Pubblicato da: faustocolombo | 9, febbraio, 2010

Riflessioni su una vittoria, due

Dunque, ammazzandomi di fatica, ho preparato la lezione di domani a Torino. Ho provato a scriverne una prima versione, che vorrei rielaborare per il mio libro sulla storia dell’immaginario italiano.

Siccome i naviganti sono il mio pubblico fidato e preferito, pubblico qui questa versione, senza neanche rileggerla. Magari a qualcuno interessa, e hamlet può esercitare ancora meglio le sue critiche (:-)).

Buon vento.

L’Ottantadue. L’anno della riscossa?

Il 28 gennaio 1982 un commando dei Nocs, il nucleo operativo centrale speciale fondato nel 1974, libera, senza uccidere nessuno, il Generale della Nato James Lee Dozier, americano, rapito dalle brigate rosse quaranta giorni prima. L’anno comincia così, con un successo contro il terrorismo. Il successo viene notevolmente enfatizzato dai media, anche per le conseguenze (arresti, smantellamento di colonne di brigatisti) che avranno nella lotta dello stato contro strategie sovversive ed eversive. L’enfasi è naturalmente una strategia retorica, e costruisce un racconto eroico che dovrebbe ripagare dalle molte vicende negative e oscure che hanno popolato gli ultimi anni Settanta (rapimento e uccisione di Aldo Moro, Strage di Bologna, terremoto irpino, episodio di Vermicino). Il desiderio di uscire dagli anni di piombo si è già manifestato nel ritorno al privato, su cui si è costruita consapevolmente una strategia narrativa che soprattutto Il Corriere della Sera ha coltivato e promosso fino a dare origine al cosiddetto riflusso.

Ma quell’anno è destinato a vedere l’evento che più di ogni altro avrebbe influenzato l’iimaginario nazionale, in patria e all’estero, collaborando definitivamente a quell’idea di made in Italy come valore che la moda soprattutto esporterà, e che in Italia conoscerà la vulgata della Milano da bere: La vittoria della nazionale di calcio al Campionato del mondo in Spagna, in luglio.

La vicenda può essere affrontata da diversi punti di vista. Possiamo cominciare dal discorso della carta stampata, che ne traccia la parabola dall’iniziale sfiducia verso il CT Enzo Bearzot ai peana in suo nome, passando attraverso un visibile e comprensibile stupore, davanti ai risultati inattesi delle vittorie contro l’Argentina, il Brasile, la Polonia e infine la Germania.

Cominciamo dunque dall’analisi dei giornali. Un’occhiata alle testate del periodo ci racconta che la situazione politica e sociale è ad alta tensione: potenziale crisi del Governo Spadolini, il primo guidato da un non democristiano. Aumento della benzina. Polemiche fra magistratura e forze di polizia per la gestione dei terroristi prigionieri. Costituzione di un pool di banche che collaboreranno per la salvezza del Banco Ambrosiano, al centro di una delle più drammatiche vicende del potere occulto nazionale. E’ vero che la crisi politica rientra proprio negli ultimi giorni del mondiale, ma è inevitabile che il successo della nazionale incida sul comportamento e sull’immaginario della classe politica e della cittadinanza. Fra i commenti giornalistici troveremo riferimenti espliciti al comportamento di Pertini, presidente della Repubblica che in quesi giorni conclude il quarto dei suoi sette anni di mandato e del Presidente del Consiglio Spadolini, che si accrediterà come portafortuna della nazionale.

I giornali riportano anche il contesto delle manifestazioni di piazza che seguono liberatoriamente alla vittoria sul Brasile, e che continueranno fino alla vittoria finale. Giovanni Brera le stigmatizzerà, ma qualche commentatore vi riconosce il segno di un’esplosione di vitalità e di orgoglio dopo gli anni bui (appunto).

Naturalmente, c’è, dentro alla narrazione giornalistica, un’isotopia tutta interna: che riguarda i rapporti fra la nazionale e la stampa sportiva (il conflitto con Bearzot sarà evocato anche dopo la vittoria dal CT), le analisi e le attese del signolo giornalista (davvero esemplare quella di Brera, che costruirà dentro alla vicenda, che lo sorprende completamente, un itinerario personale di consapevolezza e una divertente storia sul suo voto di pellegrinaggio per scommessa, in caso di vittoria sul Barsile, e che leggerà nella vittoria della nazionale difensivista un trionfo dello spirito italico).

La narrazione giornalistica, naturalmente, non rinuncia a alla costruzione di una narrazione tutta interna al calcio, e ai campionati del mondo: così Bearzot diventa come Pozzo, e le battaglie della nazionale evocano gli eroi calcistici dell’epoca fascista.

Sotto traccia, infine, l’isotopia del riscatto: il riscatto di Paolo Rossi, appena rientrato da una lunga squalifica per uno scandalo di scommesse clandestine, tenuto in campo da Bearzot malgrado alcune scialbe prestazioni e poi diventato capocannoniere e Uomo Partita nel match contro il Brasile. Il riscatto della squadra intera, dopo tre pareggi e un passaggio non troppo onorevole al secondo turno (Oliviero Beha evocherà il famtasma della combine con il Camerun). Il riscatto di un paese intero, che – come dirà Pertini – vive finalmente la sua domenica dopo una grama settimana.

Proprio la figura di Pertini è la più emblematica del rapporto con la politica. Sfida la sorte e si reca in Spagna (“su invito di re Juan Carlos”) per assistere alla finale, dichiarando di farlo “da tifoso”. Porterà a casa gli eroi di Spagna sull’aereo presidenziale giocando a scopone con loro.

Si comporterà davvero da tifoso – ben ripreso dalle telecamere – durante i gol.

Sull’altro fronte, il rimpatrio dei nostri giocatori è all’insegna della stanchezza. Visitano rapidamente i palazzi del potere e poi si eclissano, vanno in vacanza.

Ed eccoci alla televisione. Una televisione assai diversa da quella che accompagnerà e commenterà i mondiali del 2006. Le partite trasmesse solo dalla Rai. Il commento di Martellini, apparentemente freddo, e in grado invece di conferire una distaccata sacralità. Solo alla fine Martellini si lascerà andare: “adesso capisco il mio collega Niccolo Carosio…”.

E soprattutto, la Tv mette in campo le due immagini simbolo: la cavalcata di Tardelli, che diventa l’immagine del riscatto di una nazione, e le folle festanti, protagoniste pacifiche di manifestazioni “finalmente” universalistiche, sfrondate di una rappresentanza di parte. Un altro tassello vero la costruzione dell’immagine priva di conflitto dell’Italia anni Ottanta.

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Responses

  1. Complimenti per l’analisi, innanzitutto; puntuale, sintetica ed essenziale.
    Forse quello dell’82 è uno dei primi scatti della civiltà dell’immagine, dove il messaggio (mirato) e i suoi significati (spesso univoci) sono affidati appunto all’icona, a un dettaglio visivo.

    Oserei dire che quel messaggio dell’82 non si scosta di molto da quello del 2006: il secondo è molto più enfatizzato e amplificato rispetto al primo (sono trascorsi ventiquattro anni e le strategie di comunicazione hanno avuto il tempo di evolversi) ma il significato è il medesimo. Finalmente l’Italia è di nuovo unita, pacificata, riscattata in un’unica moltitudine festosa dove tutto il negativo è superato, dimenticato, forse non c’è mai stato…

  2. Io nell’ 82 ero bambino ma di quell’atmosfera ho dei ricordi molto nitidi. E saro’ nostalgico ma il misurato e lapidario “campioni del mondo” ripetuto tre volte con lo stesso dal mitico Nando Martellini tono mi restera’ nelle orecchie per sempre, molto meno certi sguaiati urli del 2006!

    Ed e’ vero: qualcosa e’ cambiato indelebilmente nell’immaginario collettivo nazionale.
    Altro aspetto che mi sembra importante: ricordo che a quell’ epoca un sacco di gente, in occasione dei mondiali, approfitto’ per cambiare il TV per acquistarne uno a colori, inclusa la mia famiglia. Un po’ come oggi molti passano all’ HD. Anche quello fu un passaggio importante, l’ immaginario collettivo che si colora. E io ad esempio ho un ricordo nitido di quando una sera d’estate, rientrando in casa di sera, mio padre stava guardando per la prima volta una partita dei mondiali sul TV a colori e la sala era completamente illuminata dal verde del campo di calcio. Quel verde e’ davvero indimenticabile.
    Buon Vento a tutti!

  3. I campionati mondiali sono uno di quegli eventi attorno a cui si agglutinano l’immaginario mediale e l’immaginazione.
    A sostegno di un’analisi che non si limita a riconoscere il legame tra eventi mediali sportivi e politica, società e cultura, ma che prova ad addentrarsi nella lettura del dettaglio di un singolo evento, uno snodo, per una singola nazione, due piccoli sostegni biografici.

    Non ho ricordi mediali dei mondiali dell’82, ma piccoli dettagli di una storia sociale. Di una Sicilia che partecipa dai bar della costa catanese attraverso forme che esprimono ancora un vissuto sociale, collettivo dell’evento. Le partite viste nei bar, i televisori addobbati di sacchetti di sale e frese d’aglio in versione scaramantica quando i risultati degli incontri sportivi iniziano ad essere tanto positivi da lasciare increduli. Alcune manifestazioni forse discutibili, come piccole bare di legno con i colori delle squadre sconfitte che compaiono per le strade.
    E poi i campioni che dopo la vittoria cercano un “a parte” dalla folla. Ho visto arrivare in vacanza, nello stesso posto dove ero io, in quella Sicilia Antonio Cabrini, uno degli eroi (anche se forse con qualche inciampo) dei mondiali. Un campione in vacanza con la sua famiglia, alla ricerca di un po’ di riparo dall’ebbrezza collettiva.

    buon vento prof.

  4. purtroppo nel 1982 ero troppo piccolo e non ricordo nulla. Per chi vuole essere pignolo: nel 1982 Enrico Ameri fece la radiocronaca (lo so che la ascoltarono in pochi) e Nando Martellini la telecronaca; nel 2006 Riccardo Cucchi fece la radiocronaca e ci furono 2 telecronache: Fabio Caressa e Giuseppe Bergomi per sky e Marco Civoli e Sandro Mazzola per rai1.

    Da notare che Bearzot (se non sbaglio) nel 1982 scelse il silenzio stampa; nel 2006 Lippi non poteva scegliere il silenzio stampa dato che gli sponsor non lo avrebbero mai accettato; questo può essere un chiaro indicatore di quanto gli sponsor siano diventati importanti oggi. Nel 1981/82 (cioè l’ultima stagione che porta ai mondiali) per la prima volta la lega calcio permette di stampare sulle maglie della serie A lo sponsor

  5. Grazie degli interventi. Aggiungo qualche elemento ancora, anche sulla base delle osservazioni dei miei interlocutori di ieri: nel 1982 c’è anche il Mundialito, ossia un interessante esperimento di calcio di club internazionale che è la prima incursione di Mediaset nello sport. Io ero a Urbino a un congresso e vidi la partita in piazza davanti al palazzo ducale, con una platea internazionale. indimenticabile.
    La telecronaca di Martellini, apparentemente anodina, lasciava al pubblico costruirsi le proprie emozioni, mentre le due telecronache rei e sky del 2006 addirittura pretendono di costruirle, creando una sola grande bolla emozionale che coinvolgeva giocatori, commentatori (due per testata) e pubblico. Esempio la raccomandazione “Abbracciamoci tutti e vogliamoci tanto bene”.
    segue…


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