Pubblicato da: faustocolombo | 7, gennaio, 2010

Ancora sul privato e gli anni Ottanta

Un commento su un vecchio post di uno studente specializzando mi induce a tornare sulla questioe del riflusso. Lo faccio con piacere, perché sto appunto lavorando sull’argomento.

Gentile Prof.
Alla ricerca di spunti sulla mia tesi di laurea specialistica, mi sono imbattuto nel suo blog.
Mi piacerebbe che lei approfondisse il discorso sul tema del riflusso o del ritorno al privato, poichè da quanto detto sopra appare, a mio modesto parere solo una parte della questione.
Dalle mie ricerche, soprattutto, riguardanti le lettere inviate a Lotta Continua dal 1977, emerge una chiusura nel privato e un abbandono dell’impegno politico, non tanto per l’adozione di nuovi valori o per il rincorrere nuovi bisogni (anche se questi processi erano evidentemente in atto), bensì per via di un ripiegamento spesso silenzioso e a tratti disperato, che nasce da una profonda disillusione e da un clima politico-sociale avvelenato dalla violenza, oltre che da una sorta di stanchezza collettiva per le forme di aggregazione e di mobilitazione (anche se naturalmente i fenomeni in essere non si risolvono esclusivamente in questo). E proprio in questo contesto i media hanno finito per giocare un ruolo di primo piano. Lei che ne pensa?

In effetti, un nuovo libro di De Luna rispolvera di recente la questione della militanza, disillusione e memoria. Per quanto concerne i miei studi direi questo, molto in sintesi:

a) il riflusso è un fenomeno complesso, con diverse matrici. In primo luogo, il ripiegamento su se stesso di chi aveva portato avanti l protesta e il tentativo di politicizzazione della vita; poi la permanenza e il riemergere di un’Italia provinciale che non ha mai fattivamente partecipato alla contestazione e al sommovimento culturale, e che ha ripreso voce; per terza ragione una sorta di controrivoluzione culturale borghese che si realizza nelle istituzioni italiane (con il ruolo centrale del socialismo craxiano); infine, il ruolo dei media che ricostruiscono una cultura del privato mttendo assieme spezzoni di culture di vario genere.

Non so: un assaggio, tanto per riprire la discussione

Buon vento


Responses

  1. ciao a tutti,

    forse in questo momento oltre alla sociologia, alla semiotica, alle analisi storiografiche, alle ricerche qualitative e quantitative, bisognerebbe ritornare anche alla letteratura per la comprensione dello stato delle cose.

    certo, i libri, le narrazioni dispiegate nei romanzi, non saranno mai portatori di verità scientifiche, nè potranno mai appellarsi al principio di falsificazione di popper, i romanzi ed i racconti non fanno teoria, però hanno la possibilità di intercettare il sentimento del tempo. proprio perchè lontani dal positivismo, da una rigidità di sguardo e di impostazione che in altri campi sono assolutamente necessari, la letteratura nei migliori dei casi illumina e rende palpabili la percezione dei fenomeni, l’immaginario sociale in cui i fenomeni hanno preso piede e si sono poi sviluppati.

    così, per ritornare al tema degli anni ’80, del riflusso, dell’emersione di un’italia provinciale, vi consiglio caldamente di leggere un romanzo uscito da poco.

    si tratta di “riportando tutto a casa”, scritto da nicola lagioia, e pubblicato per l’einaudi.

    http://www.einaudi.it/speciali/Nicola-Lagioia-Riportando-tutto-a-casa

    http://www.einaudi.it/multimedia/Intervista-a-Nicola-Lagioia

    spero lo leggiate. immagino che dopo, anche su questo blog, si discuterà della quantità e della qualità di riflessioni e intuizioni che il libro contiene.

    buon anno a tutti

    giuseppe


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