Pubblicato da: faustocolombo | 13, febbraio, 2010

Incontri

Ho fatto alcuni incontri importanti, negli ultimi tre giorni, e ve li voglio raccontare.

Il primo è stato alla presentazione del bel libro della mia amica Caterina Duzzi, Compagni genitori, comunisti immaginari (Rizzoli), all’Umanitaria di Milano. Bel dibattito, su un tema che mi affascina sempre, la storia minima delle persone comuni. Caterina racconta la sua esperienza di figlia di Sessantottini, dalla parte delle bambine, con i suoi dubbi, le cose che ha imparato e quelle che non ha imparato. Mi pare un bel tassello di quella storia del Paese dal basso cui mi piace collaborare. Alla fine dell’incontro mi si è avvicinato un signore. Non alto. Fisico massiccio. Forte accento siciliano. Gesticolare deciso ed espressivo. Mi ha detto che quando si parla del sessantotto si parla un po’ troppo di quello degli intellettuali. Lui era operaio all’Alfa, nel 68. Ha scioperato talmente tanto che la busta paga gli arrivava dimezzata. E’ fiero di aver partecipato a quella lotta che ha migliorato le condizioni di lavoro di tanta gente. Anche perché – mi ha raccontato – la vita era davvero dura in fabbrica. Lui lavorava al reparto verniciatura dell’Alfa Romeo. Verniciava il tetto della mitica Giulia. Stava in piedi su un bancale. Per nove interminabili ore al giorno. Nell’intervallo si sdraiava su quel maledetto bancale e cercava di dormire. Le sue mani, la sua voce, raccontano il dolore fisico, la fatica inimmaginabile. Sono uscito più ricco, dopo avergli stretto la mano. Non bisogna dimenticare, mi dico sempre. Non bisogna.

Stessa cosa ieri sera, a un circolo del PD. Non so mai se parlare di queste cose, perché cerco di scrivere un blog argomentando, provando a essere equilibrato e a non escludere nessuno dalla discussione. Così mi sembra che essere troppo esplicito sulle mie idee, sulla mia appartenenza, possa offendere qualcuno. Ma non devo esagerare nella riservatezza, o divento falso. Dunque, ero a questo circolo (con me c’era anche l’on Zaccaria, ex Presidente Rai), e si parlava del sistema televisivo, dell’influsso della Tv sulla società italiana. Cose interessanti, senza dubbio. Ma la cosa che più mi ha colpito è stato che a un certo punto ho sentito come un sentore di scoramento, legato al fatto che i militanti dicevano di non sapere più come definire la proposta e i valori del loro stesso partito, così difficili da dire e difendere in una società che sembra refrattaria.

Ho detto quello che penso: che intanto l’immagine della cultura circolante in un Paese non sempre corrisponde alla cultura davvero circolante. C’è sempre la cosiddetta spirale del silenzio. I media ti cancellano. I giornali ti distorcono. Tu pensi, ecco, sono solo. Isolato. Sto zitto. E altri che la pensano come te fanno lo stesso. E si sentono solo le voci degli altri. Dicevo perché credo che si debba continuare a fare politica, oggi: chi difende il diritto a un lavoro non precario? a un’integrazione degli immigrati che sia anche solo civile? a una buona gestione della cosa pubblica che non sia solo efficienza formale, ma onestà e trasparenza? all’idea che le persone valgono in quanto persone e non per il potere e i soldi che hanno? Ecco, se c’è qualcuno che difende queste semplici idee, io devo stare con lui per forza. Anche se non comunica tanto bene, anche se commette degli errori. Perché quello che c’è in ballo è la democrazia, o forse, ancora più profondamente, una qualità della nostra società. Non penso che possiamo mollare, ho detto. Anzi, credo proprio che non possiamo.

Ero in mezzo a tanta gente di ogni provenienza di istruzione, censo, fede religiosa, storia personale. Alla fine, quando sono uscito, ho visto tanti volti più sorridenti. Non è finita, mi sono detto. Mai.

Buon vento.

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Responses

  1. Mi spiace dovermi calare nella parte della pessimista cosmica ma se è vero che “la base” è ricca di personaggi credo (anzi, ne sono sicura) anche capaci, non vedo un’adeguata rappresentanza al vertice, sufficiente a farmi ben sperare. Insomma, incomincio ad essere stufa di dover sempre votare contro, sarebbe ora di essere convinta di votare per qualcuno, accidenti.
    Mancano i programmi, mancano risposte, mancano proposte: l’antiberlusconismo da solo, lo abbiamo già visto, non consente di governare e, temo, nemmeno di vincere le elezioni. Ci vogliono idee coraggiose e forse anche impopolari, ai più, agli individualisti che il berlusconismo ce l’hanno dentro, come scriveva qualcuno in un altro post.

    Oggi come oggi, non riesco ad essere fiduciosa.
    Scusate lo sfogo.

  2. Da un po’ di tempo ho preso una frase di Calvino, tratta dalla Giornata di uno scrutatore, e l’ho fatta diventare un po’ il mio motto. Forse l’avevo già pure postata in questo blog, ma mi pare il caso di ripeterla, perché a mio parere è illuminante come poche:
    «Amerigo, lui, aveva imparato che in politica i cambiamenti avvengono per vie lunghe e complicate, e non c’è da aspettarseli da un giorno all’altro, come per un giro di fortuna; anche per lui, come per tanti, farsi un’esperienza aveva voluto dire diventare un poco pessimista. D’altro canto, c’era sempre la morale che bisogna continuare a fare quanto si può, giorno per giorno; nella politica come in tutto il resto della vita, per chi non è un balordo, contano quei due principi lì: non farsi mai troppe illusioni e non smettere di credere che ogni cosa che fai potrà servire».
    Ecco Anna, il pessimismo non ci deve impedire di fare quanto si può ogni giorno. Per esempio provare a vedere se è possibile dalla “base”, cambiare quei vertici di cui tu lamenti giustamente l’inadeguatezza. Senza farsi troppe illusioni, ma avendo la certezza di averci provato.

  3. Ringrazio il prof. Colombo per la bella e intensa serata
    Innegabile lo scoramento, ma ricordo le parole di Andrea Trebeschi avvocato bresciano morto a Gusen (è anche l’iscrizione sul monumento ai deportati Italiani che si trova, se ben ricordo, ad Auschwitz).

    Se il mondo fosse monopolio
    dei pessimisti sarebbe da tempo sommerso
    in un nuovo diluvio; e se oggi
    la tragedia sembra inghiottirci
    si deve alla malvagità di alcuni,
    ma soprattutto all’indifferenza
    e all’egoismo della maggioranza.
    Il simbolo di troppa gente non ebbe
    fin qui , che due articoli:
    non vi è nulla da fare
    tutto ciò che si fa non serve a nulla.
    Ognuno,
    secondo le proprie possibilità e facoltà,
    contribuisca di persona alle molte iniziative
    di bene , spirituale, intellettuale, morale.
    Un mondo nuovo si elabora.
    Che sia migliore o ancor peggio,
    dipende da noi.

    G. Andrea Trebeschi

    Brescia 1897 –Dachau- Mauthausen- Gusen 1945

    Come direbbe il titolare del blog, buon vento a tutti

  4. Messaggio ricevuto. La smetto di lamentarmi che è, peraltro, uno dei miei sport preferiti.
    Ammiro molto chi ha la forza di costruire nonostante tutto. Faccio senz’altro mio il suggerimento di Calvino (grazie Silvano! Tra l’altro devo confessare che La giornata dello scrutatore mi manca e devo colmare al più presto questa lacuna).
    Grazie tante davvero anche a Roberto Carnesalli: ho copiato il monito di Andrea Trebeschi, l’ho stampato e appeso su una pseudobacheca a fianco della scrivania.

    A questo punto buona costruzione, buona lotta, buona fiducia a tutti noi!

  5. Vorrei dire ad Anna S. che le democrazie sono fondate sul “meno peggio” e non sul “meglio”. Inoltre, secondo me sbaglia a dire “vorrei votare per qualcuno….”, perchè è esattamente questa la spirale malata nella quale siamo finiti, che ci porta a identificarci non più in comunità di parte fatte da donne e uomini, ma da singoli capi al comando manco fossero i notabili del’700. E via di nomi e faccioni sui simboli e sui manifesti. La rappresentanza, secondo me, non è sinonimo di delega. ciao..

  6. Paolo, certo, ma concedimelo, in questi anni è mancata la capacità di costruire e offrire un’alternativa seriamente in grado di proporre non dico soluzioni ma programmi forti ed efficaci. Votare per vuol dire sentirsi rappresentati da ed esserne convinti. Questo è mancato.

    D’altra parte facciamoci un esame di coscienza e cerchiamo di capire perché si continua a perdere: abbiamo sbagliato qualcosa, è mancato qualcosa. Qualcosa che certamente non è stato offerto nemmeno dalla destra ma che io continuo ad avvertire come mancante.
    Poi ognuno di noi deve fare la sua parte, ci mancherebbe.
    Non so se sono riuscita a spiegarmi… 🙂


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