamo nessuno. La vita non è un trionfo. Quando accetteremo questo, cominceremo a vivere. Naturalmente il GD può continuare a dire che non sbaglia mai. Che tutto quello che accade è colpa altrui. Può farlo. But not in my name, of course.

Buon vento.

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Responses

  1. Abbiamo bisogno di far parte di una squadra; di costruire insieme. Non di esaltarci per i successi, ma di una grande pazienza collettiva, unita a un impegno condiviso…
    La vita non è un trionfo…
    Grazie Prof. perché quello che scrive non vale solo in politica, ma nel lavoro di tutti i giorni, che poi è il modo migliore di fare politica…

  2. E gli studenti cosa ne pensano? Come reagiscono alle opposte rappresentazioni?

  3. Ecco, non so bene come reagiscono. Sono attenti, come se scoprissero un modo diverso di guardare le cose. Potrebbero dirlo loro, se magari scrivessero qualche commento qui… (è un invito). Snaglio se leggo nei loro occhi una crescente preoccupazione?

  4. Caro prof. ho preso in considerazione il suo invito e ho deciso di scriverle! Innanzitutto volevo ringraziarla perchè le sue lezioni mi affascinano e mi fanno notare degli elementi che da solo non riuscirei a cogliere.

    Tornando sul tema della ricostruzione in Abruzzo, nel rivedere il servizio di Porta a Porta, sono rimasto veramente allibito. Mi sono sentito preso in giro. Questo perchè ho notato la grande costruzione mediatica dell’evento che celebrava la “Mission Impossible” del premier, cioè quella di dare un tetto a tutti gli sfollati. Il protagonismo di SB è fantastico! Il suo stile nel mostrare la “propria impresa e quella del suo governo” è un concentrato di elementi tragici e comici. E’ come se volesse autoesaltarsi e innalzarsi fino a diventare l’unico “salvatore” dei cittadini dell’Aquila.
    Signori, non è così! I veri angeli sono ben altri! Ad esempio i volontari della protezione civile, oppure le migliaia di cittadini che hanno contribuito con iniziative benefiche e raccolta fondi!
    Scusate, ho dilagato.

    Concordo pienamente con lei prof. quando dice che il livello di personalizzazione della politica da parte di SB raggiunge la saturazione del nostro livello di sopportazione. E qui che secondo me la figura del premier cade nel tragi-comico.
    Quando mostra l’arredamento della casa, soffermandosi sui mobili e sugli elettrodomestici.
    Prof. si ricorda il frigorifero?! Cosa vuole fare SB venderci anche quello? o l’intera casa?! Ma dove siamo in una televendita di Mastrota (con tutto rispetto per lui)?

    Dopo la lezione ho capito che è un tuttologo il premier! Infatti, nel servizio confezionatogli dal Vespino, si mostra una persona esperta in tutti i campi del sapere e del lavoro. Mi sembra giusto far vedere tutto questo sulla rete pubblica!

    Le persone sono disperate e lui fa vedere che è un esperto d’ingegneria edile, un noto sismologo e un esperto di design degli interni?! Aiuto!

    Per tanti anni ho giocato a calcio, sono cresciuto giocando con i miei amici, con i miei compagni di squadra. Mi hanno insegnato che le partite si vincono e si perdono in 11, anzi in 12, anzi in 19 con l’aggiunta della panchina e dell’alenatore. Tutti possono contribuire, così come tutti possono sbagliare. O tutti o nessuno, è un gioco di equilibri, la regola è non prendersi tutti i meriti o addossarsi tutte le colpe degli avvenimenti.

  5. @alessandro: grazie del commento. C’è vita su Marte!!! E che vita! 😉


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