Pubblicato da: faustocolombo | 4, marzo, 2010

Il linguaggio della politica

Ci sarebbe tanto di cui parlare, e sto preparando un post su alcune lezioni con i miei deliziosi studenti di media e politica, ma mi ci vuole tempo e pazienza. Allora intanto posto un breve commento che mi è stato suggerito da un bell’articolo di Avvenire: Il pasticcio delle idee.

Nell’articolo si parla della nuova iniziativa sponsorizzata da Silvio Berlusconi e affidata alla ministra Brambilla, i Promotori della libertà. Ci ho trovato (nel nome) il segnale di un certo esaurimento di vena creativa. Sul primo, mitico numero della rivista ComPol, avevo tanti anni fa analizzato i nomi dei partiti come un erbario di varia vegetazione (quesrcia, ulvio eccetera), quindi mi sono abituato a riflettere sulle origini delle denominazioni partitiche o giù di lì. In questo senso, mi pare che sia costante l’idea di libertà, parola che – a suo onore retorico va detto – il Grande dadaista è riuscito a brevettare come fosse un suo valore esclusivo, insieme universalistico e non condiviso dagli “altri”. Invece cambiano gli altri sostantivi e le loro derivazioni. Il polo della libertà rimandava alla nuova concezione bipolare della politica italiana della Seconda repubblica, ed era francamente geniale anche se un po’ da studi liceali di fisica. La casa delle libertà dava invece un’idea più matura, di luogo sicuro e protettivo, aperta a tutto l’elettorato del centro destra. Confezionava un’idea perfetta di qualcosa di già edificato, pronto e rassicurante in cui bastava entrare. Il popolo delle libertà invece rimanda alla nuova spinta populista “del predellino”: incarna l’idea di quelle rivoluzioni dal basso e operate contro l’establishment politico che molti anziani leader hanno avviato appoggiandosi ai giovani o al popolo contro i propri avversari interni (Mao ne fu un esempio straordinario e brutale con la rivoluzione culturale).

Ma la definizione promotori della libertà mi sembra una caduta di stile, in cui riemerge, come in un tic improvviso, l’antica vocazione venditrice e commerciale. I promoter finanziari, per esempio. Una brutta parola che ci parla di una brutta stagione della politica, anche del centro destra.

C’è una devastante stanchezza in giro, una crescente mancanza di fantasia e professionalità. Gli slogan si mummificano, le parole vengono ripetute e disfatte fino a diventare mantra inutili.

Ma noi ci auguriamo buon vento, duri e puri.


Responses

  1. Macche’ promotori della liberta’: io avrei un suggerimento magnifico per i collaboratori del Cavaliere. Copyright di Corrado Guzzanti. E’ perfetto!🙂

  2. ciao fausto,

    è vero, “gli slogan si mummificano, le parole vengono ripetute e disfatte fino a diventare mantra inutili”.

    e allora, dove cercare rifugio? se le parole sono importanti, se pensiamo che nelle parole risieda la forza e la potenza della condivisione e del sentire, cosa fare?

    un consiglio: correte in libreria e comprate “2666”, l’ultimo libro scritto da roberto bolaño, il punto di fine e il capoverso d’inizio di tutto un nuovo modo di scrivere e pensare sotto i cieli vastissimi della letteratura e dell’america latina.

    il romanzo è talmente potente che lo paragonerei per forza enciclopedica e invasione di tutti i campi alle magnifiche prove totali di “infinite jest” di david foster wallace, o a “underworld” di don de lillo.

    un romanzo scatenato, divertentissimo, coinvolgente, elettrico, palpitante e selvaggio, pieno di amore per tutti ed ogni cosa, talmente saturo di voci luoghi tempi e storie, che è quasi impossibile riassumerlo: anche se il cuore del racconto prevede la vita e il percorso esistenziale di uno scrittore che tutti cercano e nessuno trova – una specie di thomas pynchon sprofondato da qualche parte in messico – e la sequenza inarrestabile di delitti che avviene nell’inferno di santa teresa, un posto ricalcato sul disegno reale di ciudad juarez, una città ai confini del messico e molto vicina alla frontiera america, città in cui giovani donne muoiono di continuo, senza che si riesca a catturare gli assassini.

    immerso nelle parole del romanzo, impari soprattutto una cosa: magari la letteratura servirà a niente, ma quando funziona è una delle poche forme di energia che ti fa sentire umano, troppo umano, infinitamente buono e terribilmente cattivo insieme, “un’oasi di orrore in un deserto di noia”, come direbbe baudelaire ripreso in apertura da bolaño, una piccola oasi in cui si avvera il dolore, il male, il male assoluto, e l’amore, l’amicizia, la conoscenza, l’avventura – tutta roba irriducibile, che si può solo raccontare, ma mai racchiudere.

    la cosa più triste di tutte, non è finire il libro. la cosa più triste in assoluto è sapere che lo scrittore che ha composto il libro, è morto poco tempo fa, anche se avresti voluto conoscerlo, e bere una birra insieme a lui – uno scrittore che sapendo di morire per una malattia, ha intensificato le forze, spingendo la scrittura in posti dove nessuno era ancora stato, sforzandosi allo stremo pur di consegnare ai prossimi tutte le parole racchiuse in queste 936 pagine, davvero poche, sempre troppo poche. proprio per questo, bolaño è una stella distante – come dice il titolo di un altro suo libro – una stella morta che che continua ancora ad illuminare anche dopo anni, lasciandoti questo alone di insopprimibile tenerezza tutto intorno.

    alla domanda perchè leggere questo libro, lo stesso “2666”, a pagina 251, anticipa la risposta, come se l’obiezione fosse già prevista nel futuro-passato della scrittura di bolaño:

    “Una volta Amalfitano gli chiese, tanto per dire qualcosa mentre il giovane cercava sugli scaffali, quali libri gli piacevano e cosa stava leggendo in quel momento. Il farmacista gli rispose, senza voltarsi, che gli piacevano i libri tipo La metamorfosi, Bartebly, Un cuore semplice, Canto di Natale. E poi gli disse che stava leggendo Colazione da Tiffany, di Capote. Anche trascurando il fatto che Un cuore semplice e Canto di Natale erano racconti e non libri, i gusti di quel giovane farmacista colto, che forse in un’altra vita era stato Trakl o a cui forse in questa era ancora riservato il destino di scrivere poesie disperate come il suo lontano collega austriaco, erano indicativi di una preferenza netta, indiscussa, per l’opera minore a scapito dell’opera maggiore. Sceglieva La metemorfosi invece del Processo. Sceglieva Bartebly invece di MOby Dick, sceglieva Un cuore semplice invece di Bouvard e Pécuchet e Canto di Natale invece di Le due citta o del Circolo Pickwick. Neppure i farmacisti colti osano più cimentarsi con le grandi opere, perfette, torrenziali, in grado di aprire le vie dell’ignoto. Scelgono gli esercizi perfetti dei maestri. In altre parole, vogliono vedere i grandi maestri tirare di scherma in allenamento, ma non vogliono saperne dei combattimenti veri e propri, quando i grandi maestri lottano contro quello che ci spaventa tutti, quello che atterrisce e sgomenta, e ci sono sangue e ferite mortali e fetore.”

    per chi volesse saperne di più su roberto bolaño e i suoi libri potrete consultare un’archivio di scritti, saggi, recensioni e interviste da poco aperto in rete:

    http://www.azulines.it/bolanoarchivio_news.html

    oppure leggere qui l’ultima intervista rilasciata da bolaño a playboy nel 2003:

    http://minimaetmoralia.minimumfax.com/2010/02/26/l%E2%80%99ultima-intervista-a-roberto-bolano/

    oppure leggere qui cos’è e come si è generato un libro come “2666”:

    http://mirumir.altervista.org/2010/01/bolano-in-messico.html

    oppure vedere attraverso il documentario “cercano bolano” raccontato in spagnolo con un inconfondibile accento catalano e/o messicano chi è stato bolaño e cosa ha significato per la gente che l’ha conosciuto:

    a presto

    giuseppe

  3. dedicata a questo paese che sta scavalcando (di corsa e verso il baratro) i suoi migliori scrittori visionari:
    “Le idee sono come le tette: se non sono abbastanza grandi si possono sempre gonfiare” Stefano Benni, La compagnia dei Celestini

    dedicata a noi di questa lucida (e non si parla degli ottoni del ponte) nave-blog:
    “Bisogna assomigliare alle parole che si dicono. Forse non parola per parola, ma insomma ci siamo capiti.” Stefano Benni, Saltatempo

  4. vorrei informare che ora il sito su bolano ha un dominio proprio:
    http://www.archiviobolano.it/

    e questa e’ la pagina degli aggiornamenti:
    http://www.archiviobolano.it/bolano_news.html

    grazie

  5. la rcensione su 2666 e’ interessante e mi piacerebbe ospitarla nella pagina dei lettori

  6. volevo solo infromare che l’archivio bolano ha un nuovo indirizzo:

    http://www.archiviobolano.it/

    grazie


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: