Pubblicato da: faustocolombo | 13, dicembre, 2009

Dalla discesa in campo alla discesa in piazza

Esistono molte italie, scrive oggi De Rita sul Corriere (http://www.corriere.it/editoriali/09_dicembre_13/chi-alimenta-l-indifferenza-editoriale-giuseppe-de-rita_b3d4ef10-e7be-11de-8657-00144f02aabc.shtml): non facciamoci ingannare dall’idea di popolo, o dalla contrapposizione fra arena virtuale e piazza. Non sono d’accordo. E’ vero, naturalmente, che della nozione di popolo un sociologo non si fa un bel niente, e che la società è complessa (pur restando una società, alla faccia dei teorici del liquido e della fine della società come la conosciamo). Ma la contrapposizione fra arena virtuale e piazza non è mai stata utile come ora.

Perché è vero che le discese in piazza si moltiplicano. Vedi l’onda viola. Che si è autoconvocata, anche se i giornali del padrone parlano dei soliti noti dietro a tutto, risfoderando la comoda idea del complotto di chissà quali élites leniniste. Gli studenti, gli operai, gli statali scendono in piazza. Fanno proprio e rinvigoriscono questo vecchio uso democratico di comunicare direttamente, e insieme di diventar notiziabili per i media e (soprattutto) la Tv. Solo che la seconda cosa, nel nostro Paese, non dipende più dai fatti che si mettono in campo, ma dalla scelta a priori di dare visibilità a certe cose e non ad altre. Così un Tg farcito di cronaca nera può beatamente ignorare o quasi la rilevanza di chi scende in piazza a manifestare. O peggio, può tradurre tutta la manifestazione in fatto di cronaca nera. Quindi la piazza rimane l’estrema resistenza contro la virtualizzazione.

Che è, la presenza dell’arena virtuale e la sua visibilità pubblica, il luogo del grande dadaista e dei suoi scherani. Fin dalla discesa in campo con il suo discorso televisivo (1994). Fin dal patto con gli italiani siglato nel 2001 in televisione nello studio di Porta a Porta con un compiacente Vespa. 

Ma oggi (anzi, fin dal 2008, con il discorso del predellino), il GD scende anche in piazza, chiama a raccolta il suo popolo virtuale sul terreno dell’Italia che disprezza. Può vincere, o perdere (tutto). La battaglia sarà dura, fra chi vuole mantenere la democrazia com’è e chi vuole una virata populista. E lui può vincere o perdere. Ma quello che è certo, è che quella piazza dunque ha ancora un valore. Se anche lui scende in piazza, anziché nel campo televisivo.

Dunque, perché non continuare a scendere in piazza tutti? A non rivalutare la comunicazione primigenia, quella che dice siamo qui, ascoltateci? Dobbiamo credere ai terzisti, ai servi, a quelli che comunque sono sempre per l’educazione e la giacca e cravatta? Per cui scendere in piazza fa male, soprattutto quando lo fanno quelli che non ci piacciono?

Io non ci credo. Sorry, ma non ci credo più. La piazza ha un valore, nelle democrazie. Non scordiamolo (e comportiamoci bene, che la piazza è il nostro Paese, non sporchiamolo con vandalismi, violenze e cose del genere, naturalmente: solo una buona e sana comunicazione).

Buon vento.

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Responses

  1. Sono schifata da quello che sto vedendo nei vari tg e video.
    Sono schifata da quel telo nero che tenta di nascondere, mentre il GD cerca di tirarsi il più in su possibile per farsi vedere e fotografare meglio.
    Adesso pure il sangue.
    Che schifo. Scusate, ma non ho altri termini a disposizione.

    V.

  2. Si’, una cosa decisamente da condannare e sono terribili le immagini di quel volto insanguinato e quasi inebetito ostentate dalle televisioni senza pieta’.
    Bisognerebbe anche evitare pero’, prima di avere qualunque tipo di notizia sull’aggressore, di rilasciare dichiarazioni che non fanno altro che esasperare ancora di piu’ il clima gia’ esacerbato.
    Bossi: e’ terrorismo! terrorismo!? Deve essere quella cellula che in qualche sordido scantinato fabbrica tremende armi di distruzione di massa come le statuette in marmo del Duomo di Milano!
    E poi lo zelante Lupi, che giunge inevitabile come il gelo a dicembre e che anticipa le argomentazioni che nei prossimi giorni i pasdaran di Berlusconi ci vomiteranno addosso senza ritegno: ecco cosa succede ad aizzare la piazza! ecco il frutto dell’antiberlusconismo! ecco cosa succede a criticare! Questa e’ oggettivamente colpa della sinistra! Come se il GD non facesse la sua parte (la parte principale a essere onesti) per fomentare la sua piazza ed esasperare gli animi..Ma vedrete che nei prossimi giorni Libero Giornale Tg1-2-4-5, Padania e quant’altri si scateneranno come belve.
    C’e’ da scommettere che finira’ in secondo o terzo piano che l’aggressore, autore del deprecabilissimo gesto, e’ un malato di mente in cura psichiatrica da 10 anni e sconosciuto alla Digos. Insomma, l’aggressione si configura come il gesto di un folle in questo folle momento politico.

  3. Ieri abbiamo assistito a due spettacoli: uno è quello del dolore, l’altro quello della violenza. A tutti e due i media sono (e ci hanno) abituati; il secondo è sicuramente da condannare, sul primo si può aprire un dibattito.

    Tutti gli episodi di questo genere sono in grado di suscitare forti emozioni. Ma tra emozione e sentimento corre una bella differenza. L’emozione è più superficiale e, in fondo, ci appaga. Lo spettacolo del dolore ci appaga nel momento in cui proviamo pietà per chi soffre.

    Ciò che più mi preoccupa è che cosa succederà adesso. L’opposizione avrà il coraggio di portare avanti le proprie istanze? E chi è al governo saprà non strumentalizzare quanto è accaduto? Gli speciali dei Tg e la propaganda che ne è derivata non mi lasciano del tutto tranquillo…


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