Pubblicato da: faustocolombo | 3, febbraio, 2010

Gatti…

Scusate. Post rigorosamente personale. Visto Cats, nella versione italiana della Compagnia della Rancia. Visti tipi di gatti che sono parti dell’unica anima della gattità. Tutto è tratto da Eliot, e la frase chiave è che un gatto non è un cane. Sono tornato a casa con negli occhi, nel cuore e nella memoria la seguente storia, che si è riaffacciata alla mia coscienza, e sulla cui verità posso giurare.

C’era un uomo, e c’era il suo gatto. Il padrone aveva la barba, e amava leggere sdraiato sul letto. Il gatto era bianco e rosso, con il pelo lungo. Era longilineo, muscoloso e scattante;  raggiungeva l’uomo sdraiato, si arrampicava dolcemente sulla sua pancia, e gli leccava la barba, con piccoli colpi della sua lingua rasposa. L’uomo sentiva dentro di sé una grande pace.

Il gatto invecchiò, si ammalò. Fu curato in tutti i modi possibili, finché un giorno, durante un’operazione difficile, il veterinario si accorse che non c’era più niente da fare, e lo soppresse. Il padrone pianse, a singhiozzi, e tornò a casa. Una settimana dopo chiamò il veterinario, e gli disse che voleva un altro gatto. Ma non bianco e rosso, disse. Disse proprio così.

Passarono dei giorni, delle settimane. Il veterinario chiamò e disse che c’era una gatta che aveva bisogno una casa. Era bianca e rossa. L’uomo ci pensò un attimo, e disse va bene.

La gatta era piccola, dal pelo corto. Un po’ tozza. Aveva sul muso due macchie arancioni che sembravano baffetti alla Chaplin. Era pigra, diffidente. Era cresciuta in un’aia, e aveva un che di selvatico. Quando la andò a prendere, l’uomo chiese al veterinario  cosa doveva fare per aiutarla ad acclimatarsi. Il veterinario, che era iridologo, e in fondo psicogattologo, gli disse di non preoccuparsi, che avrebbe trovato lei, la gatta, il suo spirito guida. L’uomo disse sì e se ne andò a casa con la gatta, pensando che certa gente è davvero strana.

La gatta si installò a casa. Stava sulle sue. Non dava confidenza. L’uomo si sentiva solo e le faceva da cameriere. Rimpiangeva il vecchio gatto, che tornava in sogno a fargli compagnia. Una sera l’uomo era sul letto a leggere. La gatta lo guardava dal fondo della stanza. Poi fece un salto poco agile e salì sul letto. Graffiò i pantaloni dell’uomo. Lo annusò. Salì sulla sua pancia. Gli si sdraiò sopra. L’uomo era paralizzato, e appoggiò il libro sulle lenzuola. La gatta si accomodò. E gli leccò la barba, con una piccola, tozza lingua rasposa.

L’uomo racconta che pianse. E la camera gli sembrò di colpo più grande. Grande fino al cielo dei gatti, che chissà se c’è, e dove sta. Così racconta.

Buon vento, gatti.


Responses

  1. 🙂

  2. Chiunque ami i gatti, che sono animali superioi, ha storie simili da raccontare.

    Miao

  3. Per gattofili doc, questa serie di piccoli cartoons, secondo me sono deliziosi

  4. Qui c’è il mio preferito:


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